F1 | Analisi mondiale 2021: Mercedes, gli errori fanno crollare la media punti

Segue l’analisi del mondiale 2021 del team Mercedes, vincitore per l’ottava volta del mondiale costruttori

La stagione 2021 della Mercedes è stata sicuramente la peggiore dal punto di vista del bottino racimolato a fine campionato. E sì, perché nonostante la vettura competitiva e la macchina quasi schiacciasassi, a Stoccarda è arrivata solo la Coppa dei Costruttori, mentre quella dei Piloti è volata in direzione Paesi Bassi o Austria, a seconda dei punti di vista.

Da quando l’era ibrida ha preso il via, questa è stata la prima volta in cui la Mercedes non è riuscita ad andare in doppia cifra in termini di pole position, con Lewis Hamilton fermo a quota 5 (come nel 2019, ndr) e Valtteri Bottas subito dietro a solo 4 partenze al palo (si esclude la pole conquistata, ma non sfruttata a Monza, ndr). Ma non solo, dato che anche saldo domenicale è sotto quota 10. Il 2021, come sempre, è stato lievemente migliore per l’inglese con 8 centri, mentre terribilmente basso per il finlandese, che si è accontentato dell’exploit di Istanbul.

Il dato probabilmente più indicativo delle mancanze Mercedes è sicuramente la media punti, che nei 7 anni di dominio incontrastato, o comunque lievemente scalfito, è sempre stata superiore ai 30 punti a gara, con picchi addirittura sopra i 35. Quest’anno, la discesa libera ha portato la squadra tedesca a poterne vantare solo 28.5 (considerando anche i mezzi punti di Spa, ndr), nonostante per ben tre gare ci siano stati anche 5 punti in più a disposizione, con un un’eventuale doppietta nella Sprint Qualifying.

Analisi F1 2021 - Mercedes

Facendo riferimento all’infografica pubblicata dalla F1 saltano sempre all’occhio i numeri schiaccianti del confronto tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas, con l’inglese che ha battuto per 17 volte a 5 il finlandese in qualifica e per 18-4 in gara. Dati che comunque rispecchiano quanto già visto in ognuno dei cinque anni di convivenza dei due in Mercedes. Infatti anche nel 2020, il #77 era riuscito a precedere il #44 solo cinque volte in qualifica e quattro in gara.

Lewis Hamilton

Un numero ricompare nel lato delle statistiche del 7 volte iridato ed è l’1 in riferimento ai ritiri. L’inglese infatti non chiudeva anzitempo una gara dal GP d’Austria 2018 quando, in quel caso, fu un problema tecnico a fermare la sua W09. Quest’anno, invece, l’unica volta in cui ha parcheggiato la sua vettura, prima della bandiera a scacchi, è stata quella del GP d’Italia in seguito al contatto con Max Verstappen alla Prima Variante.

Guardando invece ai punti, come già detto in apertura per Mercedes, anche per il #44 si tratta della peggior media dall’inizio dell’era power unit. Solo 17.61 a gara, nemmeno un secondo posto, mentre dal 2014 al 2020 era riuscito ad assicurarsi almeno 18 punti a gara in media.

A pesare tanto quest’anno ci sono gli errori che non ci si sarebbe mai aspettati da un pilota come lui. Alcuni sono stati tamponati da agenti esterni, come il fuori pista di Imola, che grazie alla bandiera rossa gli ha permesso di ritrovarsi sul podio o il caos delle bandiere rosse, safety car e virtual a Jeddah che lo ha riportato davanti a tutti. Altri, invece, sono stati pagati cari e gli sono anche costati un titolo mondiale. Vedi l’erroraccio alla ripartenza a Baku, quando Verstappen era fuori dai giochi, con la sua Red Bull parcheggiata contro il muro, o la mancata volontà di montare gomme da asciutto in Ungheria, ritrovandosi a partire da solo in griglia mentre c’era una sfida da far west in pit lane.

Valtteri Bottas

Quella del 2021 non è comunque la miglior stagione di Valtteri, che nel 2019 aveva preceduto ben 8 volte Lewis al sabato, mentre nel 2017 stette davanti all’inglese addirittura 7 volte al termine della gara. Non un anno negativo, ma comunque nella media delle sue prestazioni. Il suo compito lo ha fatto permettendo a Mercedes di guadagnare l’alloro del Costruttori. Avrebbe potuto aiutare il compagno di squadra nella conquista del titolo come ha fatto Pérez? Certamente. Ma non ci si poteva aspettare molto di più.

Anche per lui, come per il #44, la media punti in gara è crollata, a conferma che la Mercedes non fosse più quella di una volta. Se Hamilton era riuscito ad avere sempre un “secondo posto” minimo, per Bottas la situazione è differente. Il finlandese ha oscillato tra terza e quarta piazza, mentre quest’anno si è fermato alla quinta con 10 punti e spiccioli in media.

Qui più che mancanze sue, dato che non si può pretendere di più da chi ha mostrato sempre le stesse cose, le penalizzazioni sono arrivate dalla Mercedes che, nel tentativo di ostacolare Verstappen, lo ha sempre spedito in fondo al gruppo, non ottenendo mai nulla in cambio. L’unica volta che ci è riuscito, senza interferenze dai box, ha persino vinto la gara.

Ma i punti persi da Bottas sono arrivati anche da cause esterne, come la mina-Russell che gli ha aperto una fiancata della vettura sotto il diluvio di Imola, o il dado della ruota rimasto incastrato a Monaco quando era secondo, così come Ricciardo che lo ha centrato al via della gara in Messico, ma anche la foratura in Qatar. Dalla sua c’è sicuramente lo strike dell’Ungheria, per cui si potrebbe chiudere un occhio per via delle condizioni meteo. Per il resto quando è giunto al traguardo è sempre arrivato in top-4 tranne che ad Austin e Abu Dhabi, quando ormai la testa era già (probabilmente) ad Hinwil.

Immagine di copertina: Mercedes-AMG Formula One Team Media Site

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