Gaming | [Recensione] Ride 6, un ritorno in grande stile, ma con qualche problema

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 23 Febbraio 2026 - 09:00
Tempo di lettura: 11 minuti
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Gaming | [Recensione] Ride 6, un ritorno in grande stile, ma con qualche problema

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Il sesto capitolo della saga dedicata agli “hardcore fans” delle due ruote ha mostrato numerosi pregi e qualche pecca

Milestone sta a Ride un po’ come la carbonara sta alla pasta. Sono due entità inscindibili, visto che la saga in questione è quella che permette a Milestone di comunicare un amore tutto italiano, estremamente passionale e viscerale, per le due ruote. P300 ha avuto la possibilità di provare la versione PlayStation 5 di Ride 6 per diverse ore prima di scrivere la recensione del titolo in questione.

Ogni capitolo di Ride racconta una storia a sé stante, un modo diverso di approcciarsi alle corse più hardcore, andando a creare un prodotto inimitabile, che i “gamer-motociclisti” non possono perdersi. Insomma, ogni 2 o 3 anni, Milestone tira fuori dal calderone un gioco che rappresenta l’evoluzione del suo capitolo precedente.

Ride 6 è stato presentato come una sorta di rivoluzione per la serie, data l’introduzione di numerose nuove moto, competizioni e discipline (e anche dato il parziale insuccesso di Ride 5, non gradito da una fetta di pubblico perché considerato “troppo ristretto”, almeno a livello di contenuti).

La vera domanda però, è la seguente. C’era davvero bisogno di quest’evoluzione? O, ancora meglio, Ride 6 è riuscito a implementare a dovere ciò che ha mostrato nei trailer? Lo scopriremo insieme nel corso di questa recensione.

Prima di cominciare a entrare nel dettaglio, però, mi sento in dovere di fare una premessa. Ride è parte integrante del mio cuore di videogiocatore, dato che mi ha regalato, in tutti i suoi capitoli (tranne il primo, che ho solo provato da amici) emozioni indescrivibili e, assieme a mio padre, mi ha fatto capire il romanticismo che è presente dietro a ogni moto e alla storia di questo mondo.

Parco moto e tracciati

La presenza di oltre 300 moto al day one (incluse versioni alternative) non è un elemento da sottovalutare. Sono numerose, difatti, le categorie coperte dal gioco, che spaziano dai veicoli di serie delle più varie cilindrate (dai 250cc due tempi alle più performanti 1000cc, passando per le naked o le nuove sportsbike) a versioni delle stesse preparate esplicitamente per la competizione.

A proposito di queste ultime, continua a esistere la divisione delle moto preparate per le competizioni sprint e quelle endurance. Queste ultime, inoltre, possono partecipare a gare di durata a loro dedicata, dalla lunghezza che può toccare, in alcuni casi, anche le 24 ore.

Oltre alle sportive tradizionali (e alle naked) sono presenti anche gli scooter e gli immancabili motard, che, per la prima volta da Ride 3, potranno essere utilizzati su alcuni tracciati sterrati, anche se inventati (purtroppo mancano le “vecchie” Franciacorta, Castelletto e Ottobiano). Queste piste potranno essere utilizzate con le più svariate categorie di moto, creando un precedente piacevole, anche dato il modello di guida azzeccato.

Un’aggiunta interessante sono le bagger, anzi, la bagger. Già, perché al day one figura solo la Indian Challenger RR tra le moto disponibili in questa categoria. Il nuovo fenomeno delle corse motociclistiche Made in USA entra così a tempo pieno anche nel “contenitore” più vario delle due ruote, risultando una gradita aggiunta.

Nota a margine merita l’assenza delle 500cc da competizione degli anni ’60, che, seppur poco utilizzate per la difficoltà di guida, hanno rappresentato per la serie Ride un “must” apparentemente irraggiungibile per qualsiasi potenziale competitor.

Gli oltre 30 tracciati sono perlopiù rifacimenti da altri capitoli della serie, anche se va notata qualche aggiunta (tra cui spicca il Red Bull Ring), soprattutto di tracciati non reali. Mancano, però, numerose delle piste più caratteristiche presenti in Ride 5, tra cui spiccano alcune di quelle americane (Utah, VIR, Sonoma e Interlagos) e britanniche (Oulton Park e Snetterton) in primis.

