F1 | Imola 2022, Elkann elogia la Ferrari ma avverte: “Tra essere competitivi e vincere è come andare sulla Luna o su Marte”. Quando è cambiato tutto?

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di Alessandro Secchi @alexsecchi83
14 Dicembre 2022 - 14:35
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Un’intervista del Presidente Elkann racconta una Ferrari diversa da quella che si sarebbe vista alla fine della stagione. Qual è stato il punto di rottura?

Non c’è dubbio che la telenovela su Mattia Binotto e la sua uscita dalla Ferrari siano stati alcuni dei punti più importanti del finale di una stagione chiacchieratissima, per tanti motivi.

I rumours circolati nelle scorse settimane hanno indicato nell’estate il periodo in cui la Rossa ha iniziato a guardarsi attorno alla ricerca di un nuovo Team Principal, culminata con l’arrivo di Fred Vasseur dall’Alfa Romeo. A Mattia Binotto sono state imputate le responsabilità di non aver conquistato il mondiale con una monoposto, la F1-75, che ad inizio anno ha illuso di poter riportare l’iride a Maranello. Un’illusione poi diventata cruda realtà tra problemi di affidabilità, sviluppi non all’altezza ed errori, nelle strategie e dei piloti.

A proposito della competitività della Rossa e delle speranze mondiali, emerge un’intervista rilasciata dal Presidente John Elkann al sito ufficiale della Formula 1 durante il weekend di Imola, quarta gara del campionato. La Ferrari arrivava in Emilia-Romagna con una situazione idilliaca: due vittorie di Charles Leclerc in tre gare unite a due ritiri di Verstappen.

Alcuni passaggi di questa intervista sono meritevoli di essere citati pensando a come, poi, la stagione si è sviluppata.

Dopo la felicità di vedere finalmente una Ferrari competitiva, Elkann inizia a spiegare i motivi di questo ritorno al vertice: “Ci siamo focalizzati dal 2020 sulla F1-75, e abbiamo dato fiducia a Mattia e a tutto il team, nonostante tutta la pressione di quel periodo, sulla vettura di quest’anno. Abbiamo cambiato la nostra cultura, passando da quella del colpevolizzare al quella del dare responsabilità, da quella del singolo individuo a quella della squadra creando un ambiente coeso. Ma ciò che è più importante è aver avuto ambizioni alte con alta umiltà”.

Un elogio arriva anche ai piloti e al lavoro di squadra, con un esempio specifico: “Abbiamo due grandi piloti per meriti propri, ma ciò che più conta è che sono un team e questa è la cosa più importante per la Ferrari. Una cosa di cui sono orgoglioso personalmente è vedere come la Ferrari in quanto team, dai piloti, agli ingegneri, ai meccanici hanno lavorato bene insieme. Un esempio sono le prestazioni ai pit stop. 48% sotto i 3 secondi nel 2020, 78% nel 2021, 89% quest’anno (dato parziale dopo tre gare, ndr)”.

Una delle critiche mosse spesso al Presidente è quella relativa alla sua presenza in pista, alla quale risponde così: “Sono vicino al team, sono vicino a Mattia, ai nostri piloti, ai nostri ingegneri, ai nostri meccanici, a Maranello e in pista. Ma quello che davvero conta per me è essere davvero vicino, non visivamente vicino”.

Infine, un punto importante. Questa Ferrari può vincere il mondiale? Ecco cosa risponde il Presidente alla quarta gara: “Abbiamo detto che saremmo stati competitivi e lo siamo. Tra l’essere competitivi e vincere è come andare sulla Luna o su Marte, estremamente difficile. Sappiamo bene che i campionati possono essere vinti o persi all’ultimo giro dell’ultima gara (il chiaro riferimento è Abu Dhabi 2021, ndr), ci sono variabili che possiamo ed altre che non possiamo controllare”.

