F1 | Meno F1 da Miami in poi: con amarezza ma consapevolezza di non voler essere più presi in giro

Di: Alessandro Secchi
alexsecchi83 alexsecchi83
Pubblicato il 23 Aprile 2026 - 13:00
Tempo di lettura: 6 minuti
Condividi su
F1 | Meno F1 da Miami in poi: con amarezza ma consapevolezza di non voler essere più presi in giro

RICEVI LE NOTIFICHEP300.it SONDAGGIO

Home  »  F1P300

Dal prossimo GP la copertura della F1 sul nostro sito calerà ancora. Una scelta difficile ma inevitabile, soprattutto dal punto di vista umano

Abbiamo sempre visto P300.it principalmente come un sito di appassionati, sin dalla sua nascita. Poco importa che nel tempo si sia espanso e sia diventato una testata, pur restando una piattaforma di nicchia per la sua natura indipendente. Quello che ci ha sempre spinti e ci spinge costantemente è la passione per il motorsport, per le auto, per le corse, per i piloti, i veri protagonisti della scena. Da tempo, ormai otto anni, la Formula 1 è imprigionata da un sistema che l’ha scelta come asset per spremerla come un limone o, per citare un’analisi di un anno fa, riempirla come un tacchino.

Ma mai come negli ultimi mesi l’appassionato medio di Formula 1, quello che la segue da decenni, che con lei è cresciuto e ha contribuito attivamente a renderla sport mondiale, è sotto attacco da parte di una proprietà che se ne vuole liberare, impegnata in una vera e propria sostituzione del pubblico con uno nuovo, a sua immagine e somiglianza, malleabile; così come in altre attività che ne stanno progressivamente mutando la genetica verso un qualcosa di molto lontano dalle sue radici.

Le accuse di avere la “memoria corta” impartite ultimamente da Liberty Media, per voce di Stefano Domenicali, al pubblico (tanto) che da settimane contesta il nuovo regolamento sono a dir poco irricevibili. Il fastidio verso chi critica è indicativo, segno di un’insofferenza che si fatica a contenere mentre si tenta di salvare la facciata di un palazzo pericolante alle sue spalle. L’unica memoria corta è, in realtà, quella di una proprietà che non conosce, non sa cosa sia stata e cosa sia tuttora la Formula 1, pur essendone al governo da otto anni. Una proprietà che non accetta la critica, che dice pubblicamente che i suoi piloti devono difendere il fortino perché guadagnano un sacco di soldi. Con il suo campione del mondo in carica al quale non si possono porre domande sui regolamenti, come emerso da questa intervista pubblicata dal Guardian.

Che le ultime azioni di questa proprietà non siano gradite dal pubblico, al contrario di quello che viene sostenuto a gran voce, lo dicono i migliaia di commenti di appassionati contrariati cancellati e nascosti rapidamente sugli account social ufficiali, sin dal GP d’Australia che ha dato il via alla stagione. Le modifiche regolamentari comunicate pochi giorni fa non serviranno a nulla, se non a creare altri effetti collaterali e complicazioni in un set di norme fallimentare già anni prima che entrasse in vigore. Il tentativo di farlo passare per rivoluzione, indicando come fastidiosi coloro che non si piegano alla propaganda aziendale e si permettono di contestare, è l’ennesima dimostrazione dell’arroganza di una proprietà che punta solo e soltanto al profitto. E le prese in giro delle altre categorie sulla “F1 a pile” sono la ciliegina sulla torta, il termometro del momento.

In questo contesto, da appassionati prima che media o giornalisti (per quello che conta oggi, nel mondo degli influencer e dei followers), non possiamo che sentirci profondamente offesi ed amareggiati, così come tutti coloro che non scrivono di questo sport ma lo seguono ancora, con stoica passione, nonostante gli ultimi tempi. Il nostro obiettivo era quello di essere un giorno presenti nel Paddock e poter raccontare la F1 nel modo in cui l’abbiamo sempre fatto e inteso, ovvero parlando della pista e dei protagonisti. Progressivamente questo è diventato sempre meno importante, secondario di fronte ad una narrazione che esalta più il contenitore del contenuto.

