Ferrari, #EssereScollegati. Tanto vale chiuderla qui

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Alla prima gara senza intoppi la SF1000 si dimostra per quello che è davvero


Per ammirare il vero valore della Ferrari era necessaria una gara senza Safety Car, senza pressioni delle gomme modificate e senza qualsiasi altro elemento di disturbo. Una gara lineare: proprio come quella di oggi.

Ed il Gran Premio di Spagna, corsa “normale”, ci ha restituito la Ferrari peggiore da quasi trent’anni, con l’unico arrivato al traguardo che al termine del giro 65, penultimo di gara da doppiato, aveva un distacco di minuti due e decimi sei dalla Mercedes di Lewis Hamilton. Doppiato dal vincitore, doppiato da Max Verstappen, quasi ripreso anche da Valtteri Bottas.

Vale a poco la difesa di un Binotto che, ovviamente, cerca di metterci una pezza. Che una Ferrari – quella di Leclerc, ovviamente – potesse arrivare quarta possiamo anche reputarlo pensabile, sebbene la Racing Point di Perez (poi penalizzato di 5 secondi) sia arrivata 19 secondi davanti alla SF1000 del separato in casa Vettel, il quale si trovava a 4 secondi dal monegasco quando questo si è ritirato. Non possiamo comunque sapere come sarebbe andata con Charles in pista, tra l’altro, ma ognuno ha le sue certezze.

Mettiamo comunque il caso che la #16 fosse arrivata al traguardo in quarta posizione davanti alle Racing Point. Invece di due minuti la Ferrari ne avrebbe rimediato solo uno e quaranta dalla Mercedes. Un successone, no?

Ecco, vedete: sostenere con orgoglio che la Ferrari sarebbe potuta arrivare quarta fa il paio con il giro più veloce di Baku 2019, ottenuto con un pit a pochi giri dal termine. Vuol dire essere totalmente scollegati dalla realtà e cercare di far vedere ai tifosi il dito invece che la Luna.

La realtà parla di una stagione imbarazzante: la Ferrari viene da un accordo segreto – e già questo fa pensare – dal quale è scaturita una monoposto con un motore che non vale neanche quello della prima metà di stagione del 2019. Di quello della seconda metà è inutile parlarne. In qualifica si balla sul limite della Q3 ad una media di un secondo e mezzo dalla Mercedes, in gara il distacco al giro è dal secondo in su, da pista a pista.

A fronte di questi risultati c’è ben poco da essere allegri o cercare di imbonire il tifoso incallito con un “buon passo” e un possibile quarto posto, che a un giro e mezzo dalla Mercedes costituisce un fallimento su tutta la linea, dai piloti alla dirigenza. In tutto questo il periodo non aiuta, perché il telaio è questo e con questo si dovrà andare a fine 2021. Tanti auguri, insomma.

Ed è inutile e ridicolo, ancora una volta, fare la lotta verbale nel dopo gara con un pilota licenziato, sfiduciato e che corre da separato in casa. Perché l’episodio radio di oggi con Sebastian Vettel, abbandonato a decidersi autonomamente la strategia, è emblema dello scarico subito. Il tedesco si è scelto le gomme in Ungheria durante la gara, ha deciso di andare alla fine oggi dopo esser prima stato invitato a spingere per poi sentirsi chiedere se volesse andare in fondo. In Stiria è stato centrato dal compagno, nella prima Silverstone si è trovato in qualifica senza aver fatto delle libere decenti e, una settimana dopo, si è trovato con un altro motore sfondato sempre nelle libere.

In mezzo ci sono i due errori della prima Austria e della seconda Silverstone ed è giustamente su quelli che si punta per distogliere l’attenzione da una macchina imbarazzante, con lo stesso Leclerc che non sa più cosa dire. A questo punto, se non ci fossero in mezzo contratti vari, sarebbe davvero il caso di chiuderla qui e mettere in macchina altri. Le voci di un Vettel fuori dopo Barcellona c’erano e ci sono. Fossi al suo posto, a questo punto, farei il possibile per non essere in macchina da Spa-Francorchamps. Perché pare evidente che non valga la pena continuare in questo modo. E sarebbe curioso leggere ed ascoltare dichiarazioni senza più una scusa facile in squadra.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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