[FakeGP] Sergio Perez vince il Gran Premio d’Azerbaijan 2020. Bandiera rossa dopo metà gara

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Sergio Perez, alla sua decima stagione in Formula 1, conquista la sua prima vittoria in carriera nel Gran Premio d’Azerbaijan, ottavo appuntamento del mondiale 2020 di Formula 1, regalando anche il primo successo alla Racing Point. Il successo del messicano, distrutto dalla commozione sul podio, può essere ritenuto tutto sommato meritato dopo una lunga militanza e, forse, una valutazione generale un po’ al ribasso nei suoi confronti.

Si tratta di un successo storico per lui, per il Messico, per il team e per questo Gran Premio che, al quinto appuntamento della sua storia, regala una corsa senza dubbio indimenticabile. Se in positivo o in negativo, non sta a noi dirlo.

Era infatti solo questione di tempo prima che la strettoia del castello che caratterizza il circuito di Baku causasse il caos. Al quinto tentativo ecco che il Gran Premio d’Azerbaijan presenta un conto salato per i tre top team, che restano incredibilmente a secco dopo l’incidente che, nel corso del 33° passaggio, mette fuori gioco tutti e sei i loro piloti e, implicitamente, le due Williams incapaci di ripartire autonomamente dopo il fermo causato dall’incidente.

A scontare l’errore più grave è ancora Charles Leclerc: il monegasco della Ferrari, ripartito in testa dopo un periodo di Safety Car, replica l’errore delle qualifiche 2019 andando dritto alla strettoia del castello. Questa volta, però, dietro di lui c’è tutto il gruppo. Sebastian Vettel, Lewis Hamilton, Max Verstappen, Valtteri Bottas ed Alex Albon si incastrano tra di loro replicando in parte quando successo nel Gran Premio di Monaco di due settimane fa. L’imbuto che si crea, con tutte le altre monoposto che restano bloccate, richiede l’esposizione della bandiera rossa.

Ci vuole più di un’ora prima che le monoposto incidentate vengano rimosse e le protezioni ripristinate. Alla ripresa delle ostilità è Sergio Perez a trovarsi in testa con la Racing Point, dopo aver sopravanzato le due McLaren di Lando Norris e Carlos Sainz approfittando della sosta ai box durante il periodo di Safety Car. Il messicano, anche grazie alla potenza della Power Unit Mercedes, riesce a mantenersi in testa sui lunghi dritti del circuito di Baku difendendosi, invece, nella parte centrale mista.

Gli ultimi giri sono appassionati ed emozionanti, con il muretto che invita Checo a restare concentrato mentre le due McLaren, alle sue spalle, non mollano il colpo. Le due MCL35, alla fine, devono desistere e così arriva la prima vittoria della “rosa” Racing Point, che conclude il weekend con l’ottimo 4° posto di Lance Stroll. Perez viene caricato sulle spalle da Norris e Sainz e sollevato in cielo, tra un misto di lacrime e gocce di champagne.

Bene le due McLaren sul podio, sfortunate ad aver effettuato il loro pit prima della Safety Car decisiva. La vettura di sicurezza è entrata in pista nel corso del 32° passaggio dopo l’incidente che ha coinvolto Esteban Ocon e Kimi Raikkonen, con la Renault e l’Alfa Romeo posizionate in un punto pericoloso per il recupero. Perez, unico dei primi dieci a non essersi ancora fermato, ha approfittato della situazione per operare la sua sosta ai box, guadagnando due posizioni fondamentali per la sua vittoria.

Dopo il terzo posto di Monaco arriva un buon quinto per Daniel Ricciardo e la Renault. A punti vanno anche Pierre Gasly, sesto con l’Alphatauri, Antonio Giovinazzi con l’Alfa Romeo superstite, Daniil Kvyat con l’altra monoposto di Faenza, Kevin Magnussen e Romain Grosjean con la Haas. Ritirate anche le due Williams di George Russell e Nicholas Latifi.

La classifica piloti vede un cambio al vertice: Carlos Sainz si porta in testa con 85 punti davanti a quattro dei cinque piloti rimasti a secco: Hamilton, Bottas, Leclerc e Vettel. Sergio Perez, con il colpacco di Baku, sale al sesto posto addirittura davanti a Max Verstappen.


