F1 2022: un concept “pericoloso”

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Era da due anni che si assisteva a render e immagini dei modellini in galleria del vento relativi al concept della F1 2021, poi slittata al 2022.

Oggi, dopo tanto parlare, un qualcosa di “vero”, in scala 1:1, si è mostrato in tutte le sue sembianze a Silverstone come abbiamo raccontato oggi. Ci sarebbero tantissimi discorsi da fare su quanto abbiamo visto, perché quello che sta per entrare in vigore tra pochi mesi è un regolamento che spezza col passato come successo, andando a ritroso, nel 2017, nel 2014 e nel 2009.

Perché definisco questo concept pericoloso? Perché, al di là dei giudizi puramente estetici sul modello – ognuno ha la sua opinione in merito – quello che questo modello rappresenterà sarà un’idea di Formula 1 totalmente diversa.

Pensateci: è la prima volta che un concept viene “sponsorizzato” in questo modo, con tanto di presentazione e descrizione accurata dei suoi dettagli. Un neofita della Formula 1, dopo aver visto lo show di oggi, potrebbe pensare che sia la FIA a progettare e costruire le macchine per i team. Ovviamente sappiamo bene che le cose non stanno così, ma la sensazione è quella di un concept dal quale le nuove monoposto si discosteranno di pochissimo. D’altronde i nuovi regolamenti sono ancora più stringenti: appendici o alette a parte, sulle quali gli ingegneri sfogheranno necessariamente la loro inventiva repressa (e non mi sento di dar loro torto), il messaggio che passa dalla presentazione è che le macchine saranno, al 95%, come quella che abbiamo visto in carrozzeria ed ossa. Anche perché difficilmente avremmo assistito ad un simile spettacolo se ci fosse il rischio di vedere, all’atto pratico, qualcosa di notevolmente diverso.

A tutto questo si aggiungerà la nuova gestione dei vari componenti, con l’introduzione progressiva di parti standard o dalle caratteristiche imposte dalla Federazione da qui ai prossimi anni. E questo strizza l’occhio ad un termine, “monomarca”, che aleggia attorno alla Formula 1 da diverso tempo senza farsi mai vedere direttamente. Alla fine di questo primo ciclo di rivoluzione tecnica le monoposto di Formula 1 avranno in comune una serie ingente di parti standard fornite dalla Federazione: sensori relativi a Power Unit e centraline elettroniche, pompa della benzina, componenti del cambio e della frizione, volante, cerchi, termocoperte, freni (pastiglie, pinze, dischi). E, se in futuro queste dovessero aumentare, i dubbi aumenterebbero soprattutto quando, oltreoceano, con dieci milioni di dollari si copre una stagione intera in IndyCar.

Tra un concept molto “indicativo” ed un regolamento con parti standard pronto ad entrare in azione il timore è che la direzione presa – per i costi? per lo spettacolo? Lo scopriremo – porti la F1 a perdere quella fama di “massima espressione dell’automobilismo” che si era conquistata nel tempo. Il solo fatto di imporre componenti standard va contro la ricerca e lo sviluppo sulle quali si sono costruite le fondamenta dello sport.

Infine bisognerà verificare se l’obiettivo fondamentale di queste vetture verrà centrato. Sono almeno vent’anni che si sente parlare di modifiche atte ad avere monoposto capaci di tenere la scia: tutte le ultime rivoluzioni non hanno portato ad una conclusione degna bensì solo a palliativi, vedasi il DRS. Con questa rivoluzione, sponsorizzata e pubblicizzata in modo esaltante ed esaltato, FIA e F1 si giocano una bella fetta di futuro e credibilità: con le prime gare capiremo se, questa volta, il risultato sarà quello atteso.

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  1. Monomarca, giusto. Loro forniscono i pezzi e le squadre li montano. Devono solo badare a montarli bene. Le macchine tutte uguali. Giusto così non serviranno più tanti ingegneri, via, via a casa! Basteranno dei bravi capi officina. La F 1 èra la mia passione fin dai tempi di Varzi, Cortese, Ascari (quello che a Montecarlo si tuffava in mare. Con la macchina). Per non dire Fangio e tanti altri che correvano senza cintura, senza cambio gomme, senza casco con caschetti di pelle, le vie di fuga non sapevano cosa fossero, gli alberi arrivavano fino a bordo pista, loro in gara che uscivano dall’abitacolo falla vita in su. E ogni anno qualcuno di quegli eroi, questo è il termine adatto per definire quei piloti che conoscevano i rischi mortali cui andavano incontro , qualcuno di quegli eroi dicevamo moriva sul campo. E correvano su macchine create fino all’ultima vite dalle loro scuderie. Oggi invece, a parte gli enormi progressi nel campo della sicurezza la F 1 non diverte più tanti chr

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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