Segue l’anteprima del team Audi per il mondiale 2026 di F1
Audi è il secondo nome nuovo della F1 2026. Conclusa l’era Sauber, il tutto è passato in mano al colosso tedesco che ha messo subito le mani avanti: l’obiettivo è arrivare a lottare per il titolo mondiale entro la fine di questo ciclo tecnico, ovvero il 2030. Cinque stagioni davanti a sé, dopo quelle impiegate dietro le quinte per prepararsi all’ingresso nel Circus.
I volti principali scelti per questa sfida hanno decine di anni di esperienza alle spalle: il primo è quello di Mattia Binotto, nominato capo dell’intero progetto F1 dopo la lunghissima militanza a Maranello conclusa a fine 2022. Il secondo nome è quello del Team Principal Jonathan Wheatley, partito negli anni ‘90 in Benetton e poi volto, per vent’anni, del mondo Red Bull. Entrambi possono contare sull’aver vissuto cicli straordinari: per Binotto quello degli anni 2000 con la Ferrari e Michael Schumacher, Wheatley quello Benetton prima e due Red Bull poi, uno con Sebastian Vettel e l’altro con Max Verstappen. Parliamo, insomma, di figure di un certo peso e dall’esperienza infinita. Esattamente quello che serve ad Audi in questo momento.
Il progetto è partito rilevando ciò che è stato di Sauber fino a pochi mesi fa e con una Power Unit da costruire in proprio. L’ingresso in F1 è anche figlio di questa dinamica, così come il cambio regolamentare di questo inizio 2026. Senza la semplificazione delle Power Unit tramite rimozione dell’MGU-H (tralasciando i problemi emersi nella ricarica delle batterie), Audi non avrebbe fatto il suo ingresso. Le difficoltà, in questo caso, sono un po’ invertite rispetto a Cadillac con dei punti a favore. Poter contare su una struttura rilevata come quella di Sauber è sicuramente un ottimo punto di partenza, mentre progettare la propria PU richiede un lavoro enorme, superiore a quello di altri team che si avvalgono di PU esterne.
Prestagione
Tutto sommato, il prestagione di Audi può essere considerato superiore alle aspettative. Intanto, il team tedesco è stato il primo a portare in pista la sua monoposto 2026, segno di rispetto dei tempi e di una buona organizzazione visto, appunto, l’impegno di realizzare in proprio la PU. I problemi di gioventù riscontrati a Barcellona sono diminuiti poi a Sakhir, dove la R26 ha percorso, nell’arco di sei giorni, 40 km in meno degli strafavoriti di Mercedes e 170 in più di Red Bull. Sotto il punto di vista dell’affidabilità, a parte qualche intoppo, la monoposto ha macinato chilometri mostrandosi, almeno lato PU, più pronta di quanto ci si potesse immaginare. Come Cadillac, anche Audi non ha perso una mezza giornata in pista in Bahrain, sfruttando entrambi i piloti in ogni giorno di lavoro.
Tornando alla pianificazione del lavoro, Audi è stata l’unico team a portare in pista in Bahrain una versione aerodinamica completamente rivista rispetto a quanto visto a Barcellona. A Sakhir, la monoposto “basica” della Spagna si è trasformata in un esercizio aerodinamico interessante, con pance completamente riviste e che hanno richiamato, inizialmente, il concetto zero pod di Mercedes; seppur con le dovute differenze in termini di ingombri. Interessante anche la soluzione portata all’ala posteriore per quanto riguarda l’apertura dell’ala mobile, diversa dalla stragrande maggioranza della griglia con il flap superiore che “scorre” verso il basso invece di aprirsi in vecchio stile DRS. In questo, solo Alpine (e poi Ferrari) hanno provato soluzioni diverse dallo standard. L’impegno del team è stato comunque importante, scadenziato senza fretta e, soprattutto, senza certi ritardi. Sotto questo fronte, Audi si è comportata meglio rispetto a team decisamente più blasonati.
Per quanto i tempi contino poco, il risultato della sei giorni del Bahrain lascia intendere che Audi sia sicuramente più avanti di Cadillac e non necessariamente di fronte solo al team americano (e ad Aston Martin nelle condizioni attuali). Ad inizio anno potrebbe far parte del gruppone di centro e questo sarebbe già un ottimo inizio viste tutte le novità in essere. L’invito alla calma di Binotto va comunque tenuto presente: soprattutto in questo primo anno, l’importante sarà progredire senza isterismi raccogliendo quanta più esperienza possibile.
Nico Hulkenberg

Per Nico Hulkenberg essere stato chiamato da Audi per il suo ingresso in F1 è, per certi versi, un riconoscimento ad una carriera che poteva sicuramente regalare qualcosa di più. Il podio di Silverstone dello scorso anno, dopo 239 GP, per altri piloti rappresenterebbe il segno di una carriera semplicemente mai sbocciata. Per il tedesco, è anche il segno di un’esperienza che, almeno un paio di volte, ha visto le porte sbagliate aprirsi; o quelle giuste chiudersi, dipende dai punti di vista. Accostato più volte a team blasonati, alla fine la scintilla non è mai scoccata. In mezzo a tutto questo, una vittoria all’unica partecipazione a Le Mans che ha accentuato la sensazione di un pilota che avrebbe meritato di più. Ora l’occasione c’è, con un team ufficiale da aiutare a far crescere grazie all’esperienza. Un posto meritato che si spera sappia, con i dovuti tempi, possa ripagare anche di qualche delusione passata.
Gabriel Bortoleto

Gabriel Bortoleto ha, a sua volta, una meravigliosa occasione per mostrare le sue potenzialità con un team ufficiale. Sebbene ci sarà da lavorare duramente dal basso, la fiducia riposta nel brasiliano è molta, soprattutto in questa fase. La scelta più lineare sarebbe stata, probabilmente, quella di affiancare ad Hulk un altro pilota di esperienza, ma il 2025 di “Gabi” ha probabilmente convinto Binotto e Wheatley della bontà del rookie della scorsa stagione, nella quale ha messo a segno qualche buonissimo risultato. La coppia, insomma, è ben assortita per un team dalle idee chiare di crescita nel prossimo futuro.
Immagine di copertina: Media Audi
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