F1 | Le Pillole del GP Stati Uniti 2022

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
24 Ottobre 2022 - 18:07

Tornano occasionalmente, anche se arrugginite, le Pillole per il GP Stati Uniti 2022

In occasione del 201° Gran Premio raccontato da P300.it (avremmo dovuto festeggiare il 200° in Giappone ma lo scrivente, dopo esserselo appuntato, se l’è bellamente dimenticato) e anticipando il 10° anniversario che avrà luogo il prossimo 30 ottobre, tornano eccezionalmente le Pillole in versione ammerigana.

[DISCLAIMER: ricordiamo gentilmente per i nuovi fan della F1 che trattasi di rubrica ironica, sarcastica, leggera. Insomma, cazzara. Prendere con le pinze e a cuor leggero, please]

Foto di copertina dedicata ad uno dei 400.000 tifosi americani, felicissimo per aver assistito ad un weekend spettacolare nonostante si sia chiesto “ma tra concerti, hot dog, Brad Pitt (AAAAAHHHH BRAD!!!!) e Shaquille O’Neal, cosa ci facevano delle macchine che giravano in tondo”?

Via con le Pillole (o Pillolone, o direttamente supposte) from Austin, Texas. United States of Ammeriga.

MICHAEL MASI | Guardate che ghigno: è la soddisfazione di un uomo al quale hanno tentato di levare anche la cittadinanza australiana dopo essere stato accompagnato alla porta con un calcio rotante di Chuck Norris. Se non l’avessero inquadrato a Phillip Island non sapremmo che è ancora vivo, ma è proprio dalle spiaggette lì nei dintorni che, da quasi un anno, sente un brivido godurioso ed un frescore da pelotas al vento ad ogni penalità contestata ai suoi successori Freitas e Wittich, rinominati dopo poche gare Gianni e Pinotto. Si diceva che “two is megl che one” ma, intanto, Freitas è stato mandato a seguire le gare delle tartarughe per il resto dell’anno. #HaStatoMasi

MAX VERSTAPPEN | Prima perde il vantaggio con la Safety Car, poi quelli di Netflix gli rompono una pistola del pit per rendere più piccante la prossima stagione. In un modo o nell’altro si ritrova a dover rivincere una gara già nel cassetto. Sembra che ai box papà Jos gli abbia detto “T’è andata bene che s’è rotta la pistola, una volta si rompevano i sistemi dei rifornimenti…”

LEWIS HAMILTON | Luigino sogna tornare ai tempi di gloria ma quello che manca a fine gara è proprio lei, la gloria. La 104 fatica ad arrivare ma lui la vuole a tutti i costi, a tal punto che quando il nemico orange lo passa inizia a contare via radio tutte le volte che secondo lui va fuori pista. Fino a quando non lo chiamano per dirgli che, in realtà, quello che sta andando fuori è lui. Masterclass. Però che gara, eh.

FERNANDO ALONSO | Dopo tre mesi lui è ancora convinto di aver firmato con la Red Bull per la prossima stagione e che l’Aston è una copertura. Per giurare amore a quello che crede essere il suo futuro team decide di rispecchiare fedelmente il famoso motto delle lattine: “Red Bull ti mette le ali”, decollando sopra quello che, invece, sarà il suo nuovo compagno. Aspettate che lo scopra.

BRAD PITT | Il sempre figo attore americano irrompe nel Paddock della F1 per tutto il weekend per respirarne l’atmosfera in vista del suo prossimo film sul Circus. Possiamo, dai comunicati della Direzione Gara, capire esattamente quanto scompiglio il buon Brad abbia creato là dove si decidono le penalità. Sembra che nei 26 passaggi durante i quali Alonso è andato in giro con lo specchietto penzolante la sala review fosse vuota.

ANTONIO GIOVINAZZI | Il ritorno dell’Antonio nazionale dura minuti sette, quelli di FP1 dopo i quali la sua Haas è nelle protezioni con la frizione sciolta nel tentativo di disincastrarla. L’atto dimostrativo per meritare un sedile per il 2023 finisce così. Da “Tutti pazzi per Giovinazzi” a “Tutti ca**i per Giovinazzi” è un attimo: basta una folata di vento.

GEORGE RUSSELL | Preso da un attacco intestinale nella notte tra sabato e domenica (pare che in settimana si sia recato nella zona di Gubbio) il piccolo lord è costretto a rinunciare alla gara di Austin. Al suo posto viene messo in macchina Conor Moore, attore comico irlandese che imita i piloti con risultati esilaranti. Parla come George, si muove come George, ha le stesse espressioni di George. C’è giusto una cosa: non ha il piede di George e si vede in curva 1 quando pensa di essere alla Playstation e passare attraverso la Ferrari del povero Sainz.

