Una pista diversa e un’era diversa che si collega, oltre tre decenni dopo, ad un weekend che potrebbe essere storico
Se davvero il Gran Premio del Messico dovesse consegnare ad Andrea Kimi Antonelli il suo primo titolo mondiale, la Formula 1 italiana si ritroverebbe a festeggiare nel luogo di uno dei suoi pomeriggi più belli dell’epoca moderna. Proprio all’Autódromo Hermanos Rodríguez, infatti, Riccardo Patrese conquistò nel giugno del 1991 la quarta delle sei vittorie della sua carriera, regalando alla Williams uno dei successi che anticiparono il dominio tecnico destinato a cambiare la Formula 1.
Trentacinque anni fa il circuito di Città del Messico si presentava molto diverso da quello odierno. L’altitudine continuava a mettere a dura prova motori e raffreddamento, mentre la Peraltada, affrontata quasi in pieno, rappresentava una delle curve più impegnative e temute dell’intero calendario. Fu proprio lì che il weekend entrò nella leggenda ancora prima della gara.
Durante le qualifiche Ayrton Senna sfiorò infatti il disastro in uno degli incidenti più impressionanti della sua carriera. Nel tentativo di recuperare terreno sulle velocissime Williams-Renault, il brasiliano perse il controllo della sua McLaren all’ingresso della Peraltada. Dopo aver colpito le protezioni, la monoposto si ribaltò più volte prima di fermarsi. Le immagini fecero il giro del mondo, ma il roll-bar resistette perfettamente e Senna uscì praticamente illeso da un capottamento che ancora oggi viene ricordato tra i momenti più spettacolari della Formula 1 dei primi anni Novanta.
La scena, però, apparteneva ormai alle Williams.
Le FW14 di Patrese e Nigel Mansell monopolizzarono la prima fila confermando quanto il progetto disegnato da Adrian Newey fosse già un passo avanti rispetto alla concorrenza. Non era ancora la celebre FW14B che avrebbe dominato il 1992 grazie all’elettronica e alle sospensioni attive, ma il potenziale era già evidente. Velocità, efficienza aerodinamica e un motore Renault sempre più competitivo stavano creando la monoposto destinata ad aprire una nuova era.
La gara fu inizialmente più complicata di quanto il risultato finale lasci immaginare. Alla partenza Patrese non riuscì a sfruttare la pole position e si trovò coinvolto nella bagarre delle prime curve, mentre Mansell prendeva il comando. L’italiano, però, mantenne la calma e iniziò immediatamente a risalire la classifica. Dopo pochi giri le due Williams erano nuovamente davanti a tutti.
Il momento decisivo arrivò al 15° passaggio. Con una manovra da manuale Patrese attaccò Mansell e si prese la leadership. Da lì in avanti costruì il proprio successo con un ritmo impressionante, allungando progressivamente sul compagno di squadra fino a scavare un margine superiore ai venti secondi.
Sembrava finita.
Invece, nelle fasi conclusive, Mansell decise di giocarsi tutto. Risolti alcuni problemi di temperatura che lo avevano rallentato nella parte centrale della corsa, l’inglese iniziò una rimonta furiosa a colpi di giri record. Negli ultimi passaggi i cronometri raccontarono una vera e propria sfida interna alla Williams: il “Leone” recuperava secondi su secondi, mentre Patrese amministrava con freddezza il vantaggio accumulato.
Fu una sequenza degna di un finale da thriller. Mansell arrivò a girare a ritmi da qualifica, ma Patrese non commise il minimo errore e tenne duro fino alla bandiera a scacchi, conquistando una vittoria che molti considerano una delle più belle e complete della sua carriera.
Alle loro spalle accadde di tutto. Tra guasti meccanici, problemi di gomme, ritiri eccellenti e continui colpi di scena, il GP del Messico confermò tutta l’imprevedibilità della Formula 1 dell’epoca. Persino il paddock fu teatro di episodi singolari, tra furti e tentativi di sottrazione di materiale tecnico che contribuirono a rendere particolarmente movimentato quel fine settimana.
A distanza di 35 anni, quel successo resta uno degli ultimi grandi pomeriggi del motorsport italiano prima del lungo digiuno iridato. Ecco perché il possibile titolo di Antonelli creerebbe un ponte storico quasi perfetto.
Stessa pista. Stesso Paese. Nel 1991 fu Riccardo Patrese a inaugurare il weekend con una pole e a chiuderlo con una vittoria destinata a entrare nella storia della squadra di Grove e del nostro paese. Oggi potrebbe essere Kimi Andrea Antonelli a scrivere un nuovo capitolo, riportando l’Italia sul tetto della Formula 1 proprio dove uno dei suoi grandi predecessori aveva lasciato un segno indelebile.
Immagine: Media Mexico GP
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