GP Bahrain amaro: cambiato tanto, cambiato niente

Dal GP Bahrain emerge una situazione diversa nei colori ma non nel risultato

Devo dire che, effettivamente, mi ero un pochino illuso. Forse per i tanti cambi di casacca, forse perché avevo bisogno di un po’ di aria fresca, ma credevo che l’inizio del mondiale potesse dare una ventata – leggera – di novità alla Formula 1 prima del cambio epocale del 2022. Non tanto per le primissime posizioni, ma magari per quelle subito dietro. Alla fine, però, non è cambiato nulla rispetto a quanto già visto in passato.

Vince comunque Hamilton: per quanto Red Bull possa essersi avvicinata, per quanto Verstappen possa fare il diavolo a quattro e mettere le pezze a strategie a posteriori rivedibili, a spuntarla in un modo o nell’altro è sempre Hamilton. E la Mercedes, quella che veniva data per spacciata due settimane fa, stranamente continua a fare quello che è solita da 7 anni. Il primo tassello verso l’ottavo è piazzato, alla faccia di chi lo vedeva in difficoltà.

I track limits hanno rotto le palle, diciamolo. Sono un’inutile piaga che contribuisce solo ad aumentare polemiche sul nulla. Il sensore, il non sensore, le due ruote fuori, le due ruote dentro. Ma basta!

Le soluzioni sono tre:

– Si annullano tutti i giri se si esce con quattro ruote dalla linea bianca. In gara, al terzo warning, 5 secondi sul tempo.
– Si permette tutto. Alla fine esiste comunque un limite oltre il quale non si può andare o il tempo si perde.
– Si stendono quattro metri di ghiaia in larghezza per 200 metri all’esterno dell’uscita di curva, appena dopo il cordolo. E vediamo se si guadagna ancora.

L’ultima è la soluzione definitiva, per quanto mi riguarda. Anche perché poi si finisce in polemiche come quelle di oggi, con i piloti che non recepiscono quello che dice il direttore di gara e lo stesso direttore che per le qualifiche monitora con i sensori e per la gara lo fa ad occhio. Ora, va bene tutto, ma girano sui Social gli onboard di Hamilton (ma credo si siano comportati così quasi tutti) in cui va largo in curva 4 per 29 volte su 56 giri. Vogliamo sostenere che non sia un vantaggio?

Bottas è ormai la versione evoluta del gregario anche nella sfiga, perché se deve capitare un problema in Mercedes è certo al 100% che succederà a lui e non a Hamilton. Alla lunga questo influisce pesantemente anche sulla psiche; la faccia di Valtteri a fine gara diceva tutto.

La McLaren mi ha tradito: mi aspettavo Norris e Ricciardo come due cagnacci alle costole della Red Bull ed invece, nonostante la PU Mercedes, hanno rimediato il solito distacco da oltre mezzo minuto. Davvero, ci sono rimasto male male. Forse perché avevo un po’ nostalgia dei tempi di Hakkinen (e di Michael), che ne so. Dite che sto invecchiando?!

La Ferrari ha “finalmente due piloti su cui contare” (parole del Team Principal Binotto), ma 59 secondi diviso 56 giri porta il distacco ad un secondo al giro netto con il pilota più veloce al traguardo, Leclerc. Quello che mi preoccupa è l’assuefazione a questo genere di risultati. Voglio dire… le dichiarazioni dei piloti lasciano trasparire soddisfazione: ve lo immaginate Enzo Ferrari contento per un minuto di distacco? Anche qui nessuna novità: la posizione è quella del gruppo di mezzo. Una gara andrà meglio, un’altra andrà peggio. Di certo, vista così, anche il podio è un mezzo miraggio.

Perez è sottovalutato da anni, continuo a ribadirlo. La gara di oggi è stata perfetta. È stato escluso dal Q2 per un mix di scelte sbagliate, è rimasto momentaneamente a piedi nel giro di ricognizione dovendo schierarsi all’uscita dalla pitlane, ha concluso quinto con una rimonta assolutamente fantastica, che fa il paio con quella di qualche mese fa. Si toglierà grosse soddisfazioni con Red Bull.