LA REGIA USA | Pare che, per permetterci di vedere in santa pace gli ultimi 10 giri tra Verstappen e Hamilton, in sala regia si sia presentato direttamente il Presidente Ben Sulayem armato fino ai denti. Si è poi scoperto che il regista era un tirocinante diciassettenne che cambiava inquadrature con la stessa velocità con cui scorre i post su Instagram. Soglia di attenzione: 5 secondi, un po’ come quella degli appassionati made in Drive To Survive.

IL BRUTTO TEAM RADIO DI VERSTAPPEN | “Beautiful, fucking beautiful”. Il buon Max tira un porcone generico con calma serafica dopo aver perso 8 secondi ai box e parte subito il CNI, Comitato Nazionale dell’Inquisizione per condannare le terribili parole del bruto olandese. Ecco, in esclusiva, lo sgarbo al team dalla diretta voce di Max.

Ops, scusate, questo è Leclerc a Monaco.

CHARLES LECLERC | Con Binotto non presente e Rueda rinchiuso in un ranch con i tori (legato al cavallo di Ricciardo), finalmente il Carletto può condurre una gara normale fino a quando non scopre che le ultime gomme montate sono quelle da trasporto. Dopo 10 giri, quando si ritrova a girare come Ken Block sui cerchi, capisce che forse è il caso di rassegnarsi. Da 12° a 3° così è comunque un bell’andare: Pérez è stato visto spaesato nella notte chiedersi “Ma mi ha passato davvero così? Non era un ologramma?”.

IL CAVALLO HORSY MCHORSE | Nell’affrontare l’argomento cavallo e ingresso di Ricciardo nel Paddock giovedì avevamo ironizzato dicendo che con quello il prode Daniel avrebbe corso la gara. Vedendo il risultato finale poco ci manca. Il tutto è stato però confermato quando un secondo pass con la foto del cavallo ed il nome “MCL36-H” è stato ritrovato in una cassetta degli attrezzi all’interno del box.

gp stati uniti

SEBASTIAN VETTEL | Il Precestinato che, negli ultimi mesi, è stato elevato a Preritirato, mette in scena una gara da urlo, con una macchina da urlo (non per la sua velocità), con un pit stop da urlo (stesso motivo) che lo rispedisce fuori da punti e con due sorpassi da urlo (stavolta nel senso buono) ai danni di Albon e Magnussen, quest’ultimo non propriamente un agnellino. Kevin, spiazzato all’essersi visto passare sulle orecchie in modo inaspettato, reagisce con un candore inaspettato invece di azzannare il collega al collo. Driver of the day e non è la prima volta quest’anno. Not too bad for a retired driver.

LANCE STROLL | “Lance, mi raccomando, l’anno prossimo avrai al tuo fianco Fernando. Se da qui a fine stagione te lo troverai attorno in pista, cerca di non forzare troppo se tenta di passarti”. “Va bene papà, tranquillo, ci penso io”. Poi lo sapete che come fanno i figli coi genitori e i consigli, no?

MARIO ANDRETTI | Ma quali Alex Palou, Pato O’Ward e Oscar Piastri. Il futuro di Woking ha 82 anni e si chiama Mario Andretti. Scende in pista con la McLaren del 2013 e pesta giù che è una gioia per gli occhi e per le orecchie. Gli americani, abituati da anni agli aspirapolveri, sono tornati a casa con i timpani vibranti. Bene così!

CARLOS SAINZ | Sfiga ne abbiamo? Più che una Pillola, qui ci vuole un ricostituente.

SHAQUILLE O’NEAL | Arrivato anche quest’anno a bordo di un brontosauro con le ruote (20, per inciso) per consegnare il trofeo del vincitore, stavolta il grande Shaq non è salito sul podio per non far sfigurare chiunque nelle sue immediate o lontane vicinanze. Si dice che Tsunoda non si sia accorto della sua presenza ed abbia chiesto se fosse in atto un’eclissi solare.

10 ANNI DI P300.it | Il 30 ottobre la baracca qui presente spegnerà dieci candeline. Abbiamo attivato un form (QUESTO) per chi volesse festeggiare con noi lasciandoci un messaggio. “10 anni di merda” in questo momento occupa la prima posizione della nostra classifica di redazione per dedizione, esposizione, cura, cuore, sentimento e coraggio (rigorosamente senza nome). Per inciso: anche se fosse, ne siamo comunque orgogliosi. Sempre meglio 10 anni di merda che di clickbait, gossip, propaganda e storie inventate. Tiè.

DIETRICH MATESCHITZ | Tornando seri, una pillola seria per ricordare un personaggio che, partendo da una lattina, ha creato un colosso commerciale e sportivo. Ha vinto 11 titoli, lanciato piloti diventati campioni o vincitori di Gran Premi e gare in F1 e altrove. L’attuale griglia conta otto piloti su venti ai quali ha dato fiducia durante la loro carriera, dall’inizio o successivamente. Roba non da poco. Una perdita importante.

Si chiude qui questa edizione delle Pillole. Come al solito, non si garantiscono date per la prossima. Quando arriva arriva, come il Natale.

Immagine: ANSA