F1 | Calo ascolti inesorabile. Salite e discese dal carro della Ferrari e “occasionali” tra le cause

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La media precipita verso quota due milioni, un dato imbarazzante per la categoria regina del Motorsport in Italia

Dopo sette gare di un mondiale iniziato con quattro mesi di ritardo la media degli spettatori italiani del mondiale di Formula 1 è di due milioni e 240.000 unità.

Ad oggi la Formula 1, in Italia, perde il 27% rispetto all’anno scorso con il dato più basso registrato fino ad ora, il 2018, fermo a tre milioni e 55 mila spettatori di media.

Di fatto la Formula 1, nel nostro paese, è ridotta ad uno sport ormai di nicchia che non ha più niente a che fare con quello che, tra fine anni ’90 e prima parte del 2000, portava a casa numeri da capogiro, con Gran Premi visti anche da 14 milioni di spettatori. Un numero che, letto oggi, sa di errore. Nessuno sbaglio: nel 2000 e 2001 la media era sopra i 10 milioni. Nel 2007, anno dell’ultimo mondiale Rosso, sopra i 7. Poi il calo, progressivo ed inesorabile.

Il passaggio alla Pay TV unito alla spartizione delle dirette con la RAI, nel 2013, ha dato un altro colpo ai numeri degli ascolti fino al punto più basso (per ora) del 2018, paradossalmente anno in cui la Ferrari si era giocata il mondiale.

Il 2020, a meno di miracoli, rappresenterà il punto più basso di sempre. Si pensava che, dopo un inverno sfociato in una lunghissima sosta causa Covid, la ripresa delle attività avrebbe riportato un po’ di pubblico e riacceso gli entusiasmi degli appassionati. Quello che emerge, invece, è che in tanti hanno perso completamente la voglia.

Le cause sono molteplici: il dominio Mercedes e le contemporanee prestazioni indicibili della Ferrari costituiscono un gancio alla Mike Tyson all’interesse del pubblico italiano. Che però, allo stesso tempo, dimostra di essere un po’ ballerino e, forse, non attaccato così visceralmente alla Rossa. Se la Ferrari fa bene gli ascolti salgono, se fa male scendono; salite e discese dal carro dalle quali rimane solo una piccola base solida e fedele nonostante tutto. In parte lo stesso concetto si può applicare a quei meravigliosi anni di inizio millennio, quando la Rossa vinceva titoli a ripetizione e l’Auditel faceva registrare numeri impensabili.

A questo punto bisogna valutare quanti di quei milioni e milioni di spettatori delle cavalcate iridate possono essere catalogati alla voce “tifoso occasionale”; quello che, a turno, tifa per chi vince (Tomba, Pantani, la Nazionale di basket, quella del calcio, la Pellegrini e via dicendo) ma senza una cultura pregressa. Potremmo chiamarlo tifoso stagionale: quello che segue solo per il gusto di “far parte” dell’evento.

Un calo del 27%/28% da una stagione con l’altra, però, è davvero un numero preoccupante. Può essere solo un effetto di salita e discesa dal carro della Rossa? Difficile da dire. Otto mesi di pausa dall’ultima gara del 2019 alla prima del 2020 potrebbero aver contribuito ad una review delle priorità personali a partire proprio dagli occasionali, questo sì. Ma dobbiamo considerare, oltre a questo e all’inizio tremendo della Ferrari, l’effetto prolungato di una F1 ormai lontanissima dalla visione in chiaro, con dirette sempre meno frequenti. Oppure i regolamenti, spesso incomprensibili e complicati alla follia per chi si vuole avvicinare allo sport.

Insomma, di fattori da chiamare in causa ce ne sarebbero molti. Il dato di fatto, però, è che questo 2020 segnerà il punto più basso nel nostro paese per quanto riguarda la visione dei Gran Premi. Meno di un terzo rispetto all’anno dell’ultimo titolo, un quinto rispetto al 2000, anno di ritorno del mondiale a Maranello.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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