F1 | Review metà stagione 2022, Haas: rinascita tra mille difficoltà

Alessandro Secchi - 17 Agosto 2022 - 14:30

Segue la review di metà stagione del team Haas per il mondiale 2022 di F1

Considerate le condizioni di partenza di questa stagione, quello compiuto da Haas potrebbe essere definito un mezzo miracolo. Il team americano, dopo un 2021 volutamente ai minimi termini in vista del nuovo regolamento, è stato sommerso dalle conseguenze dell’invasione della Russia in Ucraina, avvenuta proprio nei giorni di inizio dei test invernali a Barcellona.

Dirette conseguenze degli eventi bellici, con i test in corso tra Spagna e Bahrain, sono state dapprima la rimozione dei riferimenti allo sponsor Uralkali e, successivamente, la fine del rapporto con Nikita Mazepin. Non tutti i mali vengono comunque per nuocere. Al posto del pilota russo Guenther Steiner ha riabbracciato Kevin Magnussen, con il quale è bastata una chiamata per farlo rinunciare agli altri progetti in cui era coinvolto tra Usa ed Endurance con Peugeot.

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Certo, anche un solo punto sarebbe stato sufficiente a migliorare il risultato della scorsa stagione, conclusa a quota zero. Ma tra una monoposto decisamente migliore rispetto alla non sviluppata VF-21 e con un Magnussen in più, l’inversione di tendenza è stata netta.

Haas, dopo tredici Gran Premi, si sta permettendo il lusso del settimo posto in classifica costruttori con 34 punti davanti ad AlphaTauri, Aston Martin e Williams e con l’obiettivo di puntare Alfa Romeo; che, dopo un inizio decisamente migliore, ora sta faticando ad ottenere buoni risultati ed è avanti di sole 17 lunghezze.

I 22 punti di Kevin Magnussen e i 12 di Mick Schumacher sono quanto di più positivo ci si potesse aspettare da questa prima fase del campionato, con una vettura che ha avuto due periodi “floridi” dall’inizio dell’anno, ad inizio stagione e ad inizio estate dove si è concentrata maggiormente la raccolta di punti. Una VF-22 che, proprio nell’ultimo weekend di Budapest, ha visto un grande update che l’ha portata ad assomigliare alla Ferrari F1-75 nella parte delle fiancate, scavatissime nella loro parte superiore.

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Il danese è sicuramente l’arma in più rispetto alla passata stagione. Lasciata la F1 alla fine del 2020, è come se Magnussen non avesse vissuto per un anno fuori dal Circus, facendosi trovare subito pronto e stupendo con il quinto posto all’esordio stagionale in Bahrain, per poi raccogliere altri sei arrivi a punti tra GP e Sprint.

Discorso diverso per Mick Schumacher. Il tedesco ha vissuto una metà stagione dai due volti: un inizio difficilissimo, con gli incidenti spettacolari (oltre che pesanti lato budget) dell’Arabia Saudita e Montecarlo ad aprire il fronte alle polemiche. Alle tre apparizioni in Q3 sono anche seguiti, finalmente, i primi punti in F1, con l’ottavo posto di Silverstone ed il sesto della gara in Austria. Nonostante questo il futuro di Mick non è ancora certo. Si parla di uscita dalla FDA, mentre l’ipotesi Aston Martin al posto di Sebastian Vettel è durata pochissimi giorni visto l’annuncio di Fernando Alonso. Anche la sua posizione sarà da valutare nei prossimi mesi.

Per il resto la stagione della Haas ad oggi può già essere definita positiva. Se da qui alla fine dell’anno arriveranno altri risultati importanti sarà solo tanto di guadagnato, con un occhio al sesto posto che potrebbe non essere così irraggiungibile.

Immagine: Media Haas