F1 | Ha ancora senso Monaco in calendario? Perché il futuro del Principato è in bilico

Da anni il tracciato del Principato viene criticato. Ma ora come non mai il suo futuro sembra in bilico

Mai come in questo 2022 le voci che aleggiano attorno al futuro di Monaco nel calendario di F1 si stanno intensificando. Il mondo cambia, la Formula 1 anche e le certezze che prima sembravano essere inscalfibili ora vacillano. Tutti sono utili, nessuno è indispensabile: questo il motto che ora può essere applicato ad ogni Gran Premio che compone il mondiale iridato.

In un modo o nell’altro, con poche pause (di cui l’ultima, causa Covid, nel 2020), il Gran Premio di Monaco ha sempre avuto il suo ruolo all’interno del calendario. Ma ora gli scenari sono cambiati e la F1 vive una fase di espansione grazie alla quale ogni circuito deve dimostrare di poter mantenere un evento, luoghi storici compresi. Montecarlo, ovviamente, inclusa.

Il pensiero comune è molto chiaro: se il circuito del Principato volesse fare il suo ingresso oggi nel mondiale, difficilmente ci riuscirebbe, anche pagando una tassa di ingresso uguale a quella di altri circuiti; cosa che ora comunque non avviene proprio per la storia e la tradizione che questa gara ha acquisito nel tempo. Della serie “Si corre qui perché si è corso per decenni”, come per consuetudine.

Partendo da questo presupposto, è facile capire come le cose siano cambiate soprattutto da quando Liberty Media ha preso il controllo dello Sport, puntando a renderlo un vero e proprio intrattenimento sotto tutti i fronti. Sono tre gli aspetti principali sui quali l’argomento Monaco può essere considerato. Quello sportivo, quello logistico, quello economico.

Partendo dall’aspetto sportivo, la critica che il circuito del Principato riceve spesso è quella relativa all’impossibilità di sorpassare. Su questo, però, dobbiamo fermarci un attimo e tornare al concetto di spettacolo che più volte è stato analizzato anche su queste pagine. Se si intende lo spettacolo come il risultato del mero numero di sorpassi, sono poche le piste che possono essere definite adeguate. Se, invece, si intende lo spettacolo come emozione indipendente dal numero di sorpassi, quella portata a Monaco è una critica tutto sommato sterile. Anche la difficoltà legata a queste ultime generazioni di monoposto ha dei limiti. Se è infatti vero che queste ultime vetture sono molto più lunghe rispetto ad anche 15 anni fa, la larghezza di due metri è la stessa avuta, ad esempio, tra il 1993 ed il 1997. Nel 1992, anno della famosa super difesa di Ayrton Senna ai danni di Nigel Mansell, le monoposto erano larghe 15 centimetri in più di adesso: dando per scontato che il tracciato non si sia ristretto, quella battaglia viene ricordata con passione e non con le critiche ad una pista dove non si poteva superare. Si è parlato, in diversi momenti, anche della possibilità di allungare la pista, ma senza mai trovare un accordo definitivo. Anche se poi, alla fine, il problema sorpassi non sarebbe automaticamente risolto.

Per quanto riguarda l’aspetto logistico, Montecarlo è l’antitesi di quello che abbiamo visto negli ultimi anni, ovvero circuiti costruiti da nulla con tutti gli spazi necessari non solo alla pista in sé ma a tutto ciò che le ruota attorno, come le attività per i VIP e gli ospiti, le strutture per il merchandising e per i fan e via dicendo. Pensate a tutti i circuiti di nuova generazione, sorti dal nulla per ospitare la Formula 1 ed il suo seguito. A Monaco tutto è super compresso da sempre: i box sono costruiti su più piani e lo spazio da dedicare al “corredo”, agli sponsor, agli ospiti, è quello che è. Poco.

Economicamente parlando, Montecarlo ha sempre goduto di un trattamento di favore da parte della Formula 1, pagando praticamente nulla per avere l’evento. Ma, come dicevamo, le cose sono cambiate negli ultimi tempi. Il Circus sta ricevendo sempre più proposte da diversi paesi per ospitare un Gran Premio e deve fare i conti, in tutti i sensi. La sua popolarità è in crescita anche grazie a Drive To Survive (con tutte le sue pecche e le critiche ricevute) ed ora viene vista come un evento grazie al quale promuovere un paese anche sotto il punto di vista turistico. Il concetto è diventato quindi abbastanza chiaro: se Montecarlo vuole mantenere il suo Gran Premio deve adeguarsi alle regole del mercato e mettere mano al portafoglio come tutti, rinunciando anche a vantaggi quali la possibilità di addobbare la pista con i propri sponsor (Tag Heuer inclusa, concorrente diretta di Rolex, sponsor ufficiale della F1) o avere potere decisionale sul format di gara; da quest’anno, ad esempio, il giovedì non è più la giornata dedicata alle prove libere con il venerdì di “pausa” per la F1.

All’inizio dell’anno Stefano Domenicali era stato chiaro riguardo il futuro: “Sappiamo di dover trovare un bilanciamento tra l’arrivo di nuove corse con i Gran Premi storici e le piste che vogliamo mantenere nel calendario. L’arrivo di offerte da parte di nuovi promoters fornisce alla F1 un vantaggio, quello di spingere gli organizzatori dei Gran Premi storici ad alzare la qualità dei loro eventi in termini di cosa possono offrire al pubblico, delle infrastrutture e della gestione dell’evento. Il pedigree non è più sufficiente: si deve anche dimostrare di poter mantenere lo standard”.

Il futuro, quindi, è tutto tranne che certo. E questo indipendentemente dal parere di chi le piste le percorre in monoposto. Anche questa volta, in conferenza stampa, i piloti si sono schierati in favore di Montecarlo, definendola speciale, impegnativa, irrinunciabile. Fernando Alonso è stato ancora più diretto: “anche da altre parti non si sorpassa, non vedo perché Monaco dovrebbe essere esclusa dal calendario”. Tecnicamente corretto ma non basta. Come sappiamo ormai da tempo, il business ha spesso il sopravvento su tutto. Con la speranza che non si esageri.

Immagine: Media Aston Martin

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