F4 Italia | Intervista esclusiva ad Andre Rodriguez: “A gennaio dell’anno scorso ho chiesto a ChatGPT quali fossero i migliori team per cominciare a correre”

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 21 Settembre 2026 - 12:00
Tempo di lettura: 8 minuti
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F4 Italia | Intervista esclusiva ad Andre Rodriguez: “A gennaio dell’anno scorso ho chiesto a ChatGPT quali fossero i migliori team per cominciare a correre”
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P300.it ha intervistato Andre Rodriguez, pilota di Cram Motorsport, durante il round a Imola della F4 italiana

da Imola – Andre Rodriguez è un pilota, che, già in questa fase della sua carriera, si distingue dai suoi avversari per storia, trascorsi privati e, soprattutto, per le motivazioni che lo portano ad agire, a cercare di dare il meglio di sé in una griglia folta come quella dei campionati di Formula 4. Il diciottenne statunitense (ma di origini messicane) nato in Colorado, quest’anno in forza a Cram Motorsport nella F4 italiana e a PHM Racing nella E4, ha raccontato la sua carriera e i suoi obiettivi in questa intervista esclusiva, svolta durante il secondo ACI Racing Weekend a Imola. Buona lettura!

Ciao Andre, è un piacere averti qui con noi. Per cominciare ti porto indietro nel tempo. Come ti sei approcciato a questo sport?

“Il mio primo approccio con il motorsport è avvenuto quando ero piccolo, quando ho provato a correre in dirtbike, una disciplina molto diversa rispetto a quella che affronto adesso. Ho sempre amato, però, andare sui kart a noleggio, che hanno rappresentato il mio vero strumento di iniziazione a questo sport.”

Hai corso sui kart per poco tempo, però, prima di passare è monoposto. Come ti sei trovato a fare questo salto? Credi sia stato difficile?

“Credo sia stato divertente e intrigante più che difficile, anche perché, in realtà, ho corso in kart per, credo, cinque giorni, dove ho fatto un paio di gare nella cittadina dove vivevo, prima di passare a tempo pieno alle auto. Credo che la principale differenza tra kart e monoposto sia il senso di velocità, oltre al numero di partecipanti. I primi test che ho fatto in Italia, infatti, non sono stati semplici, visto che c’erano davvero tante auto in pista.”

Hai svolto un programma parziale nel campionato italiano già la scorsa stagione. Come ti sei trovato a svolgere subito il salto in una serie di alto livello come quella tricolore?

“Dal mio punto di vista, sì, è stato un gran salto, ma sono convinto che questo sia il miglior ambiente in cui essere per spingersi al limite. In poche parole, so di essere nel campionato dal livello più alto, almeno per quanto riguarda questa categoria. In poche parole, se vai in una serie come quella tricolore, hai delle certezze su quale sia il tuo livello, a differenza di altri eventi simili.”

Quindi sei arrivato nella F4 italiana per capire quale sia il tuo livello, in pratica…

“Bene o male è così”

Siamo entrati nella seconda metà del 2026. Come valuti la tua stagione finora?

“Credo di aver fatto un grande salto di qualità rispetto all’anno scorso dal punto di vista della guida, soprattutto negli ultimi due mesi. Sfortunatamente, sono stato vittima di alcune problematiche che mi hanno impedito di dimostrare la mia ‘vera velocità’, ma non vedo l’ora di portare a compimento il mio potenziale, magari nella prossima stagione.”

Corri con una livrea diversa da quella “standard” del team, creata appositamente per te da PSD Custom Liveries (Paolo Scalmani). Ha un significato particolare?

“Volevo una livrea che fosse mia al 100%, un po’ come i piloti delle academy, che riconosci per i colori della monoposto e non solo per il numero. Ho scelto di utilizzare il ‘voodoo blue’, che io chiamo il ‘blu santo’, che, oltre ad essere il mio colore preferito, ho scoperto dal programma ‘Paint to Sample’ di Porsche. Il grigio cromato, invece, deriva dalla McLaren-Mercedes di Formula 1 del 2008, macchina che ha la livrea più bella mai creata a mio parere. Insomma, volevo utilizzare una livrea che mi rappresentasse e mi piacesse, e che potesse abbinarsi ai colori del mio casco, senza copiare nulla che fosse già esistente. Potremmo dire che ha un significato particolare, questo sicuramente.”