Alonso fa l’Alonso, in tutti i sensi. Ritorna, vede, studia, piazza il colpo, in gara se ne sta bene in zona punti al contrario di Ocon e con un’Alpine ancora poco decifrabile; infine, quando è ormai in posizione stabile, resta a piedi. Sembra uno stile di vita: eppure uno così dovrebbe avere una bacheca molto più ampia.

Raikkonen ha 41 anni ma evidentemente non lo sa, basti vedere come ha lottato con gente di cui, tecnicamente, potrebbe essere padre. A volte viene da pensare che con una macchina top potrebbe ancora togliersi qualche soddisfazione.

Vettel colpito e colpisce ancora: l’esempio perfetto di quando cambia il colore ma non il resto. Il primo weekend in Aston Martin di Seb è qualcosa che va oltre l’immaginazione anche del più fervido oppositore del tedesco.

Arrivato al weekend con meno chilometri di tutti in macchina nei test, al sabato viene cecchinato dal testacoda di Mazepin (poi arriverò anche a lui…) e dal fermo di Sainz. Risultato: fuori dal Q1 per i festeggiamenti di mezzo web a suon di bottiglie e campanacci. Ma fosse finita qui! Perché tre ore dopo le qualifiche i commissari lo chiamano a rapporto per non aver rispettato doppie bandiere gialle proprio nell’uscita di Mazepin. Arriviamo al mattino della gara ed ecco cinque posizioni di penalità. Vai a leggere il comunicato, curioso di capire come sia riuscito a complicarsi la vita, ma ti trovi di fronte ad uno dei più grossi scandali dell’ultimo decennio.

Con Bottas davanti che gli ostruiva la visuale, i pannelli luminosi spenti, le bandiere gialle non ancora esposte dai commissari e le spie sul volante che si sono accese quando era ormai già in curva 1, la direzione gara ha specificato che comunque il pilota doveva capire la situazione (o meglio inventarsela) e alzare il piede. Cosa che, tra l’altro, ha fatto perché i microsettori non sono gialli per caso. Fa niente: 5 posizioni, 3 punti patente e via. Situazione che ricorda molto Canada 2019: la coincidenza della presenza di Pirro in direzione gara in Bahrain non aiuta, per quanto ci si voglia discostare da qualsiasi teoria strampalata. Certo è che poi, di suo, Vettel ha offerto una prestazione in stile 2020, con tamponata ad Ocon che non ha fatto altro che peggiorare le cose oltre a togliere altri punti patente. Avanti così inizieranno a levargliene anche da quella stradale. Non vorrei essere nei suoi panni.

Mazepin, oh Mazepin: tre testacoda in tre giorni, di cui il terzo con distruzione della VF-21 dopo numero di curve tre ad inizio gara. Non è un bell’inizio dopo un inverno bello chiacchierato e polemiche a non finire tra contributo economico, la livrea della Haas poco ispirata a madre Russia (nonostante il ban per gli atleti russi di esporre vessilli e scritte varie) e questioni extrapista che evito di ricordare. Mi viene solo un mah.

La pazienza di Mick: “Cosa ne pensa tuo padre del tuo debutto?”. Gli lanciano così la domanda sobria in conferenza stampa e lui, dalla diplomazia sicuramente migliore di quella dello scrivente, ricorda che si tratta di questioni private. Io, invece, immagino Sabine Kehm annotare su un’agenda il nome del giornalista per quando chiederà un’intervista in futuro… Se dopo sette anni e mezzo non si è ancora capito che la questione non deve essere toccata, ho il dubbio che da qui in avanti si possa solo che peggiorare. Insomma, anche qui non è cambiato nulla. Ma su questo, purtroppo, non avevo dubbi.

Immagine: Media Mercedes

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