CRONACA

Sulla griglia di partenza è tutto pronto con la maggior parte dei piloti pronti a scattare su gomme soft, qui corrispondenti alle C2 della Pirelli. Al via scatta bene dalla pole position Charles Leclerc: Lewis Hamilton, all’interno, tenta di operare il sorpasso già alla prima curva ma il risultato è che, oltre a dover desistere, subisce anche il passaggio dell’altra Ferrari di Sebastian Vettel in curva 2. Senza ancora il DRS a disposizione, il tedesco riesce ad evitare la contromossa dell’inglese. Alle spalle del campione in carica, invece, Max Verstappen si è liberato subito di Valtteri Bottas, con il resto del gruppo filato via senza contatti o problemi particolari.

Alla fine del primo giro Charles Leclerc comanda su Vettel, Hamilton, Verstappen, Bottas, Albon, Sainz, Norris, Perez, Ricciardo. Le due Ferrari viaggiano in coppia nei primi giri e, prima che il DRS venga attivato, riescono a mettere tra loro e Lewis Hamilton quanto basta perché l’inglese non possa usare l’ala mobile. Lo stesso non vale per Verstappen, che resta aggrappato con le unghie e con i denti al secondo di ritardo dall’inglese, in modo da poter sfruttare i due lunghi dritti per avvicinarsi. L’olandese tenta anche un timido affondo all’inizio del sesto passaggio, ma la Mercedes è troppo lontana e il rischio è quello di essere anche ripreso dall’altra W11 di Valtteri Bottas.

Dopo dieci passaggi la situazione è stabile con Leclerc che mantiene Vettel ad un paio di secondi di distanza. Lewis Hamilton è terzo a 6 secondi dalla coppia di testa, con Verstappen che resiste ancora ad un secondo dall’inglese. Bottas è a due secondi dall’olandese, con Albon più staccato. Seguono le McLaren di Sainz e Norris, oggi in leggera difficoltà, la Racing Point di Perez e la Renault di Daniel Ricciardo.

Un errore di Bottas in curva uno nel corso del 15° passaggio riporta sotto la Red Bull di Albon. Il finlandese va lungo ed il thailandese recupera quasi tutti i tre secondi di svantaggio sulla Mercedes #77, di cui Bottas stesso si sta lamentando continuamente per anomale vibrazioni all’anteriore. Albon ha la possibilità di usare il DRS al termine dello stesso passaggio, complice un’altra sbavatura di Bottas, e riesce con un’ottima manovra a passare sul rettilineo del traguardo.

Davanti, invece, la situazione rimane pressoché identica: Leclerc comanda con un secondo e mezzo di vantaggio su Sebastian Vettel, con il tedesco che pare essere attendista. La notizia della sua separazione dalla Ferrari ha colpito il paddock e, sicuramente, non ci sarà spazio per giochi di squadra da qui in avanti. Alle loro spalle, invece, Lewis Hamilton è attardato di circa nove secondi dalla coppia rossa con Max Verstappen che, dopo quasi venti giri, ha perso il treno del DRS sulla Mercedes e si trova ora a 3 secondi dall’inglese.

Il 25° giro è quello con cui si inaugurano le soste ai box nelle prime posizioni. Il primo a fermarsi è Valtteri Bottas, in anticipo rispetto a quanto previsto. Le vibrazioni all’anteriore sono ormai insostenibili ed il team preferisce anticipare il pit per montare gomme medie. Due giri dopo tocca ad Albon, che non approfitta subito per rientrare e così, una volta effettuata la sua sosta, si ritrova alle spalle del finlandese, autore di due giri velocissimi al rientro. Le Ferrari, prima con Leclerc, poi con Vettel, si fermano tra 28° e 29° giro, mentre Hamilton e Verstappen rientrano insieme nel corso del 30° passaggio. Tutti sono passati a gomme medie.

L’evento che cambia il corso della gara si verifica durante il 32° passaggio. Esteban Ocon tenta l’affondo in curva due sull’Alfa Romeo di Kimi Raikkonen: il finlandese resiste e le due monoposto si toccano, andando entrambe a muro e fermandosi in posizione pericolosa. La direzione gara è costretta a chiamare subito la Safety Car. L’unico pilota tra i primi dieci a non aver ancora cambiato gomme è Sergio Perez. È l’occasione buona per un bel colpo da parte del messicano, che rientra per il suo pit e torna in pista davanti alle due McLaren, con Norris e Sainz che via radio fanno capire il loro disappunto.