Tra il 2020 e il 2023 siamo arrivati ad una copertura di ogni GP di F1 che riportava quanto segue:

– Circa 10 articoli di dichiarazioni di anteprima del weekend.
– Anteprima divisa in cinque pezzi: analisi Brembo, Pirelli, Orari, Statistiche, Anteprima testuale.
– Report (imprescindibile) di tutte le sessioni: FP1, FP2, FP3, Qualifiche, Cronaca qualifiche, Gara, cronaca gara.
– Griglia di partenza, un tempo con grafica personalizzata.
– Report post gara, singolo, dei primi 10 all’arrivo.
– Report post libere, qualifiche e gara da parte di Pirelli.
– Dichiarazioni (singole) per tutti i 20 piloti per tutti e tre i giorni.
– Eventuali investigazioni/penalità, analisi post gara, blog.

Una copertura da circa 100 articoli ad evento: confezionata strutturandoci e dandoci una mano, grazie ad una piattaforma interna da noi realizzata (e di cui siamo orgogliosi) per avviare in automatico delle bozze da completare con i testi. Una copertura che voleva parlare solo degli eventi e non del contorno, oggi diventato infinitamente più importante ed influente delle gare in sé.

Abbiamo fatto il possibile per dimostrare che un lavoro fatto con criterio (etico, soprattutto) fosse sufficiente per poter raccontare la F1 dal vivo. La risposta della FIA, alla richiesta di poter quanto meno richiedere (e non necessariamente ottenere ogni volta) degli accrediti a fronte della copertura data, è stata che il limite minimo è di 250.000 visite mensili oppure si resta a casa. Segno che non importa nulla del lavoro effettivo che si svolge, né della “qualità” indicata nei loro requisiti, di cui non c’è alcuna traccia.

Non è in questa sede che ci interessa contestare le decisioni in ambito accrediti, tra l’altro sempre minori per la stampa e sempre maggiori per VIP e influencer. Ma, nel momento in cui essere critici nei confronti di un regolamento porta a censura, accuse di essere dei bastian contrari a prescindere o di avere la memoria corta, si supera un limite per noi invalicabile. In passato abbiamo anche dovuto scontrarci con persone molto vicine a chi ora governa la F1 per essere stati semplicemente critici: abbiamo guardato avanti e continuato come prima. Ora, però, pur nel nostro piccolo, è tempo di fare qualcosa.

Dal 2024 in poi abbiamo ridotto parzialmente la copertura della F1: ora è giunto il momento di dare un taglio ancora più profondo. Un piccolissimo segnale (perché siamo piccolissimi noi) per dimostrare che non tutti sono disposti a farsi prendere in giro da una proprietà adattissima a gestire dei contratti ma non un qualcosa che crea passione.

A partire dal GP di Miami, la F1 su P300.it sarà coperta al minimo indispensabile. Durante i weekend di gara non saranno più pubblicate le dichiarazioni post sessioni (ormai dettate dagli uffici stampa), le news relative a investigazioni o penalità che non siano determinanti. Anche l’articolo della griglia di partenza sarà rimosso dalla programmazione. La copertura delle sessioni (FP, qualifiche, Sprint e gara) restano garantite per raccontare quello che succede solo e soltanto in pista. Il resto sarà allineato alle altre categorie. Valuteremo GP per GP la necessità di pubblicare approfondimenti post gara per dire comunque la nostra. Le news che riterremo di rilevanza per i nostri lettori saranno pubblicate.

Ci spiace essere arrivati a questa conclusione: fortunatamente, possiamo contare su lettori competenti che hanno accolto questa decisione, anticipata sui nostri social, in modo positivo e comprensivo. A dire il vero siamo rimasti anche spiazzati dai commenti, che ricalcano quello che si è letto in queste settimane dopo i primi tre GP. In tanti hanno rinunciato e non ritengono più indispensabile seguire “la F1 in versione Liberty Media”.

Rimetterci in termini di visite non è mai stato un problema e non lo sarà nemmeno adesso. A proposito di numeri: anche altre categorie richiedono dei report dettagliati delle visite come strumenti essenziali per concedere gli accrediti. Ci stiamo stancando di queste dinamiche che premiano tutto tranne la meritocrazia e vedremo, prossimamente, come adeguarci.

Torneremo a parlare di F1 a pieno regime quando lo meriterà. Fino a quando sarà trattata come la brutta copia di se stessa, in costante perdita del suo DNA (lo dice Sebastian Vettel giusto oggi, non solo noi) non siamo più disposti a sforzi come quelli degli ultimi anni. Buona continuazione di campionato a tutti, per chi riuscirà quanto meno a godere di questo “spettacolo”.

Immagine di copertina: Media Red Bull

Stai visualizzando da visitatore. Accedi o registrati per navigare su P300.it con alcuni vantaggi

È vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti pubblicati su P300.it senza autorizzazione scritta da richiedere a info@p300.it.