F1 | GP Gran Bretagna 2024, analisi: Silverstone fredda come Montréal. Lewis la merita, McLaren la getta, Red Bull la salva, Ferrari affonda

F1 | GP Gran Bretagna 2024, analisi: Silverstone fredda come Montréal. Lewis la merita, McLaren la getta, Red Bull la salva, Ferrari affonda

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Tempo di lettura: 8 minuti
di Alessandro Secchi @alexsecchi83
8 Luglio 2024 - 15:45

L’analisi della gara di Silverstone mette in luce diversi dettagli sui quattro top team

La gara di Silverstone ha regalato emozioni a non finire per tutta la sua durata, rappresentando in questo la prima differenza di questo mondiale con quello del 2023. Le temperature basse e la pioggia hanno sicuramente contribuito ad un susseguirsi di eventi godibili, ricordando un po’ quanto successo a Montréal nel GP del Canada. Curiosamente – o forse non troppo – al di là delle differenze in termini di tracciato, meteo e temperature hanno visto anche allora Mercedes e McLaren particolarmente sugli scudi.

La gara inglese ha delineato un quadro indicativo dello stato di forma dei quattro top team, non solo a livello di performance ma anche strategico e decisionale. Per questo è interessante analizzare team per team il risultato del GP di Gran Bretagna

Mercedes

Mercedes è il team che esce con più meriti dalla gara di casa. Oltre ad aver conquistato l’intera prima fila con George Russell e Lewis Hamilton, ha condotto la prima parte di gara allungando su Verstappen con asfalto asciutto. L’unico momento in cui i due piloti sono entrati in crisi è stato in coincidenza dell’arrivo del primo scroscio di pioggia, con le McLaren che si sono rifatte sotto passando addirittura in testa e comandando la gara con Norris fino al momento di montare le slick.

Con la strategia Mercedes ha battuto McLaren senza appello, sia nella prima sosta che nella seconda. Nel passaggio tra slick e intermedie Mercedes ha optato per un doppio pit, che ha fatto perdere giusto una manciata di secondi a Russell lasciandolo però in lotta fino al momento del ritiro. McLaren, invece, ha distrutto la gara di Piastri lasciandolo in pista per un giro in più in condizioni proibitive.

Anche nel caso della seconda sosta, Mercedes ha anticipato di un giro il rientro di Hamilton, permettendo al sette volte iridato di trovarsi in testa alla gara dopo il pit di Norris. A parità di gomma soft usata, Lewis ha tenuto un ritmo insostenibile per Norris, che sarebbe poi stato ripreso e passato da un Verstappen indiavolato.

La vittoria di Hamilton è strameritata: l’inglese ha aspettato alle spalle di Russell nella prima parte ma, alle prime gocce di pioggia, è piombato su compagno in brevissimo tempo passandolo e prendendosi la testa prima dell’arrivo delle McLaren. Da notare anche l’indicazione al muretto del voler restare in pista senza andare subito sulle intermedie. Nel finale ha resistito al rientro di Verstappen in un finale simile a quello di Imola, concedendo solo all’ultimo giro all’olandese di avvicinarsi veramente, quando ormai non c’era più niente da fare.

Sarebbe stato curioso vedere come si sarebbe piazzato Russell. Prima del ritiro era a 8 secondi da Hamilton (di cui quasi 7 persi durante il doppio pit) e stava recuperando terreno su Verstappen.

Con temperature più basse della norma Mercedes va fortissimo: non c’è più alcun dubbio che il lavoro svolto sulla W15 da inizio anno abbia pagato enormemente, con una monoposto che sembrava già da buttare ed è diventata invece una delle contendenti per Pole e vittorie.

Red Bull

Red Bull, a Silverstone, si è letteralmente salvata grazie alla strategia. Le chiamate nei tempi corretti e scelta della mescola giusta per la fine della gara hanno permesso a Verstappen una rimonta furiosa negli ultimi 14 giri. Se la gara fosse durata una manciata di giri in più e l’olandese avesse vinto staremmo parlando di un vero e proprio miracolo viste le condizioni di partenza. Già così, comunque, a Milton Keynes possono essere più che felici.

La RB20 è mancata di passo praticamente per due terzi di gara, con Verstappen costretto a subire arrendevolmente i sorpassi delle McLaren all’inizio (dopo essersi liberato bene di Norris al via) e incapace di recuperare su chi stava davanti dopo le prime soste ai box. Proprio le soste e le decisioni in termini di strategia sono state l’asso nella manica del muretto di Horner. Con il primo pit Verstappen si è inserito tra le due Mercedes recuperando secondi preziosi, mentre con il secondo la scelta della gomma hard ha stupito all’inizio e pagato incredibilmente alla fine.

Con l’asfalto tornato attorno ai 24 gradi, dopo essere sceso fino ai 17, la RB20 è tornata a macinare permettendo a Verstappen un recupero clamoroso. L’olandese ha prima ripreso Norris e poi puntato – troppo tardi – Hamilton. Il colpo dell’anno non è riuscito, appunto, per pochi giri, ma è giusto che la gara sia terminata così.

