F1 | Ferrari #205, il telaio che ha fatto la storia

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Ci sono storie nelle storie che, spesso, non vengono mai raccontate e restano nell’ombra.

Il mondiale 2000 vive il suo culmine a Suzuka, dove i protagonisti sono due. Michael Schumacher, ovviamente: negli anni abbiamo scritto e detto tutto su di lui, anche in queste pagine. E poi c’è lei, la Ferrari. Il mezzo, la Rossa. La “F1-2000” potremmo dire tutti genericamente. Nel Gran Premio del Giappone che domenica 8 ottobre decide il mondiale ne va in pista una specifica. Nell’arco di un mondiale vengono costruite diverse monoposto dello stesso modello, identificate da un numero di telaio univoco inciso su una targhetta all’interno dell’abitacolo. A noi, che le vediamo da lontano, sembrano tutte uguali: tecnicamente lo sono, con i dovuti aggiornamenti.

Eppure, con una piuttosto che con un’altra, può nascere un legame particolare. Le varie monoposto vengono utilizzate in sessioni di test privati con Schumi, Barrichello o Badoer e, ovviamente, impiegate anche nei weekend di gara, incrociate in base alle necessità. Corrono come ‘titolari’ oppure sono a disposizione come muletti, ancora ammessi ai tempi. Una volta fatto il loro dovere tornano a casa. Dopo un solo anno di pista vanno in pensione. Vengono stipate in grandi magazzini coperte da teli protettivi e ripescate in occasioni particolari: eventi, mostre per le quali subiscono un rebranding: la livrea viene aggiornata all’anno in corso, con gli sponsor attuali. Pratica poco simpatica ai puristi.

Ora un’altra storia. Da diversi anni la Ferrari permette ai suoi clienti più facoltosi di acquistare le monoposto che hanno corso in passato. Tutto questo unito al progetto Corse Clienti tramite il quale gli stessi proprietari hanno la possibilità di girare in pista con le loro “auto”, sentendosi dei veri piloti per un giorno. Le monoposto di proprietà di questi fortunati spesso mostrano, sul muso o su un’altra parte della vettura, un numero a tre cifre che corrisponde al telaio. Spesso queste vetture vengono anche prese in prestito per presenziare ad eventi speciali, come le Finali Mondiali.

Esposta al pubblico ed agli appassionati dell’edizione 2018 c’è una schiera di monoposto del Cavallino, una a fianco all’altra. Da Alonso a Schumi, da Berger ad Alboreto fino a Gilles, Lauda e via dicendo. Un tripudio di rosso. Si scattano foto, si cerca di immortalare tutto. Una volta a casa si procede con il download delle immagini e si realizza che diverse di queste F1 sono caratterizzate dal numerino magico, bianco ed evidente, sulla punta del muso, sotto lo stemma del Cavallino. Tra queste c’è una F1-2000. Numero di telaio: 205.

Il numero sulla punta del muso identifica le Ferrari Clienti.

Nasce la curiosità: scoprire di quale si tratta, quali gare ha corso, quali ha vinto. Incrociando un po’ di dati e chiedendo qualche informazione a chi è più affidabile di Internet si scopre che nel 2000 la Ferrari ha prodotto otto telai di F1-2000. Dal numero 198 al 205. Abbiamo una corrispondenza.

Interessante. La curiosità aumenta. Si approfondisce la ricerca e si trova un cronologico della vita del telaio 205. Primi shakedown con Badoer a Fiorano dopo Ferragosto e poi subito in Belgio per il GP a Spa-Francorchamps.

Schumacher alla (vecchia) Bus Stop di Spa-Francorchamps con il telaio 205. Foto ANSA

Questa macchina è destinata a Schumi. La 205 è sua, ha il numero tre sul muso. Da questo abitacolo Michael si vede passare in gara da Hakkinen con il terrorizzato Zonta in mezzo tra i due.

“La 205” torna a Fiorano: ancora Badoer a sgranchirla e poi si parte per Monza. Michael vince il suo GP numero 41 e raggiunge le vittorie di Senna, con il pianto liberatorio in conferenza stampa. La sua F1-2000 fa nuovo ritorno a casa: l’instancabile Luca la delibera prima di una lunga trasferta oltreoceano. Si torna negli Stati Uniti ed il primo GP nel circuito interno di Indianapolis è vinto da Michael a bordo della 205.

Michael impegnato ad Indianapolis per il ritorno del GP degli Stati Uniti. Foto ANSA.

Ed ora sì, la curiosità è soddisfatta. È proprio lei la F1-2000 che, a Suzuka, è attrice protagonista del film da Oscar della Ferrari. Prima la splendida qualifica, poi la gara vinta di strategia e concentrazione. È dentro quella scocca in carbonio che Michael impazzisce di gioia una volta tagliato il traguardo, è lì dentro che prende a pugni il volante e poi si apre in radio gridando, piangendo, scaricando cinque anni di stress.

Il momento che cambia la storia della Ferrari. 8 ottobre 2000, Suzuka. Schumacher taglia il traguardo ed è campione del mondo a bordo del telaio 205. Foto ANSA.

Non è finita, perché manca la Malesia ed anche a Sepang la 205 fa il suo dovere, vincendo la gara e regalando alla Rossa il titolo costruttori.

Cinque gare, quattro vittorie. La migliore delle F1-2000. Le altre vittorie sono infatti arrivate con i telai 203 (Canada), 202 (Germania con Rubens), 200 (GP d’Europa al Nurburgring, San Marino, Australia), 198 (Brasile). Nel 2016, visto il suo prestigio, viene venduta all’asta a 1.432.500€.

Immersa tra le sue colleghe delle Finali si mimetizza. La 205 quasi sembra una delle tante ma non lo è per nulla. È quella della svolta, del ritorno al successo e della definitiva consacrazione. È la monoposto a cui tutti dovrebbero portare rispetto. Venuta al mondo nel periodo più difficile della stagione con l’imperativo di vincere e capace di chiudere un cerchio aperto nel 1996.

Quella che ci siamo trovati davanti senza saperlo, alla fine, è “solamente” la più importante, simbolica, storica monoposto degli ultimi vent’anni ferraristi. Per questo più che 205 sarebbe meglio chiamarla numero 1. Le si addice decisamente di più.


Questo articolo è presente sul Magazine “50 volte Schumi”

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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