F1 | Analisi mondiale 2021, Alpine: in retromarcia ma senza danni

Segue l’analisi del mondiale 2021 dell’Alpine, nome nuovo per la F1 ma che ha riportato al successo un marchio dopo oltre un decennio.

La stagione 2021 ha visto la rebrandizzazione della Renault in Alpine per un puro gesto di marketing, ma l’obiettivo è rimasto sempre la stesso: quello di riportare la squadra di Enstone a puntare sempre più in alto. E ai piani alti ci è arrivata almeno in qualche occasione. Anche se ha ottenuto un podio in meno rispetto al 2020 (due di Ricciardo e uno di Ocon, ndr), la scorsa stagione la squadra francese è tornata al successo che mancava dal Gran Premio del Giappone 2008. Una vittoria che era stata ottenuta con quel Fernando Alonso che da poco aveva iniziato la sua seconda avventura francese e che nel 2020 ha deciso di intraprendere la terza.

Il campionato concluso un mese fa non era iniziato nel migliore dei modi e l’Alpine sembrava essere quella che ha fatto più passi indietro rispetto a quello precedente. Il weekend in Ungheria ha però ridato vita al team diretto da Davide Brivio, grazie al primo successo in carriera di Ocon, giunto sfruttando al meglio le occasioni che si sono presentate, e alla difesa da cagnaccio di un Alonso appena 40enne che su Hamilton si è comportato come se fosse un giovincello nel suo periodo migliore. Nelle ultime cinque gare dell’anno, poi, si può tranquillamente dire che i francesi siano addirittura saliti al quarto posto come forza in campo, a causa anche del crollo inaspettato della McLaren.

La prestazione monstre del Qatar ne dà la conferma, con il due volte campione del mondo che è tornato a podio dopo sette anni di digiuno, in questo caso aiutato da un’ottima gestione delle gomme dell’Alpine, ma anche con l’aiuto della “difesa come un leone” del suo compagno di squadra nel tentativo di ostacolare Pérez.

F1 2021, Analisi Alpine

Quello di casa Alpine è sicuramente il confronto più equo che si possa trovare tra due compagni di squadra. Al sabato c’è l’11 pari tra Alonso ed Ocon, con lo spagnolo che non vince il confronto in qualifica per la prima volta dal 2007. Alla domenica, invece, Fernando ha vinto di una lunghezza confermando il trend in cui in gara lo spagnolo riesce ad essere sempre migliore rispetto alla giornata precedente.

Anche in termini di punti il confronto tra i due è stato quasi simile, con lo spagnolo più costante lungo tutta la stagione, sempre pronto a raccogliere anche piccoli punticini, mentre Ocon più attratto dalle occasioni grosse. Basti pensare che dei suoi 74 punti, ben 47 li ha raccolti tra Ungheria, Qatar e Arabia Saudita. Alla fine dei conti l’Alpine ha conservato il quinto posto del 2020, ma ha raccolto 36 punti in meno nonostante le cinque gare in più. Non un risultato così positivo, ma sintomo di una vettura non all’altezza ad inizio stagione, che però ha saputo risollevarsi nella fase finale. Basterà per poter pensare che nel 2022 la squadra francese potrà puntare più in alto, magari ripartendo da quella domenica trionfale nell’Est Europa?

Fernando Alonso

Il suo ritorno in F1 non è stato visto di buon occhio da tante persone, sia per aver tolto un posto ai piloti dell’Academy Renault – Oscar Piastri e Guanyu Zhou – sia per la sua età che, ripensando alla seconda esperienza di Schumacher e Raikkonen, non avrebbe portato a ottimi risultati. Il bicampione del mondo ha invece smentito chiunque mostrando, almeno non da subito, di saperci fare ancora come nei suoi periodi migliori.

Lo ha mostrato a più riprese: in Ungheria tenendo dietro il ben più veloce Lewis Hamilton, nel tentativo di impedire all’inglese di togliere la vittoria della gara a Ocon; in Russia quando con l’arrivo della pioggia, in un momento in cui tutti avevano ancora le gomme da asciutto, lui è riuscito a risalire la classifica arrivando a lottare per il podio con Pérez e Leclerc, salvo poi perdere l’occasione a due giri dalla fine. E ultimo in ordine cronologico il week-end del Qatar dove sin dalle prove libere aveva dato dimostrazione che quello sarebbe stato un fine settimana importante. Le qualifiche ne hanno dato un’ulteriore prova e la gara la conferma. La sapiente gestione della gomma gli ha permesso di ritrovare quel podio che mancava dai tempi della prima Ferrari ibrida, quando metà dello schieramento in pista non correva ancora in F1.

La stagione 2021 di Alonso ha dato conferma della sua fame di vittoria che non è ancora scemata, nonostante i tanti anni a vuoto in McLaren e la pausa di due anni dalla F1. Forse proprio il titolo nel WEC, le vittorie a Le Mans e Daytona, l’esperienza alla Dakar e i fallimenti a Indianapolis gli hanno dato quella forza che lo porta ancora a sognare il terzo iride alla soglia delle 41 primavere.

Esteban Ocon

D’altra parte c’era invece chi temeva che Ocon potesse essere schiacciato dal ritorno di Alonso in F1, non solo per la forza dello spagnolo ma anche per il suo carattere. Il francese, però, è riuscito a creare un forte legame con l’asturiano e soprattutto ha mostrato di potersela giocare alla pari con il suo compagno di squadra.

Dopo una stagione dietro l’ombra di Daniel Ricciardo, il transalpino è riuscito a emergere nuovamente tornando ad essere il pilota forte che si era visto ai tempi della Force India. Forse non ancora all’altezza di Alonso – più che altro a livello di costanza di rendimento – ma sicuramente può contribuire in modo cospicuo alla crescita della vettura. La liberazione del peso della vittoria gli ha dato anche quel qualcosa in più che gli ha permesso di ingranare una marcia, sgomberare la mente e migliorarsi ulteriormente.

Immagine di copertina: Alpine F1 Team / Twitter

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