Una panoramica di quello che è successo durante l’ultima settimana di test e di quello che possiamo attenderci per l’inizio di stagione
La F1 ha chiuso i battenti per quanto riguarda i test prestagionali 2026. Dopo la settimana a porte chiuse di Barcellona del 26-30 gennaio, team e piloti hanno portato a termine le due sessioni del Bahrain dell’11/13 e del 18/20 febbraio. Sono oltre 41.000 i km completati dagli undici team impegnati nell’arco delle due settimane, per un totale di 7.636 giri. In questo report, il sunto di quanto emerso nelle ultime tre giornate e, in generale, nell’arco di questi test che precedono l’avvio di stagione.
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I test si sono conclusi con il colpo della Ferrari che, rispetto gli altri top team, ha provato a spingere un po’ di più sul giro. Charles Leclerc ha girato in 1:31.992 con gomma C4 (e probabilmente poca benzina) lasciando a nove decimi Kimi Antonelli e le due McLaren con la C3. Il tempo del monegasco è due secondi e sei decimi più alto di quello di Sainz di un anno fa a fine test, con una mescola però più morbida.


I distacchi si confermano simili alla prima sessione per quanto riguarda i primi e gli ultimi, per una tornata di test necessariamente diversa rispetto al 2025 in virtù del grande cambio regolamentare. Sotto questo aspetto, Formula 1 parla genericamente del “più grande cambio regolamentare della storia” poiché coinvolge sia la veste aerodinamica che quella motoristica. Mentre la prima è stata soggetta più volte a revisioni (2022, 2017, 2009) la seconda ha vissuto un vero cambio epocale nel 2014, con il passaggio dai motori V8 aspirati ai V6 turbo con introduzione della parte elettrica e la nuova nomenclatura di “Power Unit”.
Le difficoltà riscontrate allora furono enormi rispetto ai problemi vissuti in questi sei giorni di test. Di fatto, lato PU l’architettura è stata addirittura semplificata come numero di componenti con la rimozione dell’MGU-H, mentre i grandi problemi derivano dalla decisione di aumentare la potenza dell’MGU-K e ripartire la potenza al 50/50 tra motore termico ed elettrico. Decisione sulla quale si faranno molto probabilmente passi indietro a brevissimo.
Affidabilità e chilometraggi
Il grande punto di domanda era, evidentemente, relativo all’affidabilità delle nuove monoposto. Tre team, nell’arco dei sei giorni, sono stati praticamente perfetti senza nessun problema di natura grave. McLaren conquista la palma di squadra che ha completato più chilometri con 4.470. I campioni del mondo in carica non sono stati molto appariscenti ma molto concreti. Norris è stato rallentato solo per qualche decina di minuti nell’ultima mattinata, per il resto nessun guaio da segnalare per la MCL40.
Haas (4.340) e Williams (4.313) seguono a breve distanza. Buono il lavoro del team americano, che si è fatto vedere anche con i tempi appena dietro ai top team macinando chilometri senza mai fermarsi. Il team di Grove ha recuperato bene il tempo perso nella prima settimana di Barcellona, dove non si era presentato per i ritardi di preparazione della FW48. La monoposto viene riportata come sovrappeso e in ritardo rispetto alla concorrenza: se non altro, l’affidabilità c’è e questo è un buon punto a favore almeno al momento.
Ferrari è il quarto team per numero di chilometri percorsi, 4.070. A Maranello possono essere soddisfatti con un solo fermo nella seconda giornata, quando Lewis Hamilton è rimasto ai box praticamente per tutta la mattinata. Si tratta dell’unico problema riscontrato dalla SF-26: nella prima tornata di Sakhir il sette volte iridato si era fermato negli ultimi 10 minuti dell’ultimo giorno, ma le voci parlano del più classico di test di pescaggio.
Appena dietro Racing Bulls, vicina ai 4.000 km (3.978) e con un solo piccolo intoppo in tre giorni della seconda settimana. Lawson e Lindblad hanno girato più dei colleghi del team principale. La grande favorita, Mercedes, ha recuperato un po’ di terreno arrivando a 3.902 km totali, ma non sono mancati problemi anche nella seconda sessione, sempre dalla parte di Kimi Antonelli. La W17 è indicata da tutti come la monoposto da battere ma, sul fronte dell’affidabilità, forse c’è ancora da lavorare.
Considerata una nuova identità e, soprattutto, una nuova PU, Audi ha concluso dei buoni test. Qualche problema di gioventù c’è stato ma i 3.859 km rappresentano un buon bottino di dati raccolti per iniziare lo sviluppo della R26, l’unica monoposto praticamente stravolta tra Barcellona e Sakhir nella sua veste aerodinamica.
Parlando di nuove PU, buono il lavoro di Red Bull con Ford, che somma ai quasi 4.000 km di Racing Bulls i 3.700 (3.691) del team principale. Come nella prima settimana, anche nella seconda c’è stato un problema tecnico e sempre con Isack Hadjar, che ha perso una mattinata intera. Nonostante tutto, il team è soddisfatto di questi primi test e non potrebbe essere altrimenti viste le condizioni.
Alpine è l’ultima motorizzata Mercedes in termini di chilometri, 3.691 (esattamente come Red Bull), per un cambio a sua volta epocale nella filosofia del team transalpino. Gli ultimi tre giorni sono stati completati senza alcun problema tecnico e una media di 120 giri al giorno. Contando sulla nuova PU, ci si aspetta un balzo in avanti per la squadra guidata da Flavio Briatore.
