Il monegasco ha chiuso al terzo posto un Gran Premio corso contemporaneamente in attacco e in difesa, a riprova delle sue straordinarie qualità nelle lotte corpo a corpo
Passano gli anni e trascorrono le stagioni. Cambiano i regolamenti, le monoposto, il pubblico che si affaccia sulla finestra dello sport. Ciò che, da otto anni a questa parte, continua a rimanere invariato è il coraggio e la passione con cui Charles Leclerc si prodiga sui tracciati di tutto il mondo. Alla guida della sua Ferrari, il monegasco ha saputo conquistare l’amore degli appassionati e il rispetto dei rivali ed è annoverato, da diverso tempo, come uno dei senatori della F1 moderna. A Suzuka, in occasione del GP del Giappone 2026, il #16 ha confermato nuovamente tutta la caratura del suo status attuale.
Non si tratta semplicemente di puro talento. Quello che Leclerc riesce a regalare a visiera abbassata coinvolge una serie di parametri che mettono insieme dono naturale, lavoro su se stesso e voglia di non arrendersi mai. Nella terra del Sol Levante, non sarebbero stati in molti i piloti capaci di tornare all’attacco dopo l’ennesimo colpo sfortunato. Ugualmente, non molti sarebbero stati coloro in grado di contenere il ritorno di una vettura nettamente superiore a livello tecnico. Il classe 1997 ha saputo mettere insieme entrambe le cose, guadagnandosi il gradino più basso del podio e difendendolo strenuamente dalle minacce della Mercedes di George Russell.
Nonostante un’altra partenza incoraggiante, pur inferiore, a sorpresa, a quella messa in piedi da Oscar Piastri, si è capito fin dai primissimi chilometri che a Suzuka la SF-26 non potesse più fregiarsi tanto comodamente del titolo di prima inseguitrice delle Frecce d’Argento. La competitività ritrovata da parte della McLaren ha messo maggiormente in difficoltà la Ferrari, probabilmente retrocessa, anche se non di parecchio, al ruolo di terza forza sullo schieramento. Seppure non alla guida di una vettura rapida quanto le rivali, Leclerc ha stretto i denti e ha tenuto a bada Lando Norris prima e Andrea Kimi Antonelli poi. L’entrata della Safety Car, però, ha rimescolato le carte in tavola e ha inflitto un colpo non indifferente alla corsa del monegasco.
Dallo scavalcamento della W17 di Russell, avvenuto probabilmente per una ricarica improvvisa della batteria da parte dell’inglese, la gara di Charles è tornata a brillare e si è tinta di un bagliore intensissimo una volta riconquistato il terzo posto. Come già accaduto in Cina, la Ferrari non ha impartito ordini di scuderia ai suoi alfieri, lasciandoli liberi di lottare fra loro. Lewis Hamilton ci ha provato, ma stavolta non ha mostrato il passo necessario per contenere la foga agonistica del compagno di squadra, il quale lo ha sfilato all’esterno della prima curva. Una manovra che, sul finale di gara, il nativo di Montecarlo ha compiuto anche su Russell, di fatto mettendo in cassaforte la medaglia di bronzo.
Due sorpassi che testimoniano e certificano tutte le qualità da lottatore di Leclerc, da anni uno dei punti di riferimento quando si arriva al confronto duro e puro in pista. In questo campo, non è facile individuare profili superiori al monegasco, specialmente se si guarda anche alla sua intelligenza tattica. In una F1 che dipende ormai strettamente dall’utilizzo della componente elettrica, il #16 di Maranello ha comunque trovato il modo di fare la differenza rispetto ai suoi avversari, spremendo a fondo la batteria soltanto laddove era più semplice effettuare manovre di sorpasso e più complicato difendersi dai tentativi dei rivali.
Un modo di correre diverso e distante da quello con cui Leclerc è cresciuto, ma nel quale si riesce, anche se in misura minore rispetto al passato, ad intravedere la bravura del singolo, il quale deve capire il prima possibile dove spingere a fondo e dove invece andare al risparmio. Di fatto, l’unico attacco Russell lo ha portato al quartultimo giro, vedendosi poi scavalcato poche centinaia di metri più tardi dal collega ferrarista. Senza una gestione accorta e intelligente dell’elettrico da parte del monegasco, il #63 avrebbe trovato vita decisamente più facile di fronte a sé.
Competere con Leclerc, però, non è semplice e non è per tutti. Non si è quasi mai trattato della bontà della monoposto, della quale Charles ha beneficiato unicamente nelle primissime tappe del Mondiale 2022. Ritrovandosi per la maggior parte della propria carriera a gareggiare a bordo di vetture tecnicamente inferiori rispetto ai battistrada, il monegasco ha imparato in fretta a imporsi sul suo mezzo, scavalcandone i limiti e regalando spettacolo in gare nelle quali, altrimenti, di azione ce ne sarebbe stata ben poca. Lo stesso è avvenuto a Suzuka, visto che il duello tra la Ferrari #16 e la Mercedes #63 è stato di fatto il filone di maggiore interesse di quasi tutta la corsa giapponese.
È proprio per questo motivo che, dal 2019 in avanti, Leclerc ha sempre goduto del grandissimo affetto e della profonda stima della stragrande maggioranza della platea ferrarista. La quale al contrario del monegasco, ovviamente focalizzato sulla sola conquista del gradino più alto del podio, si esalta e si emoziona alla visione delle gesta del proprio beniamino anche quando esse non portano al premio più ambito. Le possibilità di competere per le vittorie, al momento, sembrano remote per chiunque. Se c’è qualcuno che ha però sempre saputo regalare ben più di una speranza ai propri tifosi, quello è proprio Charles. Senza paura, tutto coraggio e cuore, all’inseguimento di quel sogno che varrebbe le fatiche di una carriera intera.
Immagine di copertina: Media Ferrari
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