Di sicuro, anche in un weekend negativo, a guadagnarci è stato sempre e comunque Verstappen, mettendo dietro di sé Norris e allungando ancora in classifica. Ma va detto chiaro: Red Bull, ad oggi, ha perso quasi tutto il vantaggio di inizio anno.

Capitolo oscuro per Checo Pérez. Il messicano si è rovinato la gara già dalla qualifica, finita dopo pochi minuti per l’ennesimo errore; la strategia lo ha poi messo sulle intermedie alle prime gocce di pioggia (lo stesso errore di Ferrari con Leclerc) e da lì il resto è stato un calvario, ancora una volta. Con una Red Bull non più dominante le differenze con Verstappen emergono ulteriormente. Pérez sembra completamente perso e non è facile capire cosa si possa fare per cambiare questa tendenza.

McLaren

McLaren è il team che può recriminare sicuramente di più dopo Silverstone, e non è neanche la prima volta. Dal punto di vista strategico tutte le scelte sono risultate sbagliate, sia per quanto riguarda i timing che per quanto riguarda le gomme. Questo rappresenta un punto debole, debolissimo del team di Woking, sul quale Stella e compagnia devono lavorare per non gettare al vento l’ottimo sviluppo apportato alla MCL38 dall’inizio dell’anno.

Globalmente la monoposto di Norris e Piastri sembra quella più vicina a Red Bull (forse anche un pelo sopra in termini di passo), ma per battere i campioni in carica (e questa volta Mercedes) bisogna essere perfetti sia in pista che a livello strategico.

Nel primo pit la scelta di lasciare in pista Piastri un giro in più ha distrutto la gara dell’australiano. Mercedes ha optato per un pit doppio con Hamilton e Russell e questo è costato al più giovane inglese circa 7 secondi. McLaren ha perso praticamente tutto il tempo di una sosta con Oscar lasciandolo in pista praticamente sul ghiaccio con le slick.

Nel secondo pit, Norris è rientrato un giro troppo tardi perdendo la posizione su Hamilton. Inoltre, la scelta della gomma non si è poi rivelata quella giusta, con Verstappen che è tornato come un fulmine superando l’amico in pista per la seconda volta dopo quella della partenza.

Sull’umido la MCL38 ha stupito, dimostrando di essere in queste condizioni molto più bilanciata di Mercedes e Red Bull. I problemi di Woking, comunque, non sono nella prestazione pura, ma nella gestione complessiva della gara. Il dialogo tra Norris e il suo muretto per la scelta della gomma nel finale, infine, rappresenta un altro problema a livello decisionale.

Ferrari

Nota dolente, dolentissima quella della situazione a Maranello, alla quale si aggiunge la notizia del pomeriggio dell’uscita di Enrico Cardile dal ruolo di DT dell’area telaio. Come successo spesso negli ultimi anni, la Rossa si è piantata sulla strada degli aggiornamenti, trovandosi costretta a Silverstone a utilizzare le sessioni di prove libere per fare prove comparative tra vecchi e nuovi pacchetti con i due piloti.

Il risultato della gara inglese ha visto la Ferrari fuori lotta dal principio, costretta a vedere da lontano McLaren e Mercedes correre per la vittoria quando, ad inizio anno, le compagini di Woking e Brackley erano alle spalle ed anche distanziate in termini di competitività. In pochi mesi si è passati da una Ferrari seconda forza con ambizioni di andare a prendere la Red Bull al quarto posto, con quelle ambizioni centrate dai due team che le erano alle spalle.

Si potrebbe dire che l’unica nota positiva sia rappresentata dalla prestazione comunque dignitosa di Carlos Sainz, giunto quinto, se non fosse che lo spagnolo dovrebbe annunciare a breve il suo futuro fuori dalla Ferrari.

Dal lato di Charles Leclerc, invece, come detto dallo stesso monegasco sembra di essere entrati in un incubo. Dalla vittoria di Montecarlo, che pareva aver rilanciato le quotazioni della Rossa, non ne è più andata bene una e ancora una volta, a Silverstone, la strategia è stata penalizzante e il #16 non è stato incisivo, non indicando al team di aspettare a montare le intermedie alle prime gocce.

Se McLaren può recriminare per aver avuto il potenziale per vincere senza sfruttarlo, a Maranello serve un profondo esame di coscienza, l’ennesimo. Il 2023 era stato vissuto sull’onda dell’entusiasmo per una monoposto capace di risalire la china nella seconda parte di stagione, grazie all’effetto Vasseur. L’inizio del 2024 aveva riempito di aspettative ma, come successo troppe volte in passato, sembra essere tornati in una di quelle spirali negative che a Maranello si conoscono molto bene.

Il tutto con ancora mezza stagione da vivere e con l’ombra di Lewis Hamilton in arrivo per l’anno prossimo, con tutto ciò che ne consegue.

Immagine di copertina: Media Mercedes

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