Ciò che emerge dalle parole del Presidente è un sentimento diverso da quello che è stato raccontato da un certo punto della stagione in poi. Riconoscenza, consapevolezza di non poter ancora pretendere il titolo, cambio di cultura verso responsabilità più che colpe hanno lasciato spazio progressivamente a quello che è stato riportato come un malcontento prima di tutto nei confronti del Team Principal.

Quando è cambiato tutto?

A questo punto sarebbe interessante capire quale sia stata la miccia scatenante nella volontà di cambiare guida dopo una sola stagione con il nuovo regolamento. Il mondiale, comandato da Leclerc nelle prime fasi, cambia leader dopo il GP di Spagna, appuntamento numero 6, quando Max Verstappen conquista il successo e la testa della classifica approfittando del ritiro di Leclerc per problemi tecnici.

Da qui in poi due weekend ancora difficili, quello di Monaco con i primi gravi errori di strategia e quello del doppio ritiro Rosso di Baku, ancora per problemi di affidabilità. Con il GP del Canada, appuntamento numero 9, entrano in vigore le prime rilevazioni relative al Porpoising, al fine di definire i cambiamenti che saranno introdotti dal Belgio. Siamo in procinto di entrare nella stagione estiva con Verstappen che si è portato a 49 punti di vantaggio su Leclerc in classifica.

Arrivano, però, due vittorie Ferrari nelle successive due gare. Sainz vince il suo primo GP a Silverstone tra le polemiche per la strategia, che favorisce lo spagnolo su Leclerc in una gara che vede Verstappen arretrato. Il dito puntato di Mattia Binotto a Charles Leclerc, appena sceso dalla sua F1-75, è un’immagine che rimarrà simbolo della stagione. Una settimana dopo, proprio Leclerc domina in Austria ed assottiglia il distacco, tornando a -38 quando manca metà campionato e nonostante diversi punti persi per strategie non favorevoli, soprattutto tra Monaco e UK appunto.

Alla vigilia del GP di Francia, terza settimana di luglio, la Ferrari è formalmente ancora in lotta per il mondiale. Forse sono proprio gli ultimi due appuntamenti prima della pausa estiva (a Budapest si corre a fine mese) quelli chiave per la decisione della dirigenza Ferrari. A Le Castellet è, a dire il vero, un errore di Leclerc, il secondo dopo Imola, a mandare in fumo un ottimo risultato. In Ungheria ci si mette un’altra strategia rivedibile a fermare la corsa del monegasco.

Verstappen vince partendo da metà griglia e manda la F1 in vacanza con una prova di forza importante, alla quale seguirà quella ancor più forte di Spa. Potrebbe essere, allora, il periodo della pausa estiva quello in cui la dirigenza Ferrari ha deciso per un cambio alla guida del team? Per coincidenza, proprio da Spa-Francorchamps la Red Bull prende definitivamente il volo verso entrambi i titoli mondiali. Difficile sapere con certezza in quale percentuale l’introduzione della TD-039 abbia influito sui risultati della Rossa. Ma, dal Belgio in poi, non si tornerà più ai livelli di inizio stagione. Con, in più, la minaccia del ritorno della Mercedes che a fine anno si concede anche una vittoria con Russell.

In conclusione

Dopo quattro anni alla guida del team e risultati non arrivati, specialmente per una Ferrari che attende da lustri il ritorno al vertice, un cambio può anche essere ritenuto comprensibile. Anche se questo stona con la descrizione di un team coeso e votato alla responsabilità, più che alle colpe, come quello raccontato dal Presidente ad inizio anno. La consapevolezza che essere competitivi è una cosa e vincere un’altra è ulteriore elemento che stride con quello che poi è stato l’addio di Binotto tra voci, forti smentite, repliche ed infine la verità, proprio perché quell’obiettivo di tornare a lottare è stato raggiunto.

Non sempre, però, tutto torna come dovrebbe. Binotto appartiene ormai al passato, il futuro si chiama Vasseur. Sarà curioso ascoltare le dichiarazioni di inizio anno.

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