Hai partecipato anche ad alcune gare di Eurocup-3 durante questa stagione. Puoi raccontarci di più su questa esperienza?

“Ho fatto il round al Paul Ricard in Eurocup-3. Sicuramente è stato un salto di velocità importante. Mi ricordo ancora la prima volta che ho provato quella monoposto. All’epoca non avevo ancora guidato auto da corsa che non fossero la Formula 4, e, quando ho premuto per la prima volta l’acceleratore al massimo, le sensazioni che mi dava la macchina erano molto diverse rispetto a quelle a cui ero abituato. Inoltre, con le velocità che si raggiungono, il mio collo e, in generale, tutto il mio corpo, non avevano più forza dopo un paio di giri. Nonostante ciò non è stata una brutta esperienza, anzi, ho amato la vettura e spero questa breve avventura mi possa aiutare a guidare delle auto più veloci in futuro.”

Escludendo la velocità, quali sono le differenze più grandi che hai notato tra la Formula 4 e la Dallara di Eurocup-3?

“Credo che la F4 sia un’auto molto bilanciata a livello di potenza e aerodinamica, mentre la Dallara di Eurocup-3 possiede lo sviluppo aerodinamico di una Formula 3 e la potenza di una Formula Regional. In poche parole, la misura in cui devi spingerti oltre il limite, quasi come un’auto di Formula 1, che va oltre il limite del tuo cervello, è ciò che fa la differenza. Inoltre, ho preferito, dal punto di vista della guida, l’Eurocup rispetto alla Formula 4, visto che sulla prima sei quasi su dei binari, mentre sulla seconda scivoli un po’. Ciò è divertente quando monti delle gomme nuove, ma la macchina si comporta un po’ come una GT quando utilizzi quelle usate.”

A casa possiedi un simulatore di tutto rispetto. Quanto ti aiuta, a livello di preparazione alle gare, uno strumento come quello?

“Dal mio punto di vista, comprare un simulatore come quello è stato un grande investimento, ma, in fin dei conti, non mi devo spostare per allenarmi. Ora come ora è uno strumento molto utile, visto che puoi sfruttarlo per fare del training guidando sulle piste che affronterai nella realtà prima di andarci fisicamente. Ciò ti aiuta soprattutto in quelle categorie come la F3, dove hai solo una sessione di Prove Libere e una di Qualifiche, nelle quali devi essere subito veloce, prima di essere catapultato in gara. Ho sentito storie di piloti che andavano in pista alla cieca, quasi senza conoscere la track map, negli anni ’90, il che non era ideale. Insomma, sono felice di avere un simulatore a casa.”

Hai un profilo su Instagram dove ti dedichi alla religione, mostrando al pubblico il tuo credo. Come si combina questa attività con la tua carriera da pilota?

“Sono nato in una famiglia cristiana, quindi sono stato a contatto la fede fin da bambino. Sono stato ‘salvato’ all’età di 6 anni e, crescendo, ho compreso sempre di più i fondamenti della religione. Ai 14 anni sono entrato in modo profondo nella cristianità, seguendo gli insegnamenti di Cristo. In breve, da quell’età ho cominciato a crescere dal punto di vista spirituale, e, da allora, provo a far ruotare attorno alla religione tutto ciò che faccio. Quando sono arrivato qui in Europa, per esempio, sapevo di avere delle porte aperte nonostante avessi iniziato a correre da pochi mesi e, per questo motivo, sono convinto che la mia religione sia un elemento portante delle motivazioni che mi hanno permesso di essere qui in questo momento. Il mio versetto preferito della Bibbia, che è sul mio casco, sui miei guanti e, in realtà, un po’ ovunque, è il 6:33 del Vangelo secondo Matteo, che recita ‘Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta’. In poche parole, la religione cristiana è il motivo principale che mi ha permesso di essere qui e, perciò, la porto con me nella mia carriera. Credo, inoltre, che la Bibbia contenga un sacco di belle storie che posso inserire sul mio casco, il quale l’anno prossimo sarà veramente fantastico.”