Seppur ci siano delle piacevoli novità, resta comunque forte la sensazione di amaro in bocca per aver lasciato da parte alcuni dei contenuti più particolari presenti all’interno dei precedenti capitoli di una serie che (va ricordato) fa dell’unicità uno dei suoi punti di forza.

Carriera, intelligenza artificiale ed economia di gioco

Ride 6 ha voluto introdurre (a mio personale parere) forzatamente la dinamica del Ride Fest, una sorta di festival interdisciplinare del motociclismo che accomuna gare, spettacolo e musica techno. Insomma, è chiara l’influenza della saga “Forza Horizon” per quanto riguarda la presenza di questo festival a tema due ruote.

La modalità carriera, che ruota attorno a questo evento di sfondo (la cui importanza diventa nulla dopo un paio di gare) si basa sul superamento di aree tematiche, al termine delle quali è possibile vincere una moto, spesso dopo aver sconfitto un vero e proprio boss.

Questo termine, preso in prestito dai platform e dagli RPG, in realtà è più che azzeccato, solo che, al posto di qualche avversario con una sua identità unicamente digitale, il gioco ti mette contro l’avatar virtuale di vere e proprie leggende del motociclismo internazionale (tra cui Casey Stoner, Guy Martin e Niccolò Canepa, solo per dirne alcuni).

Ed è qui che spicca davvero Ride 6. La possibilità di mettersi alla prova contro alcuni dei migliori piloti della storia delle due ruote (seppur solo virtualmente) accende la volontà, da parte del giocatore, di “mangiarsi” il gioco.

“Fantastico”, mi dirai tu che stai leggendo. Lo direi anche io se solo la carriera non avesse un piccolo ma importante difetto: è decisamente troppo breve. Basti pensare che dopo un’ora di gioco si può tranquillamente battere il primo campione.

La (a mio parere giustissima) decisione di abbandonare il percorso “rigido” presente in Ride 5 per procedere verso uno lineare, ma che comunque lascia una certa libertà al giocatore, è un pregio non da poco, dato che permette al giocatore di esplorare un po’ tutti i contenuti del gioco prima del termine della carriera, che, secondo me, è decisamente troppo breve.

Mi dispiace dover constatare anche una mancanza di rigiocabilità, assente nei titoli fino al 4, la cui carriera è potenzialmente infinita, sia per i numerosissimi eventi previsti, sia perché questi possono essere, in alcuni casi, svolti numerose volte in scenari sempre diversi.

Molto interessante è l’introduzione della Bridgestone Riding School, che permette al giocatore di mettersi in gioco svolgendo diverse “prove abilità” simili alle patenti dei vari Gran Turismo. Insomma, anche gli specialisti possono mettersi alla prova in queste sfide, che possono aggiungere un po’ di varietà al prodotto finito.

Per quanto riguarda l’IA, ne si può parlare solo bene. Gli avversari sono intelligenti, in grado di sfidarti in duelli serrati fin dalle prime gare della carriera. Il vero problema (riguardante proprio la modalità cardine di Ride 6) è l’impossibilità di regolarne la difficoltà a proprio piacimento, lasciando tutto in mano al gioco stesso (che spesso tende a lasciarti “vincere facile”).

Va detto, però, che questo dà anche la possibilità di misurarsi in prove a tempo decisamente più interessanti, visto che il tempo da superare per battere la sfida cambia partita dopo partita, evitando di ottenere ori facili (parliamo di anche 8 o 10 secondi di vantaggio) anche in giri di pista che presentano degli errori.

Insomma, seppur breve, la carriera permette al giocatore di rimanere soddisfatto, dato che (come vedremo fra poco) è il comparto ludico a permettere a Milestone di mantenere la sua leadership in contrastata nel settore dei videogiochi sulle due ruote.

L’economia in-game è da sempre un aspetto fondamentale per i Ride, dato che, per proseguire nella carriera, è necessario comprare le proprie moto ed elaborarle per renderle più competitive. Mi fa piacere vedere che questo aspetto in particolare si sia evoluto, seppure con qualche nota che mi ha fatto storcere il naso.

I prezzi delle moto sono, come è consuetudine, consoni al “prestigio” e alle performance di ogni singolo modello. Tuttavia, ci sono dei cambiamenti nelle modalità di acquisto dei mezzi presenti all’interno di Ride 6.

