F1 | Benetton B196: una stagione da “Vorrei ma non posso”

Di: Andrea Ettori
AndreaEttori
Pubblicato il 24 Gennaio 2026 - 18:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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F1 | Benetton B196: una stagione da “Vorrei ma non posso”

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Proseguiamo con la nostra carrellata sulla storia della Benetton. Questa volta andiamo al 1996

Trent’anni fa, nella splendida cornice dell’anfiteatro di Taormina, veniva presentata al mondo la Benetton B196. Una monoposto che, nelle intenzioni del team guidato da Flavio Briatore, avrebbe dovuto proseguire il ciclo vincente della squadra anglo‑italiana – che proprio dal 1996 avrebbe ottenuto la licenza di costruttore italiano – presentandosi al via della stagione da campione del mondo in carica sia tra i piloti sia tra i costruttori.

La differenza più evidente rispetto alla “Golden Age” del team non era soltanto nel regolamento tecnico, profondamente rivisto dopo il 1995, ma soprattutto nella coppia piloti. L’addio di Michael Schumacher, diretto alla Ferrari, aveva aperto interrogativi pesanti sul futuro della squadra. Briatore, però, era convinto che l’arrivo di Jean Alesi e Gerhard Berger, entrambi provenienti da Maranello, potesse garantire continuità di risultati e nuove vittorie.

La B196, esteticamente una delle monoposto più affascinanti della storia Benetton, mostrò però sin dai test invernali alcune criticità tecniche, in particolare nella gestione del nuovo cambio longitudinale. Anche l’adattamento dei due piloti non fu immediato come il team principal si aspettava: a Melbourne, gara inaugurale, Alesi finì KO per un incidente, mentre Berger chiuse quarto. Il vero campanello d’allarme, però, fu il distacco dalle imprendibili Williams di Hill e Villeneuve, oltre che dalla Ferrari dell’ex compagno Schumacher.

Sotto la pioggia del Brasile arrivò il primo acuto: Alesi conquistò una splendida seconda posizione, mentre Berger fu costretto al ritiro per un guasto al motore Renault, un problema che si sarebbe ripresentato più volte nel corso dell’anno. La B196 soffriva soprattutto nelle curve lente mentre il team, solitamente impeccabile nella gestione gara, iniziò a mostrare incertezze nei pit stop e nelle strategie.

In Argentina, al Nürburgring e a Imola queste difficoltà emersero con chiarezza, nonostante due terzi posti (Alesi in Argentina, Berger a Imola). Nemmeno i piloti erano esenti da critiche: nonostante la grande esperienza, gli errori in pista erano frequenti. Briatore e Ross Brawn furono costretti a un vero e proprio meeting d’emergenza per richiamare entrambi a un maggiore senso di responsabilità.

Le tensioni proseguirono anche a Monaco e Barcellona. Nel caotico GP del Principato, poi vinto da Panis con la Ligier, Alesi vide sfumare una possibile vittoria per un problema alla sospensione; si riscattò parzialmente con il secondo posto in Spagna. Berger, invece, continuò a faticare, complice anche la già citata inefficienza ai box.

Con l’introduzione del differenziale elettronico, la B196 migliorò sensibilmente e i podi aumentarono, soprattutto grazie ad Alesi. Ma la grande occasione sfumò a Hockenheim: Berger dominò la gara, salvo essere tradito dal motore Renault a pochi giri dal traguardo. Una beffa che avrebbe trovato riscatto solo dodici mesi più tardi.

La stagione proseguì tra alti e bassi, mentre la Ferrari di Schumacher conquistava due vittorie iconiche a Spa e Monza. Proprio a Monza, Alesi ebbe un’altra concreta chance di vittoria, ma ancora una volta la strategia ai box non lo premiò. Il campionato si chiuse con una quarta posizione di Berger – non senza polemiche, dopo il contatto con Irvine – e con il ritiro di Alesi al via del GP di Suzuka. Una stagione ben lontana dalle aspettative, ma con la sensazione diffusa che la B196 avesse più potenziale di quanto mostrato in pista.

Una delle B196 del 1996 è oggi esposta nell’archivio storico di Castrette di Villorba. Si tratta del telaio numero 05: a differenza delle vetture precedenti non esiste ancora certezza sulle gare effettivamente disputate. È probabile che Alesi lo abbia utilizzato nelle prime gare estive. Curiosamente, nella storia Benetton il telaio 05 è sempre stato associato a momenti significativi.

Con il mitico GP2 è possibile ritornare in pista con la B196 provando a costruire una realtà, questa volta virtuale, diversa da quella reale.

Il 1996 della Benetton resta una stagione dal sapore di “vorrei ma non posso”: nessuna vittoria, tante occasioni mancate e la frustrazione di non essere riusciti a confermare il livello del biennio precedente. Un anno dominato dalla Williams, mentre la Ferrari iniziava a costruire, insieme a Schumacher, le fondamenta del ciclo vincente che sarebbe esploso pochi anni dopo. Un destino che, in fondo, Benetton aveva già vissuto sulla propria pelle qualche stagione prima.

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