Settimane di polemiche, accuse, difese e un regolamento che resterà uguale per metà stagione per poi cambiare. Che senso ha?
Come nei più grandi classici della F1, il risultato di una polemica si traduce in un regolamento che, molto presumibilmente, verrà cambiato in corsa all’interno di una stagione, la 2026, che si preannuncia molto delicata per F1 e Liberty Media per le dinamiche che stiamo conoscendo in questi giorni. La questione del rapporto di compressione ha tenuto banco per tutta la pausa invernale ed è in procinto di arrivare ad un punto, più o meno, definitivo. La FIA ha, infatti, proposto su votazione l’introduzione di un nuovo controllo aggiuntivo delle Power Unit a caldo, a 130 gradi, a partire dal 1° di agosto. Cinque i motoristi chiamati a votare: uno, Mercedes, sarà evidentemente per il no e gli altri (Ferrari, Honda, Red Bull / Ford e Audi), al 99,9%, per il sì. Mercedes, ricordiamo, fornisce la PU a quattro squadre (il team ufficiale, i campioni di McLaren, Williams e Alpine) su 11.
Tutto sistemato? Macché. Perché, come spesso accade, questa situazione nasce dalla confusione e ne porta altrettanta. Si è partiti con il maniavantismo, ovvero accusare Mercedes di barare sul motore con richieste di chiarimenti da parte degli altri team. Si è poi scoperto che il team di Brackley i controlli regolamentari – quelli a temperatura ambiente – li ha passati, risultando formalmente legale. C’è qualcuno, però, che non è rimasto soddisfatto e qui il dubbio viene sul motivo: non ci sta perché effettivamente Mercedes va oltre “lo spirito del regolamento” o perché non c’è stata la stessa furbizia da parte degli altri nel pensare a certe soluzioni?
La proposta della FIA di introdurre un nuovo controllo sulle PU apre il fronte ad ulteriori domande. Se Mercedes è legale perché arrivare ad una votazione per cambiare le regole in corsa? Perché va davvero oltre lo spirito del regolamento o perché il regolamento stesso non blinda tutte le opportunità di aggirarlo (ma qui sarebbe colpa della FIA, non di Mercedes)? Oppure per accontentare chi pensa di essere palesemente indietro? E perché, infine, proporre questa modifica da agosto? Per dare tempo a Mercedes di limare eventuali esagerazioni o per dare un contentino agli altri team, anticipando di mezza stagione la modifica?
In una situazione generale già caratterizzata dalle polemiche sulla gestione dell’ibrido, quest’altra tegola non era sicuramente necessaria. E sappiamo bene, storia alla mano, quanto i cambi di regolamenti siano antipatici perché, in un modo o nell’altro, dei valori vanno a cambiarli. Soprattutto, danno il là ad illazioni, ipotesi di complotti e scontri tra fazioni.
A chi dobbiamo credere quindi? A Toto Wolff, James Vowles, Zak Brown e Flavio Briatore che respingono qualsiasi tipo di accusa di avere un vantaggio non legale? Oppure a chi chiede chiarimenti e convince la FIA a mettere la questione ai voti? Il tutto ricorda un po’ la storia del DAS, fatto passare in cavalleria nel 2020 e poi bandito dal 2021. Ma, allora, non c’era un cambio di regolamento in mezzo.
Tombazis ha fatto intendere che, con un cambio così ampio di regole, è quasi normale che ci siano delle zone grigie in cui un team può infilarsi per ottenere dei vantaggi. Nel caso, però, perché accettare la PU Mercedes per poi volerla limitare? Forse il problema nasce proprio da qui e, su questo, Brackley può far leva per eventuali ripercussioni.
Entro dieci giorni conosceremo il risultato del voto. Se andrà come previsto, scopriremo la reazione di Mercedes e dei suoi team. Ma il dubbio che qualcuno non l’abbia raccontata giusta resta. Come sempre, d’altronde, quando si creano casi del genere.
Immagine di copertina: Media Mercedes
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