F1 | A 40 anni dalla prima vittoria Benetton: il capolavoro di Berger in Messico

Di: Andrea Ettori
AndreaEttori
Pubblicato il 12 Ottobre 2026 - 11:30
Tempo di lettura: 4 minuti
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F1 | A 40 anni dalla prima vittoria Benetton: il capolavoro di Berger in Messico
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Il 12 ottobre di 40 anni fa il primo successo per il team italiano, il primo tassello di una storia di successo

Il 12 ottobre 1986 è una delle date più importanti nella storia della Benetton Formula. Sul circuito Hermanos Rodríguez di Città del Messico, Gerhard Berger conquistò la sua prima vittoria in Formula 1 e regalò al team di Treviso il primo successo mondiale della propria storia, completando un percorso di crescita che nel corso della stagione aveva portato la scuderia a compiere il definitivo salto di qualità.

A distanza di quarant’anni, quel pomeriggio conserva un significato che va ben oltre il semplice risultato sportivo. Fu il momento in cui la Benetton smise definitivamente di essere una promettente outsider per diventare una squadra capace di vincere contro i migliori team del Mondiale.

La stagione 1986 era stata infatti quella della maturazione della B186 progettata da Rory Byrne. Nel corso dell’anno la monoposto si era progressivamente avvicinata alle posizioni di vertice, mostrando un equilibrio sempre maggiore e la capacità di sfruttare al meglio il potente motore BMW turbo. Ad aprile, a Imola, Berger aveva conquistato il primo podio della storia della Benetton in Formula 1. Durante l’estate, sul circuito dell’Österreichring, era poi arrivata la prima pole position del team. Segnali importanti che anticipavano quanto sarebbe accaduto in autunno. Il ritorno della Formula 1 in Messico propose una delle sfide più particolari del campionato. I 2.200 metri di altitudine del tracciato mettevano a dura prova motori e turbocompressori, costringendo le squadre a sviluppare soluzioni specifiche per limitare la perdita di prestazioni causata dall’aria rarefatta.

Anche la Benetton arrivò a Città del Messico con diverse novità tecniche. Tra le modifiche introdotte figuravano interventi nella zona inferiore anteriore della vettura, soluzioni legate al raffreddamento e aggiornamenti studiati per affrontare le particolari condizioni imposte dall’altura. Durante il fine settimana furono inoltre testate differenti configurazioni per la sovralimentazione del motore BMW, alla ricerca del miglior compromesso tra prestazioni e affidabilità. La competitività della B186 emerse immediatamente. Berger si mantenne stabilmente nelle prime posizioni per tutto il weekend e chiuse al comando il warm-up della domenica mattina, confermando di possedere un potenziale da protagonista.

La gara si sviluppò però su un piano diverso rispetto a quello della semplice velocità. Al via Nigel Mansell, leader del campionato, rimase praticamente fermo sulla griglia e perse immediatamente contatto con il gruppo di testa. Davanti restarono Piquet, Senna, Prost e Berger, impegnati in una corsa che con il passare dei giri si trasformò sempre più in una sfida di gestione. Le gomme divennero infatti il fattore decisivo del Gran Premio.

L’asfalto messicano mise in difficoltà gran parte dei protagonisti e le soste ai box si susseguirono lungo tutta la gara. Prost dovette fermarsi una volta, Senna due, Piquet addirittura tre. Mansell fu costretto a una corsa in rimonta continuamente condizionata dalla necessità di preservare e sostituire gli pneumatici. La Benetton, invece, riuscì a percorrere una strada diversa.

L’accoppiata tra la B186 e le gomme Pirelli si dimostrò perfetta nelle condizioni offerte dal circuito messicano. Berger rimase agganciato ai leader nella prima fase della gara, mantenendo il ritmo dei migliori quando la corsa era ancora una pura questione di prestazione. Quando la strategia iniziò a premiarlo, l’austriaco non si limitò ad amministrare quanto costruito, ma continuò a mantenere un passo elevato per tutta la distanza. Il dato più impressionante resta ancora oggi quello legato agli pneumatici: Berger completò l’intero Gran Premio senza effettuare alcun cambio gomme.

Una scelta che all’inizio della corsa appariva quasi impensabile e che invece si trasformò nell’arma decisiva della Benetton. Mentre gli avversari perdevano tempo ai box, l’austriaco consolidava la propria leadership, arrivando anche a firmare il giro più veloce della gara.Fu una vittoria costruita attraverso velocità, intelligenza strategica e gestione perfetta delle risorse.

Negli ultimi giri Alain Prost riuscì a risalire fino alla seconda posizione, ma senza mai riuscire a impensierire il leader. Berger tagliò il traguardo con oltre venti secondi di vantaggio sul francese, mentre Ayrton Senna completò il podio con la Lotus.

Per il pilota austriaco si trattò del primo successo in Formula 1, arrivato a poche settimane dall’inizio della sua avventura in Ferrari. Per la Benetton fu invece una sorta di certificazione definitiva del lavoro svolto negli anni precedenti.

Il primo podio di Imola, la prima pole position in Austria e la prima vittoria in Messico raccontarono nell’arco di una sola stagione la trasformazione di una squadra giovane in una realtà capace di imporsi ai massimi livelli. Un percorso destinato a proseguire negli anni successivi fino ai titoli mondiali conquistati nel 1994 e nel 1995.

A quarant’anni di distanza, il successo di Città del Messico rimane quindi uno dei momenti fondanti dell’intera storia Benetton. Il giorno in cui Gerhard Berger entrò per la prima volta nell’albo d’oro della Formula 1 coincise anche con il momento in cui la scuderia italiana comprese di poter legittimamente ambire a un posto tra le grandi del Mondiale.

Non sorprende che l’interesse attorno a quell’avventura sia rimasto vivo anche oggi. Dodici mesi fa il documentario Benetton Formula ha riportato sotto i riflettori una delle storie più affascinanti della Formula 1 moderna, permettendo di riscoprire uomini, vetture e risultati che hanno segnato un’epoca. In quel racconto il 12 ottobre 1986 occupa inevitabilmente uno spazio speciale: il giorno in cui la Benetton scoprì di poter vincere.

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