F1 | Analisi mondiale 2021: Williams, torna ad accendersi un barlume di speranza

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Tempo di lettura: 5 minuti
di Marco Colletta @MarcoColletta
24 Gennaio 2022 - 09:30
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Segue l’analisi del mondiale 2021 della Williams, una squadra in risalita dopo l’abbandono della famiglia fondatrice.

Con le nostre analisi passiamo dalla delusione del 2021, l’Aston Martin, alla squadra che invece ha sorpreso in positivo: la Williams. Il team di Grove è quello che ha fatto il passo in avanti più vistoso nel corso dell’ultima stagione, riuscendo non solo a trovare una buona costanza di risultati in qualifica, staccandosi finalmente dal fondo del gruppo, ma anche a guadagnare tanti punti quanti ne sono bastati per arrivare addirittura all’ottavo posto.

La squadra fondata dal compianto Frank, venuto a mancare poco prima del Gran Premio d’Arabia Saudita, ha ritrovato posti anche in posizioni che contano per la prima volta dopo anni. Ha chiuso quattro gare a punti, conquistandone 23 totali – l’ultima volta in cui una Williams transitò sotto la bandiera a scacchi in top ten fu nel 2018. Ha ritrovato una partenza in prima fila che mancava dal 2017 e un podio che non si riusciva a conquistare dalla stessa stagione. Tutto questo per un’ottava posizione in classifica che oltre a riempire maggiormente, rispetto agli ultimi anni, le casse della squadra ha permesso anche di aumentare il morale della compagine britannica.

F1 2021 - Analisi Williams

Che George Russell fosse la punta di diamante della Williams non lo si scopre di certo adesso e sarà una grossa perdita per il team di Grove, dopo la partenza dell’inglese in direzione Brackley. La sua imbattibilità in qualifica ha continuato imperante quasi fino a fine stagione, quando a São Paulo prima e Abu Dhabi poi Nicholas Latifi è riuscito a imporsi dopo oltre 40 gare insieme. Prima di allora, Russell era stato preceduto da un compagno di squadra, al sabato, solo in occasione della sua apparizione in Mercedes al GP di Sakhir 2020. Resta comunque schiacciante il confronto tra l’inglese e il canadese con George che ha demolito 20-2 il suo primo rivale.

In gara Latifi è riuscito a smorzare un po’ la pesantezza dei risultati di Russell, salvo perdere comunque 15-5. Ma i primi punti importanti dell’anno sono arrivati in Ungheria e davanti c’era proprio il nordamericano. In questi termini conta soprattutto il secondo posto ottenuto a Spa con la gara farsa che, in questo caso, potrebbe un po’ distorcere il confronto, anche se mai sapremo come sarebbe andata a finire in caso di corsa regolare. A dare però un punto a favore del #63 ci pensano i migliori risultati. Da un lato, Russell vanta un secondo e un terzo posto in qualifica – entrambi in condizioni di pista precarie, che avvalorano quanto ottenuto -, mentre Latifi ha conquistato un solo 10° posto come miglior risultato. Dall’altro, il prossimo pilota Mercedes ha un podio all’attivo e quattro apparizioni in zona punti contro le due del #6.

George Russell

L’ultima stagione di George alla corte di Grove è stata superlativa. In preparazione alla sua partenza ha mostrato ancora di più di meritarsi il posto che negli ultimi cinque anni è appartenuto a Valtteri Bottas. Purtroppo restano ancora diversi punti da perfezionare, che non lo rendono ancora un pilota di punta a tutti gli effetti (ma su questo lasciamo un punto interrogativo, ndr).

Nelle prime otto gare ha ottenuto otto qualificazioni in Q2 contro quella singola di Imola di Latifi. Dall’Austria ha deciso di superarsi conquistando quattro Q3 in sette gare. Purtroppo, un lato molto negativo resta quello delle sue partenze: in nove occasioni su venti (si tolgono Spa per ovvi motivi e USA perché partito ultimo, ndr) l’inglese ha perso almeno una posizione al via. Un difetto cronico che ormai si porta dietro da troppi anni, ma che per sua fortuna non ha dimostrato di avere nelle occasioni in cui è partito tra i primi (Sakhir 2020 e Russia 2021). D’altro canto bisogna anche apprezzare le capacità di rimanere fuori dai guai allo spegnimento dei semafori, come accaduto in Ungheria o a Città del Messico.

Manca però ancora qualcosa perché lui possa diventare un pilota freddo che non si faccia sopraffare dalle emozioni. Tipo la furbata dell’Ungheria in corsia box, dove è sbucato fuori secondo, ma poi per ridare le posizioni ha forse perso più di quanto avrebbe potuto guadagnare, restando nella correttezza. Oppure il gravissimo errore ad Imola, quando ha cercato anzitempo di rubare il posto in Mercedes a Bottas. Mentre lottava per conquistare i primi punti dell’anno, ha commesso più o meno lo stesso passo falso fatto un anno prima sempre sulla stessa pista. Basterà il passaggio a Brackley a fargli guadagnare quel che gli manca?

Nicholas Latifi

A differenza del compagno di squadra non è riuscito ad ottenere risultati grandiosi, ma quando la sua Williams gli ha dato la possibilità di raccogliere punti importanti, lui l’ha fatto. In questa sua seconda stagione in F1 è cresciuto molto e lo ha dimostrato a più riprese. Inoltre, è stato capace di dare del filo da torcere a Russell nel finale di stagione.

È cresciuto di pari passo con la sua vettura dimostrando che in F1 il suo posto è più che meritato, smentendo quindi chi lo etichettava esclusivamente come pilota pagante. Ora sarà interessante vedere come si comporterà quando al suo fianco arriverà Alex Albon, un altro pilota difficile e con il passato in un top team. I due, però, si conoscono già dopo la stagione 2018 condivisa nel box DAMS in F2. Ai tempi il thailandese schiacciò il canadese. E ora?

Immagine di copertina: Williams Racing / Twitter

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