Già, perché il concessionario è molto simile a quello presente in Gran Turismo 7, in cui il concessionario (che include tutte le moto con meno di 10 anni) viene affiancato da un negozio dell’usato, in cui, a rotazione, compaiono le varie moto storiche.

Da patito dell’elaborazione dei singoli elementi (passione che ho scoperto proprio su Ride 2), mi ha fatto storcere il naso l’impossibilità (in alcuni casi) di comprare una moto usata di serie. Certo, per quanto i componenti si possano cambiare o togliere, l’esperienza di far crescere un singolo mezzo basandosi sui punti forti e deboli è una vera e propria “killer application” dei vari Ride, e vedere questa possibilità ridimensionata mi ha fatto storcere il naso.

Fisica, simulazione di guida ed esperienza

Ride 6 permette all’utente di selezionare quale fisica utilizzare, se quella più semplice (“Arcade”) o una decisamente più complessa (“Pro”). Chiaramente, per essere veloci online, è praticamente obbligatorio utilizzare la “Hard Mode”, la quale appaga non poco la guida.

Già, perché la fisica Pro ti permette anche di regolare manualmente l’erogazione della moto, la quale permette a tutti i piloti di potersi trovare a proprio agio su qualsiasi mezzo. Seppur le impostazioni “in-race” permettano di modificare il comportamento della moto, questo comunque non ne viene influenzato eccessivamente come in Ride 5 (in cui un EBS elevato quasi impedisce ad alcune moto di essere controllabili in frenata), tornando a valori più simili a quelli del 4.

La guida non è semplice, ma sicuramente soddisfacente. Per quanto serva un po’ di tempo per capire come essere veloci, si può fin da subito avere ben salde le redini del mezzo, che risponde bene ai comandi, seppur la permissività, come ci insegna Milestone, sia estremamente ridotta, soprattutto con le moto dalla cilindrata più grossa. Va menzionato, però, che, anche con la fisica Pro, Ride 6 non si avvicina alla rigidità dei nuovi titoli della serie MotoGP, molto più complessi sotto numerosi punti di vista (il che non è di per sé un male, anzi).

Lo sterrato e i motard hanno una fisica completamente diversa rispetto a quella delle moto stradale. Seppur vengano utilizzate poche volte (sia in carriera che online), queste “modalità” sono estremamente divertenti e premiano la pulizia di guida, penalizzando ogni minima imperfezione da parte del giocatore. Insomma, correre sullo sterrato si rivela una sfida complessa anche per quei giocatori molto attivi sui vari Ride.

Sound, musica, grafica e design dei menu

Il sound delle moto di Ride 6 è estremamente curato e realistico. Nonostante non abbia avuto modo di ascoltare la “sinfonia” prodotta da ogni moto, posso garantire quanto il comparto sonoro sia curato quando si scende in pista.

La colonna sonora di Ride 6 lascia l’elettronica minimale dei titoli immediatamente precedenti (4 e 5) per puntare a un genere molto più “accattivante”. Difatti, la presenza di musica elettronica più aggressiva, vicina alla techno, permette di mantenere viva l’esperienza del Ride Fest una volta fuori dal tracciato.

Ride 6 ripudia il minimalismo dei predecessori per puntare su un aspetto grafico più curato e più accattivante, data anche la presenza di numerosi elementi dinamici, soprattutto nei numerosi menu di gioco, che appaiono colorati di un blu molto forte (a differenza dell’azzurrino dei titoli precedenti).

Oltretutto, il menu principale è dinamico, una scelta innovativa per i Ride che richiama molto la carriera dei vecchi titoli della serie MotoGP, sempre per restare in casa Milestone. Purtroppo, però, le varie opzioni a disposizione del giocatore non appaiono immediatamente chiare, dato che il cursore va a “perdersi” un po’ nella piazza del Ride Fest, che rappresenta appunto lo sfondo dell’esperienza videoludica in sé.

A livello grafico, Ride 6 si presenta molto bene, visto che l’Unreal Engine 5.6 ha permesso a Milestone di rendere ancora più dettagliati i modelli delle moto e delle piste (molti dei quali mi sono sembrati ripresi direttamente dal 5, seppur siano evoluti). Anche in pista, spiccano i colori vivaci, sia presenti sul tracciato, sia sulle varie motociclette. Oltretutto, il frame rate è estremamente stabile, con cali quasi assenti anche in situazioni particolarmente concitate (anche sul bagnato o sullo sterrato).

