F1 | Cina 2006, a vent’anni dall’ultima vittoria di Michael Schumacher

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 1 Ottobre 2026 - 11:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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F1 | Cina 2006, a vent’anni dall’ultima vittoria di Michael Schumacher
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Sono passati due decenni dalla vittoria numero 91, quella che avrebbe chiuso la storia con la Ferrari

È il 2006: dopo l’annuncio del ritiro, avvenuto a pochi minuti di distanza dalla fantastica vittoria di Monza, la numero 90, l’ultima vittoria in Ferrari di Schumi sarebbe potuta arrivare in tre occasioni, quelle che mancavano alla fine del mondiale. Ebbene sì: dopo il Gran Premio d’Italia, vent’anni fa, di gare al termine della stagione ne mancavano solamente tre, non una decina come oggi. Cina, Giappone, Brasile. La prima era in calendario da due anni, la seconda era stata da poco scalzata come ultima gara dell’anno, la terza era stata spostata dalla testa alla coda del campionato un anno prima.

Tre settimane dopo Monza (anche qui, le soste tra gare erano ben altra cosa rispetto ad adesso) la F1 si trovò a Shanghai per il primo di tre GP decisivi per il mondiale. Dopo una prima parte dove Alonso aveva dato l’idea di poter replicare facilmente il 2005 con la Renault, dall’estate in poi la Ferrari cominciò un lungo recupero colpo su colpo. A Monza Fernando ruppe il motore in gara, consegnando 10 punti facili a Schumi. Situazione di campionato: Fernando 108 punti, Michael 106.

Il weekend italiano era stato colmo di polemiche per la penalità di cinque posizioni inflitta a Fernando in qualifica, per un presunto (molto presunto…) impeding su Felipe Massa. “La F1 si sta rendendo ridicola di fronte al mondo intero. Abbiamo visto togliere la vittoria per doping a un ciclista al Tour de France, qui siamo messi anche peggio. La F1 non è più uno sport”. Così aveva commentato Alonso prima della gara. L’atmosfera era quindi piuttosto calda in Cina, dove Ferrari e Renault erano ormai ai ferri corti.

A Shanghai le qualifiche sono bagnate e, in queste condizioni, le Michelin rendono meglio delle Bridgestone soprattutto nei primi giri. Alonso si prende la Pole, Schumacher è sesto in griglia. Per la Ferrari si mette male già dal sabato e, alla domenica mattina, la situazione non è migliore. Piove ancora e si partirà con la pista bagnata. Al via Fernando e Giancarlo Fisichella se ne vanno. In poco più di 10 giri, Schumi si ritrova a 25 secondi dal suo avversario per il titolo. Quando tutto sembra ormai segnato, le Bridgestone iniziano a funzionare a dovere, complice la pista umida e non più bagnata come prima.

Il recupero della Ferrari è perentorio: Michael torna in lotta, recupera tutto il distacco, si libera di Alonso prima (in difficoltà) e Fisichella poi, passando l’italiano con mezza macchina sull’erba all’ingresso della prima curva. Non verrà più ripreso. Sul traguardo precede Fernando e Giancarlo. Per i regolamenti dell’epoca, che assegnavano 10 punti alla vittoria e 8 al secondo posto, questo significa che entrambi sono appaiati a quota 116 punti in classifica con ancora due gare al termine.

Per Schumi è la vittoria numero 91: l’ultima della carriera e, ironia della sorte, multiplo di 7, come i suoi titoli. Michael non riesce a contenere la gioia, è felice come non mai e festeggia a più non posso con tutti: meccanici, ingegneri, la sua addetta stampa Sabine Kehm che letteralmente solleva in aria prima di affacciarsi sul podio. La rimonta è completa e l’inerzia è tutta dalla parte della Ferrari.

Il destino, però, aveva scelto diversamente. Una settimana più tardi, a Suzuka, il motore della Ferrari cede ad una decina di giri dal termine, negandogli il 92° successo e, ancora di più, “restituendo” i punti di Monza ad un vittorioso Alonso. Il rientro ai box, con saluti e abbracci ai suoi meccanici, uno per uno, sa di resa mondiale, anche se i conti non sono matematicamente chiusi.

In Brasile, all’ultima gara con la Ferrari e in F1 (almeno per il momento) arriva una delle prestazioni più belle della carriera, anche se inutile ai fini del titolo, diretto a casa Alonso. Partito arretrato per un problema tecnico e, poi, costretto a rimontare dal fondo (e quasi doppiato) dopo una toccata con Fisichella, Michael recupera fino al 4° posto a suon di sorpassi; l’ultimo, mozzafiato, ai danni del suo successore in Ferrari, Kimi Raikkonen. L’avventura in Ferrari è finita: a fine gara Flavio Briatore, prima di ogni considerazione, sentenzia così: “Oggi credo che dobbiamo avere un grande rispetto per Michael Schumacher, perché quello che ha fatto oggi Michael rimarrà nella storia della Formula 1. Volava: io non so cosa avesse ma oggi, letteralmente, volava”.

Briatore aveva ragione. La gara di Interlagos e quella di Shanghai, vent’anni dopo, restano nella storia.

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