F1 | Alan Jones, il “pilota ideale” della Williams

Di: Lorenzo Tani
Pubblicato il 6 Novembre 2026 - 16:10
Tempo di lettura: 4 minuti
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F1 | Alan Jones, il “pilota ideale” della Williams
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Il connubio tra il campione del mondo australiano e la squadra di Frank Williams e Patrick Head fruttò i primi grandi successi in pista e lasciò un’impronta indelebile anche sul futuro del team

Scomparso all’età di 80 anni, Alan Jones, a dispetto del carattere schivo e riservato, ha rappresentato per la storia della Formula 1 una figura di grande rilievo, il cui impatto è andato ben al di là del singolo titolo di Campione del Mondo conquistato nel 1980. A torto scarsamente celebrato, al di fuori del mondo anglosassone, per le sue qualità velocistiche, l’australiano è infatti stato non soltanto un pilota estremamente rapido, generoso e combattivo, ma anche un personaggio che con le sue proverbiali doti di schiettezza e determinazione ha contribuito a forgiare l’identità di quella Williams che, a partire proprio dal 1980, seppe a lungo imporre la propria legge sul panorama dei Gran Premi per buona parte degli anni Ottanta e Novanta.

Il binomio tra Jones e il team di Frank Williams, nato sottotraccia e quasi casualmente all’alba della stagione 1978, si fondò fin da subito su una somiglianza di caratteri e storie agonistiche: entrambi reduci da lunghe stagioni trascorse frequentemente nelle retrovie (l’australiano nel suo peregrinare tra Hesketh, Embassy-Hill, Surtees e Shadow, patron Frank nel suo inseguimento a una sospirata solidità economica), pilota e squadra si ritrovarono accomunati anche dalla intramontabile determinazione e da una schiettezza talvolta ruvida, oltre che dalla scarsa considerazione che li circondava all’interno del paddock. E, a dispetto dello scetticismo generale, la combinazione tra la velocità di Jones, la passione di Williams (ora forte del sostegno finanziario degli sponsor sauditi) e le capacità ingegneristiche del progettista Patrick Head produsse nel giro di tre stagioni una inattesa e spettacolare ascesa verso il vertice, culminata con la conquista del titolo iridato colto con la formidabile FW07B.

La simbiosi tra squadra e pilota, del resto, era davvero assoluta: alla brillantezza delle intuizioni tecniche condivise (memorabile, ad esempio, la scelta delle gomme anteriori da 15 pollici in luogo delle più tradizionali coperture da 13 pollici al Gran Premio di Francia del 1980, che permise a Jones di battere le più veloci Ligier grazie a una minore usura) si accompagnava infatti l’apprezzamento sincero di Williams e Head per le doti del pilota australiano, molto prestante fisicamente, altrettanto duro nei duelli in pista, prezioso anche nello sviluppo dell’auto e, soprattutto, sempre pronto a dare tutto una volta al volante, anche a dispetto dello scarso gradimento per quelle vetture a effetto suolo con cui, paradossalmente, ottenne i maggiori successi della carriera.

La forza del connubio, che portò appunto per la prima volta la Williams all’apice della scena agonistica, fu tale da generare una naturale preferenza per l’australiano all’interno della squadra (sono ben noti i conseguenti malumori dei compagni Clay Regazzoni e, soprattutto, Carlos Reutemann, colpevole di non aver ceduto a Jones la vittoria nel Gran Premio del Brasile del 1981 e quindi sostanzialmente abbandonato a sé stesso durante la sfida per il titolo di quell’anno, poi perso a favore di Nelson Piquet), e non solo durante la sua permanenza. Anche dopo il primo ritiro dalle competizioni del campione australiano alla fine del 1981, infatti, Frank Williams e Patrick Head continuarono a considerare apertamente Jones come il vero prototipo del pilota ideale per la propria scuderia: non appare dunque sorprendente che, nella lunga serie di successi ottenuti dal team inglese nei due decenni seguenti, i campioni più graditi ai vertici della squadra siano stati Keke Rosberg e Nigel Mansell, tanto veloci quanto generosi e combattivi, e che al contrario siano risultate ben più complesse le esperienze di piloti pur validissimi ma di tutt’altra tempra come Jacques Laffite o Heinz-Harald Frentzen.

Quella di Alan Jones, insomma, è stata una figura iconica per la storia della Williams e della Formula 1, in grado di dare vita tra il 1978 e il 1981 a un binomio che, per quanto di breve durata, ha avuto pochi eguali per intensità della simbiosi (si pensi a quella tra Jim Clark e la Lotus di Colin Chapman o ai più recenti connubi tra Michael Schumacher e la Ferrari e tra Lewis Hamilton e la Mercedes). Pur fruttando un solo titolo mondiale al pilota australiano, infatti, la presenza di Jones nel “triumvirato originale” con Frank Williams e Patrick Head è stata decisiva per l’inizio della lunga era di successi del team inglese, segnando in modo indelebile l’identità di una delle scuderie più iconiche e vincenti della massima serie: un ruolo per il quale Alan Jones merita senza dubbio di essere ricordato tra i grandi protagonisti della storia delle corse automobilistiche.

Media: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jones_at_1979_Dutch_Grand_Prix.jpg, Suyk, Koen / Anefo / neg. stroken, 1945-1989, 2.24.01.05, item number 930-4115, CC BY-SA 3.0 NL, via Wikimedia Commons

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