Oggi raccontiamo la storia di due qualifiche così distanti nel tempo, ma unite dal comun denominatore della squadra anglo-italiana.
L’Austria è stata, per la Benetton, un luogo rivelatore. Qui la squadra ha capito che, almeno al sabato, poteva giocarsela davvero. Ma quella consapevolezza non nacque all’improvviso: durante la stagione 1986, tra guai tecnici e lampi di prestazione, la B186 aveva già mostrato di essere una vettura capace di velocità assoluta. L’Österreichring, con le sue curve da coraggio puro, fu semplicemente il posto in cui tutto questo divenne evidente. Dodici anni dopo, su un tracciato diverso ma nello stesso scenario, l’A1‑Ring avrebbe chiuso il cerchio con l’ultima pole nella storia della Benetton Formula.
1986: la prima pole, nel luogo più veloce possibile
La B186 era una vettura estrema: rapidissima sul giro secco, ma fragile, imprevedibile, spesso tradita da dettagli tecnici che ne compromettevano il potenziale. In Austria, però, quella velocità trovò finalmente un contesto ideale. Il venerdì fu complicato: Gerhard Berger bloccato ai box per riparare il fondo della vettura, Teo Fabi alle prese con freni irregolari ed un motore BMW che si ammutoliva ad intermittenza. Ma sotto la superficie agitata c’era una macchina che, quando tutto funzionava, aveva un passo che pochi potevano eguagliare.
Il sabato lo confermò. Con la pista calda ed una base tecnica finalmente stabile, Fabi trovò un equilibrio che fino a quel momento era sfuggito. Negli ultimi minuti della sessione, quando Berger sembrava destinato alla pole davanti al suo pubblico, il milanese tirò fuori un giro che cambiò la classifica finale di quella qualifica. Fu un giro di una pulizia rara, ma soprattutto di una velocità assoluta: 256,032 km/h di media, la più alta dell’intero Mondiale 1986. La Benetton firmò così la sua prima pole in Formula 1, completata dalla seconda posizione di Berger.
La domenica, però, riportò tutti alla realtà. Le due Benetton scattarono forte, si misero davanti e per alcuni giri guidarono la corsa con un clamoroso uno‑due. Poi arrivò la resa dei conti: una valvola tradì Fabi mentre era in testa, un guasto elettrico fece precipitare Berger. La velocità c’era, la solidità ancora no. Ma quel sabato rimase come un segnale: la Benetton aveva scoperto di poter essere una protagonista.
1998: l’ultima pole, ancora in Austria
Dodici anni dopo, nella stessa location ma su una pista profondamente cambiata, la storia si ripeté. L’A1‑Ring accolse una qualifica segnata da un temporale improvviso e da una pista che si asciugava minuto dopo minuto. Era una sessione da interpretare, più che in cui spingere. Chi sarebbe passato sul traguardo per ultimo avrebbe trovato le condizioni migliori. Jean Alesi sembrava aver colto l’attimo con le intermedie, ma Giancarlo Fisichella, rimasto sulle gomme da pioggia, intuì che il loro picco sarebbe arrivato proprio negli ultimi istanti.
All’ultimo giro utile, con grande coraggio, superò il francese e riportò un italiano in pole sei anni dopo Riccardo Patrese. Fu una pole speciale, non solo per il valore sportivo: fu la quindicesima ed ultima pole position della storia Benetton Formula, il punto finale di una parabola iniziata proprio in Austria nel 1986.
La gara, però, ricordò da vicino quella del 1986. Fisichella stava lottando per il podio con una Benetton motorizzata Mecachrome — eredità tecnica del ritiro ufficiale Renault — quando entrò in contatto proprio con Alesi. La vettura si danneggiò, la corsa finì lì. Un’altra occasione sfumata, un’altra Austria che regalava e toglieva nello stesso istante.
Una storia che ho visto da vicino

Ho avuto modo di osservare da vicino entrambe le monoposto protagoniste di questi due momenti — la Benetton‑BMW di Fabi e la Benetton B198 di Fisichella — al museo di Castrette di Villorba. La vettura del 1998 esposta è il telaio B198‑04 e, dalle ricerche incrociate con i materiali dell’epoca, risulta essere proprio quello utilizzato da Fisichella nella pole dell’A1‑Ring.

Ritrovarsi davanti quel telaio, con le sue proporzioni compatte e la “PLAYLIFE” ormai iconica, significa toccare con mano un frammento autentico della storia Benetton: l’inizio e la fine di un percorso sportivo che, per due volte, ha trovato in Austria il suo punto di massima espressione.

E c’è un dettaglio che aggiunge un ulteriore “strato” di memoria: grazie a Grand Prix 2, il videogioco del 1996 diventato un cult per noi appassionati, è ancora possibile oggi guidare virtualmente le vetture di quell’epoca, compresa la B186. Un ponte inatteso tra realtà e simulazione, tra ciò che abbiamo visto nei musei e ciò che continuiamo a vivere davanti ad uno schermo.


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