F1 | La lettera di Latifi, il disagio del web, il dovere di fare qualcosa

La lettera pubblicata da Nicholas Latifi fa senza dubbio onore al pilota canadese della Williams. Sicuramente gli va dato atto che ci vuole del coraggio per esporsi in questo modo. Detto questo, purtroppo non mi aspettavo niente di diverso.  

Conosciamo da anni il mondo del web, sappiamo quanti idioti e quanti pezzenti da tastiera lo popolano e quindi, un evento come quello di Abu Dhabi, non avrebbe potuto portare a nessun altro tipo di reazione diversa da quella denunciata dal Latifi nel comunicato che ha pubblicato. Il web pullula di gente che fa dell’odio il suo personale Core Business, forse perché frustrata dalla vita di tutti i giorni; in ambito sportivo si definiscono degli appassionati ma non sono altro che dei poveracci che non hanno rispetto, non hanno nessuna passione, non hanno cultura e, in ultima istanza, non dovrebbero avere a disposizione una tastiera per vomitare il marcio che hanno dentro. 

Tutto questo considerato il fatto che Latifi è un pilota che guida una monoposto motorizzata Mercedes; complottisticamente parlando era anche il meno indiziato per un’ipotesi di aiuto in pista alla Nelsihno Piquet a Singapore. Immaginate cosa sarebbe successo se, al posto di Latifi, sul muro ci fosse finito Pérez, piuttosto che Gasly o Tsunoda. Ve lo lascio solo immaginare.

Detto questo c’è un altro dettaglio sul quale voglio focalizzare l’attenzione. Premettendo che, come detto, conosciamo molto bene l’ambiente del web, le sue dinamiche, i personaggi che lo bazzicano, i media hanno la loro percentuale di colpa nell’odio che è scaturito dai fatti di Abu Dhabi. Come ho scritto nell’articolo su Verstappen di settimana scorsa, nelle settimane che hanno preceduto la fine del mondiale la stragrande maggioranza dei media non hanno fatto altro che alzare il livello di tensione a punte che non si erano mai raggiunte da tantissimi anni a questa parte. 

Dobbiamo renderci conto, in quanto media, che ogni articolo pubblicato può suscitare delle reazioni. Nel momento in cui ci si polarizza e non si cerca di raccontare le cose nella loro totalità omettendo volutamente informazioni, soprattutto con un pubblico che per ⅓ della sua composizione segue il mondiale da massimo cinque anni, il risultato è che la tensione si alza per nulla. Questo mondiale, caratterizzato da polemiche forse mai viste almeno nell’era mediatica, tutto aveva bisogno tranne che di un movimento che accentuasse sia le polemiche che la tensione tra i tifosi dei due piloti che si giocavano il mondiale. 

Le minacce di morte a Nicholas Latifi sono, oltre che il frutto di ignoranza primordiale, anche il risultato dell’aver gonfiato le polemiche all’infinito e di aver continuato anche nei giorni successivi alla fine del mondiale. E qui mi riferisco a Mercedes che, per giorni, ha fatto il doppio gioco dei complimenti da una parte e, dall’altra, della completa denigrazione dell’operato di una Direzione Gara che, nell’arco della stagione, ha sbagliato in tutti i sensi, con una maggioranza in favore proprio del team campione del mondo. 

Non si possono avere nello stesso tempo la botte piena e la moglie ubriaca. Scomparire dai Social per giorni, non presenziare al gala della FIA e contemporaneamente riconoscere il merito dell’avversario è un doppio gioco, non di certo sportività. Ma, soprattutto, getta benzina sul fuoco. Almeno per quanto mi riguarda.

La lettera pubblicata dal Latifi deve essere un monito per tutti. Per i media, che dovrebbero tornare a fare informazione senza aizzare le folle. Per i team, che dovrebbero sfruttare meno i media a loro favore. Per il mondo del web, che non si può trasformare nel personale cesso di quattro disadattati. Qualcuno mi ha detto che l’identità digitale è una puttanata irraggiungibile. Bene, allora si trovi il modo per far sì che gli imbecilli che popolano i social network possano essere finalmente puniti per quello che combinano. Perché, tra chi subisce accuse e minacce, c’è chi ha le spalle larghe e chi, invece, certi messaggi li vive come una bomba ad orologeria. C’è chi può permettersi di reagire come ha fatto Latifi e chi resta da solo con se stesso, senza la possibilità di poter chiedere un aiuto. 

Bene ha fatto Nicholas a pubblicare questa lettera, che appoggio totalmente, ed ha assolutamente ragione: bisogna fare qualcosa. Qui non si tratta solo di Formula 1 o di sport in generale. Si tratta di vita, rispetto, saper stare al mondo. E, è quello che sento, sotto questo aspetto il mondo dei social ha creato dei danni. Sta a tutti noi porre rimedio: ma, prima di tutto, bisogna volerlo. 

Immagine: Twitter / Williams

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