F1 | Un bivio che deciderà il futuro tra sopravvivenza e crollo definitivo

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 10 Aprile 2026 - 15:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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F1 | Un bivio che deciderà il futuro tra sopravvivenza e crollo definitivo

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I tentativi di difesa del prodotto sono ormai scaduti. Chi gestisce deve decidere bene se non vuole perdere ancora più credibilità

Dopo tre Gran Premi della stagione 2026 un fatto è inconfutabile: mai la Formula 1, negli ultimi decenni, era stata così sotto attacco da parte degli appassionati per motivazioni prettamente sportive. La massiccia presenza sui social, ai quali Liberty Media si è volutamente aperta per allargare a dismisura la sua fanbase, sta presentando il conto di un inizio stagione che propone una categoria lontanissima dalle sue radici, irriconoscibile per dinamiche, svuotata del suo senso esistenziale. Giusto ieri la FIA ha annunciato l’inizio di una serie di riunioni che porteranno a modifiche prima del ritorno in pista a Miami, ma l’ottimismo è tutt’altro che dietro l’angolo.

Dal punto di vista della comunicazione, chi governa lo sport ha sbagliato tutto lo sbagliabile, difendendo strenuamente un prodotto che appariva come un Titanic verso l’iceberg già molti chilometri prima di andarsi a schiantare. Ora, quell’iceberg, è esattamente di fronte e sta all’azienda F1 decidere cosa vuole fare della sua esistenza, tra evitarlo per un soffio o centrarlo in pieno con tutte le conseguenze del caso.

Che il regolamento 2026 sarebbe stato complicato da capire e, ancor di più, da digerire, era chiaro ancor prima che le nuove monoposto scendessero in pista. Le critiche, lo sappiamo e ne abbiamo parlato negli scorsi mesi e anni, erano arrivate così come gli avvertimenti ma il tutto è stato ignorato, con l’arroganza e la saccenza di chi pensa di sapere come si muove lo sport più veloce del mondo senza, in realtà, averlo mai voluto capire perché considerato solo un asset, un prodotto commerciale.

Per la prima volta, dopo otto anni, Liberty Media (più che la FIA) si trova a dover prendere posizione e decidere cosa vuole fare del suo gioiello in borsa. Il pubblico ha sentenziato e continua a farlo, inviperito nella sua maggioranza per regole che declassano il ruolo del pilota, succube di algoritmi e sistemi di gestione dell’energia. Martin Brundle è arrivato a sentenziare che, contrariamente ad una delle regole principali del motorsport, il pilota non guida più da solo ma è completamente assistito dal software. Sono centinaia, se non migliaia, i commenti negativi, sotto ai post della F1 o dei media che raccontano lo sport: con i canali ufficiali ridotti a dover nascondere le reazioni più esagerate per arginare il malcontento.

Non è passato inosservato, al netto di problemi (veri) con le telemetrie, il tentativo poco riuscito di spostare inquadrature e nascondere grafiche della velocità nella zona della curva 130R a Suzuka, per non mostrare il calo imbarazzante delle nuove F1 da quasi 330 km/h a 270 senza mai togliere il piede dal gas. Ma l’evento più preoccupante per i piloti non è stato questo, quanto l’incidente che ha coinvolto Oliver Bearman e Franco Colapinto. Quanto successo al britannico è un campanello d’allarme enorme, che non può e non deve essere ignorato se chi governa questo sport ha la minima competenza e conoscenza storica della F1, del suo passato e degli eventi tragici che ne hanno delineato la storia.

La fortuna, solo quella, ha fatto sì che il britannico sia sceso con le sue gambe dalla Haas. Ogni tentativo di stigmatizzare l’episodio o farlo apparire meno pericoloso di quello che è stato (si parla di 50G) significa avere poco chiare dinamiche, spazi e pericoli per i piloti.

Questo mese di aprile sarà quindi fondamentale non solo per la F1 in quanto sport, ma per capire definitivamente, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che intenzioni ha chi dirige da 8 anni il Circus. Dalle modifiche che verranno apportate (tenendo conto che non tutto è possibile, soprattutto lato motori termici) capiremo se critiche e avvertimenti hanno colpito quanto necessario nel segno. Se non sarà così, chi è a capo della categoria (un tempo) regina del Motorsport dovrà assumersi le proprie responsabilità qualsiasi cosa dovesse accadere da qui in avanti, mettendoci la faccia allo stesso modo di quando vanta le presenze in autodromo e le partnership più improbabili. Ne sarà capace?

Immagine di copertina: Media Red Bull

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