Ferrari, il fondo del barile

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La situazione in casa Ferrari è sempre più pesante. E il futuro non promette nulla di buono.


Doveva arrivare, prima o poi, il momento di fare i conti. Dopo la gara in Austria, condizionata pesantemente dalle Safety Car e dai ritiri (non abbiamo considerato seriamente il secondo posto di Leclerc, vero?) e dopo l’autogol di una settimana più tardi dopo appena tre curve, la prova del nove per la Ferrari era una gara senza troppi stravolgimenti. Una corsa lineare, senza interruzioni né ritiri eccellenti.

Ed eccola servita. A Budapest i problemi della Rossa sono emersi in tutta la loro sconfortante realtà. Non è questione di aggiornamenti, di fiducia o quant’altro. La SF1000 va peggio della SF90, sul dritto e in generale. Se un anno fa ci si stracciava le vesti per il minuto rimediato da Vettel e Leclerc da Hamilton su questo stesso asfalto, oggi la situazione è ancora peggiore. Perché il mondiale è appena iniziato e perché, soprattutto, questa base sarà identica fino alla fine del 2021. Il Covid, infatti, ha piazzato anche questo colpo ad una Rossa già debilitata di suo. Dopo due settimane e tre gare i giochi sembrano già fatti a favore della Mercedes. Il mondiale, iniziato a luglio, sembra (é) già finito.

Si presumeva dai test di Barcellona che la situazione sarebbe stata difficile. Così, però, è davvero dura. Questa volta non ci si può nemmeno appellare alla lotta interna tra i due galli nel pollaio per distogliere l’attenzione dai problemi veri, quelli che contano. Quando una delle coppie più forti in griglia lotta per non essere esclusa dalla Q2 c’è poco da dire o da fare. Gli errori dell’uno o dell’altro contano relativamente quando il mezzo rimedia secondi di distacco come niente da chi sta davanti.

Ed è francamente inutile lanciare frecciatine sul motore di chi vince quando il proprio, di motore, è stato l’argomento più discusso dell’inverno; soprattutto dopo aver ammesso che le nuove direttive tecniche, scaturite da un’indagine sulla propria PU dai dettagli segretissimi, hanno creato un deficit importante. Roba da F14 T, per non andare troppo in là con la memoria.

Certo è che gare come quella dell’Austria sono una rarità all’interno di un mondiale. Non ci si può sempre affidare ai colpi di fortuna o ai ritiri altrui per raccogliere un podio insperato. Spiace dirlo ma il rischio, da qui in poi, è quindi di vedere molti risultati come quello di oggi. Recuperare un gap simile da chi sta davanti è fondamentalmente impossibile. Lo era anche l’anno scorso, evidentemente.

Mi pare di leggere, tra le righe delle dichiarazioni pubbliche, una desolazione autentica, uno smarrimento sincero, una sensazione di essere in balia degli eventi. Gli aggiornamenti erano programmati per Budapest, poi sono stati anticipati per la Stiria. Non voglio immaginare cosa sarebbe successo se non fossero arrivati.

In tutto questo la Mercedes mangia record uno come l’altro. Hamilton si dirige senza freni e senza ostacoli verso quota sette mondiali e, con un anno e mezzo a disposizione, verso quota otto e 100 vittorie, a scalzare Schumi dagli ultimi piedistalli rimasti. Lewis e la Freccia d’Argento stracceranno senza pietà i record appartenenti alla Ferrari dell’epoca d’oro, che sembra appartenere ad un’altra era geologica. Una Ferrari che aveva un’organizzazione, una struttura, dei ruoli, delle figure chiave. Oggi sembra tutto offuscato, opacizzato come la vernice sulla SF1000. Una macchina ed un team la cui cavalcata vincente d’inizio millennio sta per essere letteralmente sopraffatta.

Spiace che non ci sia la forza per difendersi e difendere quei numeri. Fosse solo quello, però, potrebbe anche essere comprensibile. Quello che si respira, purtroppo, è la mancanza di orgoglio, di una voce autorevole, di una guida innamorata ed appassionata di questa squadra che abbia il coraggio di metterci la faccia nel bene e soprattutto nel male, senza lasciare al Team Principal l’ingrato compito – tra gli altri, troppi che gli sono stati assegnati – di fare da parafulmine di tutto e tutti. Anche questo non è giusto e contribuisce al caos totale.

Tra due settimane la F1 si sposterà a Silverstone, casa Mercedes. Un doppio weekend su una pista che potrebbe ancor di più mostrare la forza della W11 ed i limiti della SF1000. Se oggi sembra si sia toccato il fondo del barile, tra quindici giorni potremmo scoprire quanto si può scavare. Va a finire che conviene sperare davvero nella quinta Mercedes in pista, l’unica ancora grigia con le luci gialle sul tetto. A quella si riesce ancora a star dietro, almeno.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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