La Safety Car, guidata come sempre da Bernd Maylander, rientra ai box alla fine del 35° passaggio. Charles Leclerc, dopo aver rallentato il gruppo, parte all’ingresso del lungo rettilineo portandosi dietro Vettel, Hamilton, Verstappen, Bottas e Albon. Le monoposto sfilano dal traguardo senza troppi problemi ma bisogna aspettare metà del 36° passaggio per il grande colpo di scena. Leclerc imposta la strettoia del castello ma entra leggermente troppo stretto, toccando prima le protezioni di sinistra e finendo dritto contro quelle di destra. Una scena fotocopia di quella delle qualifiche dello scorso anno, ma con una differenza sostanziale: dietro di lui c’è tutto il gruppo e succede il finimondo. Vettel non ha neanche il tempo di capire cosa sta succedendo ed è già nel posteriore della monoposto gemella, con la sua Ferrari che rimbalza dalla parte opposta della carreggiata e le due Rosse che, praticamente, si trovano ad occupare la via. Lewis Hamilton, a sua volta, non riesce a frenare in tempo e colpisce la #16. È una reazione a catena che sorprende anche Verstappen, Bottas ed Albon. Il thailandese, addirittura, sale con le due ruote di sinistra sul lato destro della Mercedes del finlandese nel tentativo di evitarla, trovandosi a 45°.

La prima macchina non incidentata è quella di Sergio Perez che, per evitare il gruppo di fronte, si è gettato a destra ed infilato nella via di fuga che precede la strettoia. Gli altri restano tutti fermi, nessuno può avanzare. La direzione gara, guidata da Michael Masi, non può fare altro che sventolare bandiera rossa e fermare la gara. I piloti rimasti vittime dell’incidente scendono sulle loro gambe e senza alcun problema fisico dai loro abitacoli, confermandosi a vicenda di stare bene tra strette di mano e pacche sulle spalle.

Si crea, intanto, un altro problema: le monoposto rimaste bloccate senza potersi muovere devono essere spente per evitare surriscaldamenti e problemi di affidabilità. Ci vogliono ben 15 minuti per rimuovere le vetture incidentate che risultano essere ben sei, ovvero quelle dei tre top team. Sembra quasi uno scherzo ma, in un colpo solo, Leclerc, Vettel. Hamilton, Bottas, Verstappen ed Albon sono out.

Una volta liberata parte della carreggiata, i commissari si mettono al lavoro per riparare le protezioni divelte dalla Ferrari #16. Le monoposto rimaste indenni devono ripartire grazie all’uso dell’MGU-H. Non tutte, però, ci riescono. Le due Williams di Latifi e Russell non riescono a mettersi in moto e i due piloti sono costretti ad abbandonarle, portando ad otto il numero totale di monoposto coinvolte.

Una volta ripartite e tornate ai box, passa un’altra mezz’ora prima che le protezioni della strettoia del castello vengano ripristinate. In totale passano cinquanta minuti prima che le monoposto tornino in pista, dietro la Safety Car di Maylander, per iniziare il 37° passaggio con Sergio Perez che si trova in testa davanti alle McLaren di Norris e Sainz: l’inglese, durante le soste ai box, è passato davanti al compagno di squadra. Seguono la Renault di Daniel Ricciardo, l’altra Racing Point di Lance Stroll, l’Alfa Romeo di Antonio Giovinazzi e le due AlphaTauri di Gasly e Kvyat. A chiudere la top ten ed anche il gruppo le due Haas di Magnussen e Grosjean.

La Safety Car spegne le luci durante il 39° passaggio con Sergio Perez che deve, per la prima volta, guidare la ripartenza. Il messicano se la cava però benissimo tanto che, arrivato sul traguardo, le due McLaren di Norris e Sainz non sono per nulla una minaccia. A restare sorpreso, invece, è Daniel Ricciardo, che viene infilato da Lance Stroll in curva uno.

Perez sfrutta la PU Mercedes per tenere lontane le monoposto di Woking nella parte veloce. Queste, però, recuperano bene nel tratto misto e sarà probabilmente questa la storia degli ultimi dieci passaggi di gara, con il box Racing Point in fermento.

Un lungo di Stroll nel corso del 43° giro permette a Ricciardo di riprendersi la quarta posizione temporanea mentre, dietro di loro, Pierre Gasly riesce a superare l’Alfa Romeo di Giovinazzi portandosi in sesta posizione. Il canadese della Racing Point non si dà per vinto e si riporta all’inseguimento della Renault #3.

