F1 | Perché Imola al posto della Cina non è una strada praticabile

F1 | Perché Imola al posto della Cina non è una strada praticabile

Da quando il Gran Premio di Cina è stato rinviato a causa dell’emergenza Coronavirus si è creata una suggestione tutta nostrana che vorrebbe Imola come sostituta per la gara di Shanghai del 19 aprile. Al di là del fatto che, attualmente, il nostro stesso paese è vittima dell’emergenza del Virus e, pertanto, solo per questo la strada del GP in Italia sarebbe attualmente sconsigliata, ci sono più elementi che rendono l’idea del tracciato del Santerno come sede alternativa al quarto appuntamento del mondiale come difficilmente praticabile.

Sono almeno cinque i punti da tenere in considerazione infatti per l’organizzazione di un Gran Premio: le infrastrutture, gli standard richiesti dalla Formula 1, il meccanismo di prevendita dei biglietti, la logistica ed il costo totale a carico dell’impianto.

Partiamo da un presupposto: Imola, nonostante abbia l’omologazione di Grado 1 necessaria per poter ospitare un GP di Formula 1 – l’ultimo rinnovo è datato 2017 – non è più sede di un GP dal lontano 2006. Sono passati 14 anni, è cambiata la proprietà del Circus, le richieste, il materiale movimentato, le strutture a supporto di un GP. Mettere insieme un evento del genere in 50 giorni sarebbe proibitivo anche se parte delle necessità e delle richieste fossero già facilmente esaudibili, cosa possibile scegliendo magari un paese che ha ospitato di recente un GP, come la Malesia o la Germania per fare due nomi.

Parlando di logistica, bisogna ricordare che il materiale per le trasferte in calendario parte per le varie destinazioni anche settimane prima rispetto alla data del Gran Premio. Un caso su tutti è quello delle gomme Pirelli, le cui mescole vengono scelte con settimane di anticipo rispetto all’evento e con differenti scadenze in caso di GP europei o extraeuropei. Inoltre il materiale deve essere organizzato secondo gli spazi a disposizione nel paddock: in quasi quindici anni il numero di tir, motorhome e via dicendo è aumentato ed andrebbe, quindi, organizzato tutto da zero.

Passiamo alle Infrastrutture. Il Circus porta con sé non solo team, monoposto e piloti ma tutto quello che è l’intrattenimento per i fan. Dall’ingresso di Liberty Media ci sono stati dei cambiamenti con maggiori strutture legate al merchandising e, appunto, all’intrattenimento di tifosi ed appassionati che accorrono in autodromo come le fan zone. Il tutto senza dimenticare il Paddock Club, che fa comunque parte del carrozzone. Anche in questo caso bisognerebbe valutare spazi, strutture e tutto ciò che sarebbe necessario fare per poter permettere lo svolgimento dell’evento senza problemi.

Per quanto riguarda gli standard richiesti dal Circus, essere in possesso dell’omologazione di Grado 1 non è sufficiente per poter organizzare un Gran Premio. Potrebbero servire delle tribune in più ad esempio, cosa successa al rinnovato Gran Premio di Francia a Le Castellet o a Zandvoort, dove si stanno completando i lavori (iniziati mesi fa) per il ritorno in calendario del Gran Premio d’Olanda. Andrebbero verificati spazi, vie di fuga e quant’altro sulla base dei regolamenti degli ultimi anni.

Relativamente ad infrastrutture e standard, proprio l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari aveva presentato a settembre un progetto per riqualificare ed adeguare le strutture a corredo del circuito che riguardavano la zona box, l’installazione di hospitality e di tribune di servizio con l’aiuto della Dromo, la stessa società che si sta occupando di Zandvoort.

Proseguendo nella lista, conseguentemente ad infrastrutture fuori e dentro la pista c’è uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione, ovvero la vendita dei biglietti. A Monza, per il Gran Premio d’Italia, si inizia nove/dieci mesi prima a mettere in circolo i tagliandi per l’edizione successiva. Come potrebbe essere organizzata una prevendita in poche decine di giorni, con tutto ciò che ne consegue a livello di vendita fisica, stampa, distribuzione, spedizione, gestione degli introiti?

Arriviamo infine al tassello fondamentale: chi pagherebbe? Perché un GP, come ben sappiamo, non si organizza gratis e la storia legata ai rinnovi di Monza è ben nota. Come si potrebbero trovare i milioni di euro (15? 20? 25? Di più?) necessari ad organizzare una gara in così poco tempo mettendo d’accordo tra l’altro tutti tra team, promoters, sponsor, enti locali e via discorrendo? Perché, non dimentichiamolo, un Gran Premio richiede anche strutture pronte ad ospitare la marea di tifosi che si porterebbe nelle zone limitrofe al circuito.

Insomma, a parole è sempre tutto facile ma poi i fatti raccontano spesso altro. Certo, un giorno sarebbe fantastico poter riavere la Formula 1 ad Imola: ci vuole però ben altro rispetto ad una semplice suggestione. Di quelle ne siamo già pieni, di questi tempi.

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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