L’unico aspetto puramente negativo della “presentazione” di Ride 6 sono le presentazioni delle varie sezioni della carriera, dei video ritraenti moto decontestualizzati, simili a quelli presenti in titoli dell’era PS3. Insomma, un ritorno al passato, purtroppo poco piacevole. Anche i modelli dei meccanici sono datati, ma ciò ha un impatto minimo sull’esperienza complessiva.

Multiplayer e connettività con la community

Ride 6 presenta un reparto multiplayer praticamente invariato rispetto al 5, dato che sono presenti le numerosissime opzioni che hanno caratterizzato la creazione delle lobby del capitolo precedente, le quali. purtroppo, possono solo contenere un massimo di soli 12 giocatori.

Questo è chiaramente un passo indietro da Ride 5, in cui era possibile sfidare fino a 19 amici (o avversari casuali) nella stessa lobby online. Manca anche un sistema di classificazione, anche se, a mio parere, è completamente irrilevante in un titolo come questo. Ride 6 supporta il multiplayer online cross-platform su tutte le piattaforme di riferimento (assente nel 5, in cui console e PC erano separati).

Oltretutto, torna l’amato editor di livree, che permette agli utenti di tutto il mondo di creare design unici per le moto e scambiarli con utenti di tutto il mondo. La community ha gradito fin da subito questo ritorno.

Non sono presenti al momento (ma verranno implementati nei prossimi aggiornamenti) il creatore di circuiti, introdotto nel 5, e il multiplayer locale, assenze un po’ pesanti (soprattutto la seconda) in quello che è a tutti gli effetti un prodotto finito.

Verdetto finale

Come ho già scritto in precedenza, la serie Ride ricopre uno spazio importante nel mio cuore di videogiocatore, in quanto mi ha spinto di addentrarmi in un percorso che, nelle sue mille curve, mi ha portato a scrivere questa recensione su P300.it.

Avevamo bisogno di Ride 6? Assolutamente sì. Milestone ci ha insegnato che, per raggiungere i suoi obiettivi, un Ride deve saper appassionare, entrare nella testa del videogiocatore e tenerlo incollato nelle sue mille sfaccettature, simbolo della voglia di “mettersi sotto” e rendere contento ogni tipo di appassionato delle due ruote.

Sai, è forse questo quello che manca a Ride 6. Bello il Ride Fest, bella la possibilità di sfidare le leggende, bella l’evoluzione del mercato, però manca qualcosa. Non sto dicendo che sia un “Ride meno Ride” degli altri, però che abbia giocato male le carte a sua disposizione sì.

Tenere solo come sfondo un evento come il Ride Fest è forse la più grande contraddizione di questo titolo, che (nonostante i numerosi passi avanti fatti da un 5 a mio parere non particolarmente avvincente), non riesce a raggiungere i livelli del 4, a mani basse il miglior capitolo della serie (nonché, soggettivamente, il mio gioco di moto preferito).

La carriera, ispirata ma poco longeva, è il principale limite di Ride 6. Il Ride Fest è una grande idea, ma è stata sfruttata solo in parte, mantenendo solo un ruolo “di immagine”, che non riesce a penetrare completamente nell’esperienza.

Il supporto a lungo termine (previsto fino a fine 2027), con numerosi DLC che verranno aggiunti mese dopo mese, probabilmente permetterà a quelle che a tutti gli effetti sono delle piccolezze di venire sistemate.

Ride 6 è una nuova incarnazione di una serie che ha saputo evolversi nel tempo, diventando un punto fermo per una nicchia affezionata a un prodotto unico, che, seppur con qualche difetto, è sempre riuscito nel suo intento. Il sesto capitolo non è un’eccezione a questa regola, seppur questa sia diversa rispetto ai titoli precedenti.

Insomma, Ride 6 è un titolo sicuramente valido, da non lasciarsi sfuggire se si apprezza il genere, che vuole essere per tutti. Vedremo se, con i DLC, Milestone allungherà la vita di un titolo che ha tutti gli strumenti per dire la sua nella sua nicchia di appassionati.

Voto: 8

Media: Milestone

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