F1 | Analisi mondiale 2021: McLaren, passo indietro o passo in avanti?

Segue l’analisi del mondiale 2021 della McLaren, che ha continuato a crescere ritrovando il successo dopo nove anni.

Il 2021 della McLaren è sicuramente positivo sotto alcuni punti di vista, ma se consideriamo la perdita del terzo posto conquistato nel 2020, allora quella conclusa un mese fa può considerarsi una stagione dal bicchiere mezzo pieno. Perché non mezzo vuoto? Sicuramente perché la continua crescita del Costruttore di Woking si è potuta notare lungo il corso di tutto l’anno, almeno fino al Gran Premio di Russia. In più, anche perché, oltre a risultati nettamente migliori rispetto all’anno precedente, il team papaya ha ritrovato un successo che mancava da quasi un decennio.

Se guardiamo poi ai 15 punti di penalizzazione dati a Racing Point nel 2020, che le hanno fatto perdere il terzo posto nel costruttori, quello del 2021 si può vedere come un anno di conferma per la McLaren, che però ha innalzato ancora di più il proprio livello. Ora manca solamente il ritorno alla lotta per le vittorie in modo costante e quella ai titoli mondiali.

Analisi F1 2021, McLaren

Abbandonare il propulsore Renault, per passare a quello Mercedes, ha sicuramente dato una mano alla McLaren di Andreas Seidl per guadagnare quel tanto che le permettesse di crescere ancora un po’. In termini di punti la MCL35M, in diciassette gare (per fare un paragone col 2020 in termini di gare corse, ndr), ha collezionato 50 punti in più rispetto al MCL35 che l’ha preceduta.

Anche i risultati ottenuti in pista parlano chiaro: cinque podi conquistati contro i due del 2020. Ma quel che fa la differenza è il come sono stati ottenuti. Due anni fa arrivò in Austria per Norris, dopo una gara piena di ritiri, e in Italia per Sainz grazie alla bandiera rossa. Lo scorso anno, invece, l’unica top-3 fortunata può considerarsi quella di Monaco grazie alla mancata partenza di Leclerc e al ritiro di Bottas. Podio che però si annulla con l’errore clamoroso dell’inglese a Sochi, dove non ascoltando il team ha gettato al vento quella che poteva essere la sua prima vittoria in carriera.

Come in Ferrari, anche in McLaren la sfida in casa vede il primo pilota – inteso come quello con più esperienza nel team – vincere 2-1 il rapporto sia in qualifica che in gara. Norris può contare sulla prima pole position della McLaren dal 2012, mentre Ricciardo sul primo successo della squadra, sempre dal 2012. Entrambi pagano un ritiro per colpe non loro, dato che l’inglese è stato coinvolto nel maxi incidente al via in Ungheria e Ricciardo ha subìto un calo di potenza in Brasile.

Quel che parla chiaro è la differenza di punti, con il numero 4 che ne ha collezionati quindici in più del numero 3. Qui saltano fuori le difficoltà, forse di adattamento alla vettura, di Ricciardo che per buona parte della stagione ha sempre faticato a mantenere il livello del compagno di squadra. La pausa estiva ha giovato, visto che in ogni occasione in cui è arrivato a punti, ha sempre conquistato la top 5, ma non abbastanza per recuperare su Norris.

Lando Norris

Al suo terzo anno in McLaren, Norris ha continuato a mostrare la sua competitività e soprattutto la sua costanza. Ha ottenuto il record di maggior numero di gare consecutive a punti – per un pilota del team di Woking – che prima apparteneva a Fernando Alonso. Da Abu Dhabi 2020 ha quasi chiuso undici gare consecutive sempre in top-5, con l’unica macchia della Spagna, dove è arrivato ottavo. Ha dimostrato di riuscire a sfruttare le occasioni quando gli si presentano, ma ha ancora del margine di miglioramento.

Ci si riferisce all’episodio di Sochi, quando il team lo ha richiamato per montare le gomme da bagnato, mentre era in testa alla gara. Facendo però di testa sua, ha buttato in aria un risultato importante per sé e per la squadra. Ha conquistato un settimo posto che nessuno ricorderà, rinviando la festa per il successo a chissà quando.

Ha anche conquistato meno di quel che avrebbe meritato, se prendiamo in considerazione le varie sfortune che lo hanno bombardato nel finale di stagione. Le forature in Qatar e ad Abu Dhabi che gli hanno levato una ventina di punti, il ritiro al via in Brasile (un’altra decina di punti minimo), la bandiera rossa in Arabia Saudita che lo ha fatto scivolare in classifica, con altri 15 punti circa lasciati per strada. Non dimentichiamo poi la grande occasione da pole a Spa, finita poi contro il muro di uscita del Raidillon. Un’opportunità che, col senno di poi, gli avrebbe fatto conquistare un successo anche se non nel migliore dei modi.

Una serie di macchie che gli hanno fatto perdere la quinta posizione in campionato piloti, che avrebbe tranquillamente meritato. Certo, senza l’arroganza russa l’avrebbe conquistata sicuramente, ma avrebbe potuto anche sfondare la soglia dei 200 punti, magari rubando la P4 a Pérez, senza tutte queste sventure.

Daniel Ricciardo

Il Daniel Ricciardo concreto e deciso che avevamo visto in Renault nel 2020, appena è giunto alla corte di Woking si è spendo d’un tratto. Talmente oscurato da fargli perdere il sorriso. C’è da dire che non è stato l’unico pilota a trovarsi in difficoltà dopo aver cambiato squadra, dato che anche Pérez, Vettel e Alonso hanno faticato e non poco contro i propri compagni di box.

Rispetto ai suoi colleghi, però, l’australiano ha continuato a faticare anche quando gli altri hanno iniziato a macinare risultati. Il dubbio è quindi sorto nei confronti di un pilota che non sembrava più essere quello di una volta. La seconda parte di stagione e la vittoria di Monza hanno parzialmente riconsegnato alla F1 l'”Honey Badger” che tutti conoscevano, anche se la costanza mancante continua ad esserci. Per il #3 sarà fondamentale la prossima stagione per capire se il suo calo è stato solo per il cambio di vettura e motore oppure se l’aria di Woking non giova al sorriso australe.

Immagine di copertina: McLaren Media Center

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