GP Spagna 1970: La March trionfa con Stewart, Ickx e Oliver vanno a fuoco

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Dopo il primo appuntamento del mondiale, il GP del Sudafrica, e la Corsa dei Campioni di Brands Hatch non valida per il campionato, il 19 aprile 1970 la Formula 1 fa tappa in Spagna per la seconda gara del mondiale. In base al principio dell’alternanza tra i circuiti del Montjuic (presso Barcellona) e del Jarama (a pochi km da Madrid), è proprio quest’ultimo la sede del Gran Premio.

Il patto di Ginevra

Il GP di Spagna del ’70 ha un antefatto che viene da lontano: il 16 marzo gli organizzatori di sette Gran Premi e i rappresentanti di Tyrrell, McLaren, Brabham, March, e Surtees raggiungono un accordo, detto “Accordo di Ginevra”, che porta ad alcune conseguenze interessanti dal punto di vista sia economico che sportivo.

Tra le altre cose viene stabilito che, indipendentemente dal fatto che qualcun altro potesse essere stato più veloce di loro, a 10 piloti sarebbe stato garantito un posto sulla griglia di partenza; ciò ha implicazioni importanti anche dal punto di vista economico, visto che a loro sarebbe stato automaticamente garantito il premio di partenza.

I 10 “privilegiati”, determinati in linea di massima sulla base del palmares, sono Stewart, Ickx, Rindt, Beltoise, Hulme, Hill, Brabham, Surtees, Amon e Rodriguez. Tra i grandi nomi manca solo Bruce McLaren, terzo classificato nel campionato dell’anno precedente.

Non è un caso che i 10 piloti di cui sopra corrano per 10 team diversi: l’obiettivo è far sì che ciascuna squadra abbia la garanzia di avere almeno uno dei suoi piloti in gara. All’appello mancano solamente i team di Frank Williams e di Andy Granatelli.

I protagonisti

Nella lista degli iscritti per il GP di Spagna figurano ben 24 piloti, anche se due di questi non scenderanno mai in pista. La Brabham, vincitrice del precedente GP del Sudafrica con il suo fondatore, è presente con due BT33 per l’esordiente Stommelen e per lo stesso Jack Brabham.

Il campione del Mondo Stewart porta in gara una delle cinque March 701, schierata dal team di Ken Tyrrell; al suo fianco c’è il francese Johnny Servoz-Gavin. Le due March ufficiali sono pilotate da Chris Amon e da Jo Siffert mentre sulla quinta macchina del Costruttore di Bicester, schierata da Andy Granatelli, c’è Mario Andretti.

Dal punto di vista tecnico c’è grande attesa per l’esordio della nuova Lotus 72 affidata ai due piloti ufficiali della squadra, Jochen Rindt e John Miles.

La macchina, progettata da Maurice Philippe, è destinata a segnare un taglio netto col passato: i radiatori vengono rimossi dalla tradizionale posizione frontale e posizionati a lato dell’abitacolo, permettendo di ridurre considerevolmente la sezione frontale della macchine; inoltre le sospensioni utilizzano le barre di torsione (all’epoca in voga principalmente su automobili di serie) in luogo delle molle elicoidali. Due vecchie 49C sono affidate al pilota locale Alex Soler-Roig e al veterano Graham Hill, che corre per il team di Rob Walker.

Anche la McLaren porta in pista quattro macchine: due M14A per Bruce McLaren e Denny Hulme, una M7C per John Surtees e una M7D per Andrea De Adamich. Il campione del mondo ’64 affronta la sua prima stagione in veste di costruttore, ma la Surtees TS7 non è ancora pronta e per le prime gare si deve affidare ad una vecchia McLaren. Il pilota triestino porta invece all’esordio in F1 il motore Alfa Romeo T33.

A due anni di distanza dalla Lotus, anche la BRM abbandona la tradizionale livrea verde scura con fascia arancione all’anteriore per abbracciare la filosofia (e i dollari) portati dagli sponsor. Le tre P153 affidate a Jackie Oliver, Pedro Rodriguez e George Eaton vengono dipinte di bianco con tre fasce sul muso, una nera, una rossa e una dorata, a richiamare il logo della Yardley.

