1996, inizia l’era Schumi. La sua prima monoposto resterà storica, ma non tanto per i successi…
Internamente, amichevolmente (ma non si sa quanto…) la chiamavano Poltrona Frau, dalla celeberrima poltrona dalle forme morbide e “comode”. Ingombrante, dalle linee giunoniche, la Ferrari F310 del 1996 fu una delle monoposto più importanti del Cavallino. Non tanto per quello che effettivamente vinse, ma per ciò che rappresentò e rappresenta per l’immaginario collettivo, soprattutto per chi c’era al tempo.
In questi giorni la F310 è tornata alla ribalta perché, tra una settimana, sarà dedicata a lei la livrea della SF-26 che correrà a Monza, con Leclerc e Hamilton bardati di rosso pieno, sette stelle sulle tute e logo di Michael Schumacher in zona cintura.
La Poltrona Frau perdeva i pezzi e non solo in senso figurato. Semiassi che si staccavano, cuscinetti che saltavano, sospensioni e ali posteriori che cedevano, motori che si emozionavano dopo una Pole e scoppiavano nel giro di ricognizione, quando ancora si chiamava così. Ce n’era per tutti i gusti.
In mezzo ad un mare di ritiri, il tentativo estremo di renderla più dignitosa nei tempi sul giro la trasformò definitivamente in un brutto anatroccolo, con un muso alto posticcio utilizzato nella seconda parte di stagione che non migliorò poi di molto la situazione generale.
Eppure, dopo trent’anni, siamo qui a ricordare la Poltrona. Aggraziata da ferma, rimembrante la rivoluzionaria quanto iellata F92A nelle fiancate, abbellita da quel regale numero 1 sul muso. Grossa, voluminosa, con protezioni laterali di dimensioni esagerate. Sgraziata in pista al punto di chiedere ai suoi piloti di piegare la testa in rettilineo, per farla respirare di più dall’airscoop.
Nonostante tutto, la F310 fu e resta un simbolo di rinascita. La Ferrari aveva deciso di giocare un all-in clamoroso, portando in casa il miglior pilota sulla piazza. Schumi arrivò a suon di soldi, vero, ma quanti rinuncerebbero oggi a mondiali sicuri per sposare un progetto di ricostruzione di tale portata? Quanti, dopo due titoli consecutivi, lascerebbero il porto sicuro per una sfida impervia?
Il 1996, alla fine, fu l’anno che pose le basi per la grande rincorsa. Senza tutti quei guai tecnici la F310 avrebbe potuto ottenere anche di più, ma furono sufficienti le tre vittorie di stagione per rialzare il morale collettivo. L’icona Barcellona (con un cilindro in meno…), la sorprendente Spa, la pazza Monza diedero la carica ad un team che da tempo aspettava una nuova era.
Ma fu dietro le quinte che le cose cambiarono di più. Con Michael la cultura del lavoro ebbe una sferzata totale. Metodologie, fiducia, collaborazione, spirito di squadra. Le testimonianze di quello che fu capace di promuovere, in pista e fuori, sono ovunque.
Bene la Ferrari fa a ricordare quella monoposto, quell’anno, a trent’anni di distanza e venti dall’ultima vittoria del Kaiser a Monza. Singolare anche il fatto che, a celebrarlo, con sette stelle sulla tuta, ci sarà il suo unico coinquilino nella stanza dei sette titoli, Lewis.
Tutto torna, alla fine. Oggi, tra l’altro, è l’anniversario del settimo sigillo, datato 2004. Keep Fighting Michael.
Immagine: P300.it
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