F1 | Stefano Domenicali e il futuro della Formula 1

Il presidente e CEO della Formula 1, Domenicali, ha affrontato diversi temi interessanti del presente e parlato di possibilità per il futuro su GQ Magazine.

In occasione di un’intervista concessa al magazine inglese GQ alla vigilia del GP di Gran Bretagna a Silverstone, Stefano Domenicali, presidente e CEO di Formula One Group, ha parlato del suo nuovo ruolo, di attualità e del futuro della categoria, rilasciando dichiarazioni interessanti riguardo la direzione che lo sport sta prendendo per volontà e visione dei proprietari, il gruppo americano Liberty Media.

Dopo aver manifestato orgoglio e riconoscenza per il prestigioso ruolo affidatogli e aver ringraziato la propria famiglia per aver compreso l’importanza e l’unicità dell’occasione avuta, alla prima domanda sulle difficoltà di organizzazione dei GP in tempi di pandemia, il manager imolese ha risposto sottolineando come si stiano compiendo enormi sforzi per raggiungere l’obiettivo di 23 gare quest’anno, mantenendo un alto grado di flessibilità e diverse possibili destinazioni aperte all’evento del Gran Premio da qui alla fine della stagione.

Per convincere i promotori locali e gli autodromi ad ospitare gli eventi senza la presenza di pubblico, Domenicali ha evidenziato che il valore e l’immagine che il campionato offre è per loro un ritorno e un investimento incredibile e ha citato l’esempio di Imola, l’autodromo della sua città, sede di due eventi negli ultimi due anni.

Alla domanda sull’eventualità di svolgere 25 gare in una stagione il capo del circus risponde che è una possibilità da considerare, sebbene 23 dovrebbe essere una cifra stabile nel futuro prossimo; ha proseguito, poi, su un tema delicato e tanto caro ai tifosi storici, ossia quello dei circuiti tradizionali, principalmente europei, dai quali probabilmente sempre più ci si muoverà verso nuove mete “esotiche” in America, Asia e Middle East: infatti, parlando dell’arrivo di grossi investimenti e pressioni dai nuovi promotori e circuiti, Domenicali ha citato l’esempio di Monza spiegando come l’autodromo abbia la necessità di rinnovarsi per essere una località appetibile ai tifosi e ai broadcaster, nonostante la magia e la storia che lo contraddistinguono.

Tra i nuovi circuiti c’è, o meglio, ci sarà la pista di Jeddah in Arabia Saudita, la quale ospiterà il penultimo appuntamento del campionato 2021: alla domanda sullo stato dei lavori, apparentemente ancora molto indietro, il CEO della Formula 1 ha risposto che le autorità locali di ogni circuito al mondo hanno sempre rispettato le tempistiche richieste sulla base delle pressioni e delle aspettative che il circus impone e così sarà anche in questo caso.

Sulla spinosa questione dei diritti umani e civili e la pratica dello “sportwashing”, molto criticata proprio in Arabia Saudita, Domenicali rimarca la volontà di portare avanti l’ideale e il motto del We Race As One senza, però, entrare in spinose questioni politiche e culturali che sono parte della storia del Paese: da parte della Formula 1 c’è la voglia di accelerare un processo di cambiamento che punti sulla sensibilizzazione riguardo i diritti umani, ma non pretendere di compierlo in un giorno; inoltre diventa obbligatorio per il futuro non guardare più al solo dio denaro quando si va alla ricerca di promoter e partner.

È intervenuto, poi, sulla serie Netflix Drive To Survive della quale ha esaltato la ricerca introspettiva della personalità dei protagonisti, soprattutto di quella dei piloti; per Domenicali questo tipo di narrativa, chiaramente più generalista, risulta attrattiva per una fascia di utenti molto più trasversale rispetto a quella della narrazione meramente tecnica e/o sportiva. Proseguendo sul tema, alla domanda se la F1 sia più uno sport o solo intrattenimento, il manager imolese afferma che occorre definire prima il ruolo dal quale si osserva l’evento: per gli addetti ai lavori è chiaramente uno sport ma per il mondo esterno è un mix delle due cose; occorre, quindi, avere una visione a tutto tondo del contesto per accontentare tutte le parti in gioco.

All’ultima domanda sulle nuove vetture 2022 e sul budget cap, il CEO della Formula 1 ha dichiarato di intravedere una grande opportunità di reset dei valori tecnici e avvicinamento dei concorrenti, probabilmente non da subito, ma nel medio e lungo periodo; ciò avverrà per via della necessità dei team di concentrare gli sviluppi solo su determinate aree, non più sull’intera vettura, e, soprattutto, con risorse limitate e regolamentate.

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