Il parco degli iscritti viene completato dalle due Matra di Jean-Pierre Beltoise e Henri Pescarolo, dalla Ferrari 312B di Jacky Ickx, e dalla De Tomaso 505 di Piers Courage, progettata dall’Ingegner Dallara e portata in pista dal team di Frank Williams. A loro si sarebbero dovuti aggiungere il tedesco Werner Bickel e l’americano Pete Lovely, al volante rispettivamente di una BRM e una Lotus private, ma entrambi danno forfait.

A conti fatti in Spagna scendono in pista 22 piloti: 10 di questi sanno già che saranno al via della gara, gli altri 12 devono lottare per uno degli altri 6 posti disponibili in griglia.

Confusione nelle prove

Fin da subito il weekend non inizia nel migliore dei modi: il più veloce nelle prove del venerdì è Denny Hulme, che con la sua McLaren ottiene il miglior tempo in 1:24.1, ma questo è l’unico dato certo perché per il resto si scatena una grande confusione.

Dopo le prime due ore di prove è stata concessa un’ulteriore mezz’ora di prove riservata esclusivamente ai 12 piloti non qualificati di diritto; l’indicazione proveniente dalla direzione gara era che le prove avrebbero avuto valore per stabilire chi si sarebbe qualificato, ma non la sua posizione di partenza, per non svantaggiare i 10 concorrenti assenti.

Una volta terminato questo turno di prove, su pressione delle squadre gli organizzatori hanno concesso un’ulteriore mezz’ora di prove. Qui si è però inserito un altro mistero: il sentore generale era che questo turno sarebbe stato non cronometrato e per questo motivo molti dei piloti che avevano già ottenuto un buon tempo nella fase iniziale delle prove non sono tornati in pista in quest’ultima mezz’ora.

Alle spalle di Hulme, che come detto è stato il più veloce, la classifica vede Brabham e Rodriguez in seconda e terza posizione, entrambi col tempo di 1:24.5, Stewart in quarta (1:24.6) e Rindt in quinta (1:24.8). Sesto posto per Jackie Oliver in 1:25.0, anche se nella lista dei tempi a suo nome compare anche un 1:24.4 che gli sarebbe valso il secondo posto provvisorio. Ickx viene accreditato del 13° posto col tempo di 1:25.8, prestazione ottenuta usando il muletto dopo che sul motore della vettura titolare si era verificato un problema tecnico.

La giornata di sabato, se possibile, va ancora peggio: nel corso della notte gli organizzatori decidono unilateralmente di dichiarare validi per la formazione della griglia di partenza solamente i tempi messi a segno nei due ultimi turni di prove, inizialmente considerati “non cronometrati” da gran parte dei concorrenti. La protesta dei top team non si fa attendere, proprio in virtù della scarsa comunicazione tra loro e gli organizzatori.

Mentre in pista infuria la battaglia, ai box proseguono i mercanteggiamenti tra organizzatori, direzione corsa, ufficiali della FIA e direttori sportivi delle varie squadre: vengono emessi comunicati su comunicati che si contraddicono a vicenda generando così ancora più caos.

Durante le prove si verificano due incidenti di una certa entità, anche se in nessuno dei due i piloti subiscono gravi conseguenze fisiche: nel primo è Hill ad uscire di strada, danneggiando in modo marginale una sospensione e il radiatore della sua Lotus 49. Peggio va a Piers Courage, che esce di pista alla rampa Pegaso (una curva in salita verso sinistra, tra le più veloci del circuito madrileno) compromettendo seriamente la parte destra della sua De Tomaso.

L’incidente di Courage si verifica a fine giornata, in una sessione di prove speciale riservata ai piloti che non avevano la qualificazione assicurata. Per compensare il tempo perso a seguito dell’uscita di pista di Courage, l’ultimo turno è stato allungato di qualche minuto supplementare.

Anche in questo caso, tuttavia, è mancata la comunicazione tra direzione gara e squadre in merito alla validità o meno degli ultimi minuti di prove; inoltre, visto che al peggio non c’è mai fine, la maggior parte dei piloti “di serie B” hanno messo a segno i loro migliori tempi proprio in quest’ultima fase delle prove, approfittando delle temperature più basse.