Parliamo ora dei tuoi obiettivi. Te ne sei posto qualcuno in particolare prima dell’inizio della stagione? Se sì, sei riuscito a raggiungerli, o, comunque, sei in procinto di riuscirci?

“A livello di guida, penso di esserci riuscito anche grazie al mio coach, che è stato bravo a indirizzarmi. Credo sia un supporto importante dall’abilità conclamata, anche perché è stato in Ferrari per 25 anni. A inizio stagione, mi sono concentrato sulla mia crescita in diversi aspetti della guida in pista, senza pensare troppo ai risultati sul campo. Credo che essere con Cram mi abbia aiutato molto da questo punto di vista, dato che, nonostante non sia un super competitiva, è una squadra più che in grado di aiutarmi a capire e a mettere in pratica ciò su cui si può lavorare per diventare un pilota migliore. Non vedo l’ora di comprendere a pieno il mio livello una volta che avrò provato a correre per un top team. Nei Rookie Test che ho fatto in FREC con Van Amersfoort Racing ero in alta classifica e a pochi decimi dal leader, quindi credo di aver mostrato di essere veloce. Inoltre, penso di aver fatto grandi passi avanti nell’ultimo periodo. Ora come ora, sono un ‘underdog’, ma sono convinto che Cram sia una buona squadra per crescere.”

Hai già dei piani per il 2027? In caso contrario, ti stai già preparando per l’anno che verrà?

“Lo sto preparando. Non sono un rookie, per quanto concerne il regolamento, ma sento di avere ancora poca esperienza e, quindi, mi considero ancora tale. Per farti capire, a gennaio dell’anno scorso ho chiesto a ChatGPT quali fossero i migliori team nei migliori campionati per cominciare a correre, e quindi ho mandato un sacco di mail a varie squadre prima di trovare il campionato italiano, in cui siamo arrivati senza sapere bene o male nulla. Riassumendo, ho ricevuto un kart a gennaio, l’ho testato per qualche giorno, ho capito quanto sia costoso da mantenere e, dopodiché, data la mia età, sono passato in auto. Tutto ciò per dirti che l’anno scorso non avevo esperienza. Sempre per farti capire, mi è stato detto che avrei dovuto fare delle gare prima di rendermi conto che, di solito, gli altri piloti fanno dei test per uno o due anni prima di affrontare effettivamente un weekend completo, mentre io ho debuttato a Portimao nella F4 spagnola dopo sole sei giornate di test, arrivando ultimo, ma comunque, guadagnando molta esperienza. Per la prossima stagione dovrei rimanere in Formula 4, dove sono convinto che, con la squadra giusta, sarò competitivo. Al momento stiamo soppesando le opzioni a nostra disposizione.”

Siamo giunti all’ultima domanda. Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Vorrei diventare un pilota di Formula 1, e, magari, vincere un mondiale, anche se mi basterebbe arrivare in F1. Se questo non rientrasse nel piano di Dio, mi piacerebbe diventare un professionista di questo sport. Insomma, amo questo mondo e il fatto che bisogna lavorare sotto pressione nonostante io non abbia molta esperienza nella sua gestione. Certo, la subivo anche quando, anni fa, praticavo il football americano nel ruolo di quarterback. La differenza sta nel fatto che quando inizi a giocare non sei nervoso, e, inoltre, sei teso diverse volte nel corso della settimana e non solo durante una singola giornata. Vorrei capire come sfruttare al meglio la pressione e usare l’esperienza guadagnata in F4 per salire in Formula Regional o Eurocup-3 prima di passare in F3 e, speriamo, in F1. Ora come ora, però, punto solo a dare il meglio di me. Vediamo come andrà.”

Ringraziamo Andrè per averci dedicato il tempo necessario a svolgere questa intervista.

Media: Paolo Pellegrini

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