In testa, invece, la tensione è altissima. Perez, come previsto, riesce a difendersi egregiamente sul dritto mentre perde nella zona centrale del tracciato. Ha quindi l’obbligo di uscire perfettamente dall’ultima curva prima di lanciarsi sul lunghissimo rettilineo di Baku. Grazie al DRS Norris riesce ad avvicinarsi ma non quanto basta per tentare il sorpasso.

Lance Stroll, nel frattempo, riesce a riprendersi di forza la quarta posizione su Ricciardo, sfruttando la scia alla fine del 46° giro senza che l’australiano possa replicare.

Gli ultimi quattro giri trascorrono con una tensione che da tempo non si sentiva. Il tira e molla tra Perez e Norris è esaltante, mentre Sainz è pronto ad approfittare della situazione. Checo viene invitato a restare concentrato dal muretto, con il suo ingegnere che gli chiarisce quello che stiamo vedendo tutti. Sul dritto la McLaren non ne ha per passare ma è fondamentale uscire bene da curva 16 per evitare qualsiasi rischio. Il box del team è tutto un tenersi per mano tra la famiglia Perez ed anche tra papà, mamma e sorella Stroll per Lance, che continua in quarta posizione. I meccanici non sanno più se guardare o meno gli schermi per scaramanzia.

L’ultimo giro inizia con Perez che passa sul traguardo con mezzo secondo di vantaggio su Norris. L’inglese da diversi giri ha chiesto di non essere più disturbato via radio e sta facendo il possibile per tentare l’ultimo affondo. La McLaren resta in scia anche nella seconda zona DRS e stavolta Lando è davvero vicinissimo. Norris resta attaccato al posteriore della Racing Point nella zona del castello e tenta l’affondo nella frenata di curva 15, quella del “caso” Hamilton-Vettel del 2017. I due entrano quasi affiancati ma il messicano ha una trazione migliore, mentre l’inglese scoda leggermente perdendo tempo. È il momento che decide la gara, perché in curva 16 Perez esce perfettamente mentre Norris si fa prendere dalla fretta e scivola ancora sul cordolo esterno.

Alla decima stagione Sergio Perez conquista la sua prima vittoria in Formula 1 davanti a Lando Norris e Carlos Sainz. Lance Stroll completa la giornata fantastica della Racing Point con il quarto posto davanti alla Renault di Daniel Ricciardo. A punti anche Gasly, Giovinazzi (buona gara la sua), Kvyat e le due Haas di Magnussen e Grosjean. Al traguardo sono solo in dieci dopo una gara folle, alla quale seguiranno sicuramente polemiche per quanto successo nella zona del castello. I ritirati sono i piloti dei tre top team Ferrari, Mercedes e Red Bull, le due Williams, Ocon (Renault) e Raikkonen (Alfa Romeo).

Il giro di rientro di Perez è a dir poco commovente con il team radio con il muretto che viene mandato in onda senza commento. È un giro lunghissimo, che il messicano si gode completamente prima di arrivare al parco chiuso; ad attenderlo ci sono i due sconfitti, Norris e Sainz, il suo compagno di squadra Stroll, a sua volta felice per il suo quarto posto ed altri due colleghi. A congratularsi con il messicano ci sono infatti anche Lewis Hamilton e Sebastian Vettel in borghese. Per finire, un abbraccio anche con Jenson Button, ex compagno in un anno difficile in McLaren ed ora intervistatore per Sky UK.

Per Perez è proprio la domenica perfetta. Sul podio, dove non smette di piangere specialmente durante l’inno messicano, viene caricato in spalla dai due piloti della McLaren e sollevato in aria insieme alla coppa del vincitore.

Per Lando Norris è il secondo arrivo in seconda posizione, condito dal giro più veloce. Carlos Sainz, invece, ha di che gioire. Grazie al multiplo ritiro davanti a sé si trova addirittura in testa al mondiale con 85 punti davanti a Hamilton (76.5), Bottas e Leclerc (76), Vettel (75) ed il vincitore di oggi Perez (70), per una classifica incredibile dopo otto appuntamenti.

Nel Costruttori Mercedes comanda ancora con 152.5 punti davanti a Ferrari (151) e McLaren (135).

Tra sette giorni si replica, con il mondiale FakeGP che si porterà a Montreal per il Gran Premio del Canada.

Seguono le classifiche iridate.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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