Il caos esplode definitivamente, i ricorsi si susseguono e la classifica finale è sub judice. L’unico dato incontrovertibile è che la pole position è andata a Jack Brabham, che col tempo di 1:23.90 ha scavalcato di due decimi il riferimento messo a segno il giorno prima dall’ex compagno di squadra Hulme. La prima fila viene completata da Jackie Stewart (1:24.20) e anche su questo ci sono pochi dubbi.

Dalla seconda fila in poi iniziano i problemi: i migliori tempi complessivi delle due giornate vedono Oliver al quarto posto in 1:24.44 davanti a Beltoise (1:24.46), Rodriguez (1:24.50), McLaren (1:24.54), Pescarolo (1:24.59), Andretti (1:24.64), Amon (1:24.65), Ickx (1:24.70), Courage (1:24.77), Rindt (1:24.80), Servoz-Gavin (1:25.00), Stommelen (1:25.10), De Adamich (1:25.15), Surtees (1:25.20) e Hill (1:25.54).

Proteste in griglia di partenza

La griglia di partenza definitiva viene però decisa solamente nella notte tra sabato e domenica e il risultato che ne esce è una bestia strana: i nomi dei 16 partenti vengono decisi sulla base dei migliori tempi assoluti fatti registrare nel corso delle prove (compatibilmente con quanto stabilito dagli accordi di Ginevra), ma l’ordine di partenza è determinato prendendo in considerazione solamente alcuni turni di prove. Coloro che risultano essere immuni da queste decisioni sono i 10 piloti “di serie A”, che mantengono i tempi elencati in precedenza.

Ci si trova così ad affrontare alcune situazioni a dir poco curiose: Jackie Oliver ad esempio viene accreditato col tempo di 1:25.00 e passa dal quarto al decimo posto, mentre Jochen Rindt viene promosso dal tredicesimo all’ottavo posto.

Le conseguenze più paradossali però riguardano gli ultimi posti in griglia: Courage è fuori dai giochi perché la sua De Tomaso è troppo danneggiata dopo l’incidente di sabato pomeriggio, quindi i sei piloti “di serie B” ripescati sono Oliver, McLaren, Pescarolo, Andretti, Servoz-Gavin, Stommelen. Tuttavia, prendendo in considerazione i tempi utili alla definizione delle posizioni in griglia, questi ultimi tre risultano essere stati più lenti di De Adamich, Miles e Siffert.

A completare questo scenario si inserisce il problema di Alex Soler-Roig: allo spagnolo, unico pilota di casa, nei giorni precedenti al weekend di gara era stato garantito dagli organizzatori un posto sulla griglia di partenza, ma alcuni reclami avanzati dagli altri piloti hanno messo in dubbio che un’operazione del genere potesse essere realmente effettuata.

Per provare a mettere una pezza a questa situazione comincia a spargersi la voce di un possibile ampliamento della griglia di partenza, anche se i regolamenti in materia di sicurezza impongono tassativamente che ci siano meno di 16 monoposto in pista per un Gran Premio.

De Adamich, Miles, Siffert e Soler-Roig provano a forzare la mano fino all’ultimo presentandosi in griglia di partenza con le loro monoposto, ma i commissari sportivi sono inflessibili: dopo un confronto a dir poco acceso col pilota svizzero della BRM, il più restio dei quattro a lasciare la griglia, le monoposto “in eccesso” vengono rimosse dallo schieramento di partenza.

Dramma al primo giro

Alle 16:13, con un ritardo di tredici minuti rispetto al previsto, le 16 macchine si schierano in griglia sono pronte a partire. In prima fila ci sono Brabham, Hulme e Stewart, in seconda Beltoise e Rodriguez, in terza Amon, Ickx e Rindt, in quarta McLaren e Surtees, in quinta Servoz-Gavin e Hill, in sesta Andretti e Stommelen.

Al calare della bandiera spagnola il più lesto a muoversi è Jackie Stewart, che dall’esterno della prima fila prende il comando della gara davanti a Hulme e Brabham; Rodriguez sale al quarto posto mentre la Ferrari di Ickx si porta in quinta posizione precedendo Jackie Oliver e le due Matra di Pescarolo e Beltoise.

Alla fine del primo giro si consuma il dramma: nella discesa delle S di Bugatti che porta al tornantino “Le Mans” situato dietro ai box, Jackie Oliver perde il controllo della monoposto a causa di un problema tecnico alla sospensione oppure al freno; la BRM scarta improvvisamente verso sinistra nella via di fuga interna, sbanda e va a schiantarsi contro il lato sinistro della Ferrari di Ickx.

