F1 | Perdita record da 386 milioni di dollari nel 2020

La pandemia da COVID-19, con il calendario F1 rivoluzionato e le gare senza pubblico, ha impattato pesantemente sul Circus

Lo scorso venerdì, Liberty Media ha reso pubblici i risultati dell’esercizio finanziario relativo al 2020 e ciò che immediatamente balza all’occhio è una perdita del 44% rispetto al 2019, pari a circa 386 milioni di dollari.

Facile comunque capirne il motivo principale, ovvero la pandemia da COVID-19, esplosa in Cina sul finire del 2019 ed estesasi poi nel resto del mondo a partire dalle prime settimane del 2020; un’emergenza, purtroppo, ancora viva ed attuale.

La crisi globale, come ben ricordiamo, aveva persino fatto dubitare della possibilità di poter avere una stagione 2020, con i rinvii (e cancellazioni) a raffica tra marzo ed inizio giugno. Poi, con uno sforzo logistico enorme e di valore assolutamente rilevante, Liberty Media e la FIA sono riusciti comunque a garantire una stagione da 17 GP, partita il 5 luglio in Austria e conclusasi ad Abu Dhabi il 13 dicembre.

Tornando ai dati pubblicati sul finire della scorsa settimana, si nota come si sia passati dai 2 miliardi e 22 milioni di dollari di entrate complessive del 2019 al miliardo e 145 milioni del 2020, con una perdita operativa, appunto, di 386 milioni, dopo che le squadre hanno ricevuto quanto dovuto. Anche sotto questa voce si registra un netto calo: da un miliardo e 12 milioni nel 2019 a 711 milioni di dollari l’anno scorso.

La straordinaria situazione vissuta lo scorso anno, infatti, ha portato i team a spartirsi appena il 12% della ‘torta’ complessiva, contro il 30% dell’anno precedente; crollo causato dalla mancanza di gran parte degli introiti pagati dagli organizzatori dei gran premi che, nella maggioranza dei casi, la scorsa stagione o non hanno pagato alcuna quota oppure ne hanno pagata una di importo inferiore rispetto a quanto previsto dai contratti in essere.

Le entrate derivanti dalla promozione delle gare sono diminuite pesantemente a causa del divieto generale all’accesso dei fan, tranne che in tre occasioni. Ciò ha portato a modifiche una tantum dei termini contrattuali riguardanti le gare originariamente in programma, che rimanevano nel calendario 2020, oltre ad entrate molto limitate generate dalle new entry“, ha spiegato Liberty Media.

In controtendenza, invece, i ricavi derivanti dalle trasmissioni (broadcast), passati dal rappresentare il 38% del totale al 55%. Nonostante ciò, e nonostante il fatto che la disputa di 17 gare abbia garantito che la gran parte delle emittenti pagasse l’importo completo, Liberty Media ha ammesso come in alcuni casi vi sia stata una riduzione dei pagamenti dovuti, sempre con rinegoziazioni una tantum.

Aumentata leggermente anche la quota sul totale riguardante i ricavi pubblicitari, dal 15% al 17%, pur se parte del reddito è stata persa a causa della mancata disputa di alcuni GP che prevedevano title sponsor specifici. Anche in questo caso Liberty Media ha ammesso rinegoziazioni dovute alla situazione generale causata dal COVID-19, con un numero minore di gare ed anche con l’attività limitata nel paddock.

Infine, Liberty Media ha sottolineato come ci sia stato, accanto al calo dei ricavi, anche un calo dei costi della Formula 1, dovuto ovviamente al programma più breve e dal numero ridotto di viaggi per il mondo. “Nel quarto trimestre e, in generale, durante l’anno, i costi dovuti alla logistica e ai trasporti sono diminuiti, anche grazie ad un numero minore di gare, con costi logistici minori“, conclude il report.

Immagine: P300.it

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