Segue l’anteprima del team Red Bull per il mondiale 2026 di F1
È una Red Bull tutta nuova quella che affronta il 2026 caratterizzato dal nuovo ciclo tecnico. Del team di Milton Keynes che abbiamo conosciuto praticamente per due decenni non è rimasto più niente, a parte un elemento fondamentale: Max Verstappen. Il quale, per non farsi mancare nulla, ha anche cambiato numero passando al 3, con il benestare di Daniel Ricciardo. Nel mood di Milton Keynes, non è cambiato nulla: si continua, incessantemente, a lavorare nonostante tutti i cambiamenti. E non sono pochi.
Christian Horner, Helmut Marko, Jonathan Wheatley, Adrian Newey. I quattro elementi chiave dei successi Red Bull targati Sebastian Vettel prima e Max Verstappen poi hanno lasciato nell’arco di un anno e mezzo tra lotte interne ed esterne. Il team delle lattine, oggi, ha completamente abbandonato il suo passato e si lancia nel futuro, con Laurent Mekies confermato al timone dopo il subentro a Horner dell’estate scorsa, e una novità non da poco, ovvero la produzione in proprio delle Power Unit; una delle ultime eredità lasciate da Horner quando, ancora, era in capo alla compagine austriaca.
Prestagione
Con il 2026 Red Bull entra in una nuova era di costruttore e motorista, con Red Bull Powertrain in collaborazione con Ford a spingere da ora in poi le monoposto del team principale e anche di Racing Bulls. Questo passaggio, unito all’introduzione del nuovo ciclo regolamentare, è stato atteso con qualche preoccupazione, se vogliamo anche giustificata. La prospettiva iniziale era, infatti, quella di un certo tempo di assestamento e di comprensione dei nuovi sistemi, con il focus principale legato all’affidabilità, prima di poter parlare di prestazioni. In poche parole, in molti si aspettavano una Red Bull in difficoltà in questo inizio di stagione nei confronti degli altri top team.
Invece, va dato atto al team di Milton Keynes di aver svolto bene il proprio lavoro. A parte un paio di problemi idraulici (sempre con Isack Hadjar) la nuova RB22 ha portato a casa 3.700 km oltre ai quasi 4.000 completati dalla PU montata sulla monoposto di Faenza. Verstappen ha concluso due giornate rispettivamente con 136 e 142 giri senza problemi e, in generale, il Paddock è rimasto stupito da come Red Bull si sia presentata, inclusa la settimana di Barcellona dove l’unico problema era stato l’incidente del francese al secondo giorno.
Dal punto di vista dell’affidabilità, quindi, l’inizio è decisamente buono e oltre le aspettative. Non solo: nella simulazione gara completata da Verstappen, anche il passo è sembrato più che dignitoso mentre, sul giro secco, non sappiamo quanto il distacco da Ferrari e McLaren sia veritiero. Troppe le incognite dei primi giorni legate a benzina, mappe, strategie di ricarica che stanno condizionando l’avvio del nuovo ciclo. Di certo c’è solo una cosa: Red Bull è ancora tra i top team. Quanto, lo scopriremo tra non molto. Ma sapere di essere ancora nel gruppo che conta è già tanto: la soddisfazione di Mekies è genuina per un lavoro davvero importante da parte di tutta l’organizzazione. La prima parte della montagna, insomma, è stata scalata.
Max Verstappen

Max Verstappen resta ancor di più l’elemento attorno al quale tutto l’ambiente Red Bull continuerà a girare. Il quattro volte iridato, dopo aver sfiorato un incredibile quinto titolo consecutivo, gode dello status di intoccabile e non potrebbe essere altrimenti per ciò che ha mostrato in pista, soprattutto nelle ultime due stagioni. L’olandese si è tenuto stretto il mondiale 2024 e ha rischiato di vincere il 2025 in una netta condizione di inferiorità per gran parte di stagione. Non ci sono dubbi sul suo livello e sul fatto che spingerà al massimo il team per lottare anche in questa stagione.
Lo avrebbe fatto anche in una situazione di difficoltà: ma, ora che la RB22 pare essere migliore di quelle che potevano essere le aspettative iniziali, possiamo stare certi che Max farà il possibile e anche l’impossibile per essere sempre presente nelle prime posizioni. Come di consueto, non si è risparmiato nelle critiche al nuovo regolamento e quello che è successo in Bahrain non gli dà torto, anzi. Schiena dritta come sempre.
Isack Hadjar

Per quanto riguarda Isack Hadjar, il suo arrivo in Red Bull dopo le lunghe vicissitudini del secondo sedile potrebbe essere reso più semplice dall’arrivo del nuovo regolamento. I drammi sportivi di Sergio Pérez, Liam Lawson e Yuki Tsunoda sono stati dovuti anche ad una monoposto che ormai solo Verstappen sapeva spingere ai limiti. Ora che si riparte tutti da zero, il francese non avrà la paura di dover sostituire i predecessori in una situazione oggettivamente difficilissima; se fosse entrato in corsa nella scorsa stagione, forse avrebbe sofferto esattamente come i suoi colleghi.
Iniziare, invece, da un foglio bianco può rappresentare l’opportunità per entrare nel team in punta di piedi e fare il suo gradualmente. Inoltre, dal punto di vista dell’ambiente, non è cosa da poco il fatto di non avere più attorno Helmut Marko: colui che dopo l’errore dell’Australia di un anno fa, al debutto in F1, aveva massacrato il francese senza scrupoli, come di consueto. In queste condizioni Hadjar può fare bene, dopo un 2025 nel quale ha stupito più di una volta portandosi a casa anche il primo podio di carriera.
Non sarà quindi la coppia di piloti il problema di Red Bull in questa stagione, ma solo quello di saper sviluppare la RB22 in modo, prima di tutto, da restare agganciata al gruppo dei top e, poi, chi lo sa; magari, anche stupire dopo le preoccupazioni di chi non la vedeva in grado di essere lì da subito. Come inizio, comunque, non c’è per niente male. In Australia ne sapremo di più.
Immagine di copertina: Media Red Bull
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