Ferrari: l’amara differenza tra Pole e Vittoria

Il risultato di Baku, ancora una volta, mette i puntini sulle “i” di una certezza inaffondabile: i punti si fanno alla domenica. La Ferrari lascia l’Azerbaijan con una batosta di quelle molto difficili da digerire. Peggiore di quella di Monaco, peggiore di quella spagnola, peggiore di quella di Imola per le aspettative che si avevano.

Ecco, le aspettative. Bisogna ricordarsi, sempre, che con le pole position le gare non si vincono automaticamente. Ed è pertanto inutile raccontarci la storia dei numeri che Leclerc sta ottenendo al sabato quando poi, alla domenica, a vincere sono sempre altri. L’esaltazione per il giro in sé è sacrosanta e giustificata perché, ancora una volta, Charles ha tirato fuori un coniglio dal cilindro. Ma se poi, rapportando i risultati delle qualifiche a quelli delle gare, alla fine su otto prime file e sei pole le vittorie sono due, forse è il caso di non festeggiare troppo quando manca ancora il main event.

In otto gare l’inerzia del mondiale è cambiata prima in favore della Ferrari e poi in direzione Red Bull. Charles e la Rossa hanno approfittato dei due ritiri iniziali di Verstappen per portarsi in testa alla classifica e poi, dopo poche gare, i piatti della bilancia hanno iniziato a scambiarsi posizione. Ciò che preoccupa, ora, è che il campione in carica e il monegasco sono a pari ritiri, ovvero a sei gare concluse a testa, con 34 punti di differenza in favore di Max. E se i problemi avuti da Red Bull ad inizio anno si dice siano riconducibili anche a calcoli errati con la benzina, più che a veri e propri problemi tecnici, dall’altra parte della barricata le preoccupazioni sono decisamente maggiori. Perché non è solo Ferrari ad accusare problemi ma anche i suoi clienti, Haas e Alfa Romeo.

Il Canada è subito dietro l’angolo e non ci sarà troppo tempo per analizzare e capire se siamo di fronte ad un vero e proprio grattacapo. Ma prima si chiariranno le cause di questi problemi, prima si potrà porre rimedio, o almeno si spera. Quello che è sicuro è che siamo di fronte ad una monoposto che, al netto di problemi, viaggia e anche forte. La F1-75 (e questa è un’opinione personale) ha la potenzialità per stare davanti alla RB18. Ma è davvero un attimo passare dalla solidità di una F2001 alla comica di una MP4-20, che Kimi Raikkonen sicuramente sognerà ancora di notte per quel maledetto 2005.

Bene, quindi, esaltarsi per le Pole e i titoloni della domenica mattina. Ma con la consapevolezza che basta davvero poco per spazzare via qualsiasi entusiasmo: una partenza sbagliata, una strategia non azzeccata, una fumata imprevista. E al momento, mentre in Red Bull si sta capitalizzando tutto anche grazie all’esperienza della lotta 2021 con Mercedes, a Maranello tutti questi elementi stanno affossando un inizio di stagione più che promettente.

È ancora lunga, comunque. Sarebbe sbagliato sentenziare ora come lo era all’inizio. Ma non bisogna mollare neanche mezzo centimetro. Sarebbe un altro errore madornale.

Immagine: Media Ferrari

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