L’impatto tra le due monoposto provoca la rottura di uno dei serbatoi della Ferrari, che riversa il suo contenuto sull’asfalto. L’incendio divampa quasi istantaneamente avvolgendo entrambe le monoposto coinvolte nell’urto; una lingua di fuoco attraversa quasi completamente la pista dall’esterno verso l’interno, lasciando agli altri piloti uno spazio ristrettissimo nel quale infilarsi.

Entrambi i piloti attivano subito i dispositivi antincendio installati negli abitacoli ed escono rapidamente dalle rispettive monoposto, scongiurando così una ripetizione di quanto accaduto a Lorenzo Bandini solo tre anni prima nel corso del Gran Premio di Monaco. Solo Ickx riporta qualche ustione di primo grado alla schiena.

L’intervento del personale antincendio è rapido, ma la scarsa dotazione di mezzi in tal senso fa sì che l’incendio, di fatto, si spenga solamente una volta terminato il combustibile: gli estintori, di modeste dimensioni, possono fare ben poco per contrastare le fiamme e per domarle è necessario ricorrere alla totalità delle riserve idriche presenti sulla pista. Fortuna nella sfortuna, il secondo serbatoio della Ferrari di Ickx non riporta danni, riducendo pertanto la quantità di combustibile a disposizione dell’incendio.

Gara ad eliminazione

Il Gran Premio, nel frattempo, va avanti come se non fosse successo nulla. Stewart taglia il traguardo del primo giro davanti a Hulme, Brabham, Rodriguez e alle due Matra di Pescarolo e Beltoise; McLaren è settimo, Rindt ottavo, Surtees nono e Andretti è decimo dopo essere partito in 15esima posizione; le ultime quattro monoposto in gara sono quelle di Servoz-Gavin, Hill, Amon e Stommelen.

Dopo il dramma iniziale, il primo ritiro nelle posizioni di testa si verifica al termine del quarto giro quando Pedro Rodriguez torna ai box dopo essere stato richiamato da Tim Parnell, direttore sportivo della BRM; il timore della squadra inglese era infatti che anche sulla monoposto del messicano potesse verificarsi lo stesso cedimento che aveva provocato il drammatico incidente di Oliver.

A questo proposito, va detto che già durante le prove la BRM aveva passato dei guai con il portamozzo anteriore; per permettere a Oliver di continuare a girare, il pezzo in questione era stato prelevato direttamente dalla macchina di Eaton e montato su quella del pilota inglese.

Tra il quinto e il sesto giro prima Brabham e poi Pescarolo vanno in testacoda all’uscita del tornante Le Mans dopo essere scivolati sull’acqua riversata dai pompieri contro le due monoposto incidentate; l’ordine di classifica non cambia, se si esclude lo scambio di posizione tra le due Matra con Beltoise che si è portato davanti a Pescarolo.

Al decimo giro la gara d’esordio della Lotus 72 giunge al termine a causa di un cedimento del motore che obbliga Rindt a parcheggiare a bordo pista; sorte analoga tocca il giro dopo a Denny Hulme, costretto a rientrare mestamente ai box col motore fuori uso. Sempre nello stesso giro anche Amon, che si trovava in ultima posizione dopo una partenza infelice, è costretto ad abbandonare la gara a causa della rottura della frizione. Dopo 10 giri su 90 rimangono in gara solamente 10 monoposto.

Col ritiro di Hulme il più diretto inseguitore di Stewart diventa Brabham, che però dopo l’errore ad inizio gara accusa già un ritardo di circa 15 secondi e che è tallonato dalla Matra di Beltoise; al 16° giro il francese compie il sorpasso e si porta alle spalle del suo ex compagno di squadra. Alla tornata successiva Brabham commette un altro errore al tornante Le Mans perdendo alcuni secondi, ma conservando la sua terza posizione.

Liberatosi del pilota/costruttore australiano, Beltoise inizia a ridurre il gap che lo separa da Stewart guadagnando pochi decimi ad ogni giro: tra il 20° e il 30° giro il suo ritardo dalla vetta della gara passa da dieci a sei secondi.