Per Cadillac è tutto nuovo, evidentemente. L’undicesimo team in griglia può contare su una PU, quella Ferrari, che si è dimostrata affidabile nell’arco dei test e questo non può che essere un aiuto. Il resto è tutto da amalgamare, capire, migliorare. La monoposto (di cui si spera, prima o poi, di conoscere il nome…) ha percorso 3.204 chilometri, con qualche problema all’inizio della seconda settimana (appena 60 giri al primo giorno) per poi aumentare il passo. La distanza in termini di tempi, per quanto da prendere con le pinze, sembra ancora elevata. Ma, con così pochi giorni di vita sulle spalle, non è decisamente il momento di giudicare. Almeno per quest’anno, Cadillac sarà un continuo Work In Progress.
Avevamo parlato di All or Nothing per la Aston Martin AMR26 di Adrian Newey e per ora, purtroppo, c’è ben poco da salvare. Nella seconda settimana di test in Bahrain le cose sono andate peggio che nella prima, con neanche 700 km completati che portano il totale a 1.808. Ma non è neanche questione di chilometraggio, in questo caso. I problemi sono molteplici a partire dalla PU Honda che ha problemi di surriscaldamento e, come ammesso da Newey, a caricare le batterie. Inoltre si è dimostrato fragile il cambio, ora prodotto in proprio. La situazione, per il team più atteso della griglia, è gravissima e non si sa come si presenterà a Melbourne tra due settimane. Mancano chilometri, i tempi sono sideralmente lontani, la fiducia è ai minimi termini. Peggio, questa nuova era, non sarebbe potuta partire.
Ricariche e problemi
Se ne era già parlato nella prima settimana ma, nella seconda, l’argomento è esploso. Le nuove F1 faticano per quanto riguarda l’energia. I nuovi regolamenti hanno spinto troppo in favore della componente elettrica ed è di difficile gestione la ricarica delle batterie: in buona sostanza, ci si deve preoccupare più di ricaricare che di spingere e, questo, va decisamente controcorrente rispetto al senso sportivo della Formula 1.
Sebbene la F1 stessa abbia tentato di smorzare le critiche con lo stesso Stefano Domenicali, nel pomeriggio dell’ultimo giorno si è sparsa la voce che, con un accordo tra i team, potrebbe essere possibile un intervento sull’energia in fase di deployment, con una riduzione da 350kW per scaricare meno le batterie e, di conseguenza, avere meno necessità di caricarle. Si è parlato di valori di 300kW o anche meno, ma ne sapremo di più nei prossimi giorni. Una cosa è sicura: sotto questo punto di vista è stato fatto un passo più lungo della gamba e la questione era già nota da tempo.
Passi gara




Red Bull con Verstappen e McLaren con Piastri sono gli unici tra i top team ad aver tentato una simulazione gara su due soste, con primo stint su medie e altri due su dure. La MCL40 è apparsa più veloce all’inizio di ogni stint ma con un aumento dei tempi più sensibile rispetto alla Red Bull, con l’olandese che ha messo in pratica due stint su gomme dure con tempi al decimo come suo solito. Ferrari ha provato una simulazione con Leclerc su tre soste, alternando gomme medie a dure, mentre Mercedes si è nascosta di più. Russell e Antonelli hanno provato più volte stint da una decina di giri nel corso dei tre giorni, sui quali ovviamente pende il dubbio sulla quantità di benzina a bordo.
Chi è messo meglio?
Questa è una domanda alla quale è difficile dare una risposta, per tutta una serie di motivi. Quello che sembra abbastanza certo è che i quattro top team partono con un vantaggio rispetto al resto del gruppo, mentre in fondo Aston rischia di essere il fanalino di coda, ancor più di Cadillac.
Per quanto riguarda i top team, non è facile questa volta stilare un ordine, ma si possono valutare diversi aspetti. Per quanto riguarda l’affidabilità l’ordine è McLaren, Ferrari, Red Bull e Mercedes. I campioni in carica sono rimasti fermi pochissimo. Ferrari ha avuto un solo guasto importante, Red Bull due e Mercedes tre.
Analizzando il comportamento in pista dagli onboard mostrati negli ultimi tre giorni e dalle riprese esterne, la Mercedes W17 è sembrata la più stabile e bilanciata, più con George Russell che con Kimi Antonelli. Alle sue spalle la Red Bull con Max Verstappen, apparso piuttosto in controllo, poi McLaren e Ferrari. Queste ultime due, in alcuni frangenti, sono sembrate più scorbutiche, con perdite al posteriore o difficoltà in frenata.
Sul passo gara, McLaren è sembrata più veloce (ma meno costante come degrado) di Red Bull, Ferrari è da valutare vista la simulazione con una sosta in più, mentre Mercedes pare quella che si è decisamente nascosta di più visti i tanti stint da pochi giri. Il team di Brackley viene definito da tutti quello da battere, ma i problemi di affidabilità sono stati i più gravi tra i top team.
Prendendo come punto di riferimento più importante ad oggi l’affidabilità, una classifica parzialissima potrebbe essere McLaren, Ferrari, Mercedes e Red Bull. Siamo comunque nel campo del FantaF1. Da qui a due settimane potrebbe cambiare davvero tutto tra modifiche al sistema elettrico, pista diversa e sviluppi effettuati nel frattempo.
Tra due settimane si comincia: Melbourne inizierà a dirci, finalmente, qualcosa (ma non troppo) in più.
Immagine di copertina: Media Pirelli
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