Griglie invertite e Sprint Race in F1 anche no, grazie

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Neanche il tempo di respirare perché la Formula 1 sta per ripartire e già le sirene suonano di nuovo. Questa volta perché si attenta alla tradizione con la smania di provare le più insulse opzioni per attrarre pubblico che, invece, dovrebbe stare lontano dalle corse.

Le Sprint Race a griglie invertite sono una porcata. Non da oggi, non da ieri, da sempre. Annullano il concetto secondo il quale chi è più veloce deve stare davanti, servono solo a creare panico o, per dirla diplomaticamente, a creare finto spettacolo. Il motorsport deve premiare chi è più veloce, non chi parte primo perché la gara prima è arrivato ottavo. Le gare sono noiose? Ed allora perché ricordiamo ancora oggi le 15 vittorie su 16 GP della McLaren nel 1988?

Già avere due gare nello stesso posto nell’arco di una settimana – che poi, come verranno chiamate? GP d’Austria 1 e 2? – è strano ma assolutamente comprensibile viste le necessità odierne dello sport. Ma almeno evitiamo di rendere il tutto anche ridicolo, per favore. Se c’è una cosa di cui la Formula 1 odierna non ha bisogno è rendere un mondiale ancora meno credibile di quello che potrebbe essere in base al numero di Gran Premi che verranno disputati. Ed è inutile dire che negli anni ’50 si correvano 8 GP: ai tempi era la normalità, oggi la normalità è correrne 21 e questa è stata stravolta da una pandemia. Quindi no, chiunque lo vincerà questo sarà un mondiale anormale, atipico e, qualora certi esperimenti dovessero essere approvati, a maggior ragione poco credibile.

Poi io sono d’accordo con le sperimentazioni, a patto però che non abbiano influenza sul mondiale. Si vuole un evento con la griglia decisa da una sprint race a griglia invertita? Bene, la si tratti come una gara extra campionato senza assegnazione di punti iridati. Così si può provare davvero di tutto.

Quello che davvero preoccupa, comunque, è la prospettiva futura. Oggi Mercedes si oppone alla Sprint Race, domani la stessa Mercedes potrebbe non esserci più ed allora si arriverebbe all’inevitabile. Con budget cap e parti standard già sotto l’occhio del ciclone, il 2022 potrebbe regalarci davvero una nuova era, talmente diversa da farmi pensare “converrà chiamarla ancora F1?”

Ovviamente sarà ancora così per questioni di marketing, storia e quant’altro. Per quanto mi riguarda quella del 2022, invece, potrebbe essere l’occasione definitiva per consegnare alla storia la F1 e partire con un altro nome, altri obiettivi, un altro albo d’oro e così via.

Chiamatela GP1 e facciamola finita, insomma. Così sarete psicologicamente liberi da tradizioni varie per fare tutto il possibile per attrarre il pubblico di questa generazione. Che non è detto sia migliore dei precedenti.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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