Dietro a Brabham e Pescarolo, che mantengono la terza e la quarta posizione, Surtees è saldamente al quinto posto mentre McLaren e Hill si contendono il sesto, l’ultimo a garantire punteggio mondiale. Stommelen è ottavo davanti ad Andretti e a Servoz-Gavin.

Tra il 32° e il 34° giro si consuma il dramma in casa Matra: prima Beltoise e poi Pescarolo sono costretti al ritiro in rapida successione dalla rottura del loro motore 12 cilindri. Stewart può così tirare un breve sospiro di sollievo, visto che il suo vantaggio su Brabham è superiore ai dieci secondi. Surtees si trova al terzo posto davanti a McLaren, Hill, Stommelen, Andretti e Servoz-Gavin.

Il pilota tedesco della Brabham inizia a perdere terreno e in pochi giri viene scavalcato da entrambi i piloti che si trovavano alle sue spalle. Il suo calvario non dura molto: al 44° giro si ferma definitivamente a causa di un problema ad una valvola e con questo ritiro il numero di piloti ancora in gara scende a sette.

In vetta alla classifica Brabham rileva in pieno da Beltoise il ruolo di inseguitore di Stewart e inizia a ricucire il gap che lo separava dal Campione del Mondo in carica. Tra il 30° e il 50° giro il divario scende da quindici a soli tre secondi.

Tutti gli altri sono staccatissimi: Surtees è terzo a più di un minuto, ma proprio al 50° giro deve fermarsi ai box per delle riparazioni che lo portano a perdere più di un giro su Stewart e Brabham. Al terzo posto sale così McLaren davanti a Graham Hill, Andretti, Surtees e Servoz-Gavin.

La lotta in testa sembra il preludio a 40 giri finali da urlo, col giovane Stewart costretto a difendersi dall’ultraquarantenne Brabham. Il divario tra i due si assottiglia fino ad arrivare a mezzo secondo, con le due monoposto una in scia all’altra.

Il sogno di vedere una battaglia all’arma bianca fino all’ultimo giro svanisce al 62° giro in una nuvola di fumo bianco: il motore Cosworth della monoposto di Brabham si arrende e il pilota/costruttore è costretto ad un mesto rientro ai box.

Il Gran Premio di Spagna a questo punto diventa una gara di sopravvivenza: Stewart è al comando con un giro di vantaggio su Bruce McLaren, secondo, che a sua volta ha un margine di tutta tranquillità nei confronti di Mario Andretti; quest’ultimo nei giri precedenti era riuscito a scavalcare Graham Hill, che ora si trova al quarto posto davanti a Surtees e Servoz-Gavin.

L’unico che potrebbe cambiare l’ordine di classifica è Surtees, ma anche lui è costretto prima a rallentare e successivamente a fermarsi a causa della rottura del cambio. Con l’abbandono del Campione del Mondo ’64 rimangono in gara solamente Stewart, McLaren, Andretti, Hill e Servoz-Gavin; nessuno di questi piloti si trova nella condizione di attaccare chi gli sta davanti, pertanto gli ultimi 15 giri vengono percorsi ad un ritmo non troppo sostenuto con il solo obiettivo di vedere la bandiera a scacchi.

Dopo 90 giri di cara percorsi in 2 ore e 11 minuti, Stewart vince il Gran Premio di Spagna con un giro di vantaggio su Bruce McLaren, Mario Andretti (giunto al termine nonostante un problema alla leva del cambio) e Graham Hill; quinto e ultimo a due giri chiude Johnny Servoz-Gavin con la seconda vettura del team di Ken Tyrrell.

Si tratta della prima vittoria nella (per ora) breve storia della March, casa alla quale appartengono tre delle cinque macchine giunte al traguardo; curiosamente nessuna di queste appartiene al team ufficiale.

In classifica generale Stewart si porta al comando con 13 punti contro i 9 di Brabham e i 6 di Bruce McLaren e Denny Hulme. Tra i Costruttori la March-Ford Cosworth sale in testa alla classifica con 13 punti; seguono la McLaren-Ford Cosworth a 12 e la Brabham-Ford Cosworth a 9.

Dopo Jarama, il mondiale di Formula 1 farà tappa sul circuito cittadino di Montecarlo che il 10 maggio ospiterà il GP di Monaco.

Immagine di copertina da Flickr


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