F1 | 2019, dai grafici la vera “colpa” è di Mercedes

Le polemiche sul caso della Power Unit Ferrari e dell’investigazione della FIA non accennano a diminuire, soprattutto dopo i batti e ribatti degli ultimi giorni tra i sette team non motorizzati Ferrari e la Federazione internazionale.

Per questo siamo tornati indietro al 2019 per riesaminare l’andamento della stagione. Nelle nostre analisi precedenti avevamo approfondito le differenze in qualifica tra Mercedes e Ferrari per sottolineare come il team campione in carica, dopo l’appuntamento pre sosta estiva del Gran Premio d’Ungheria, avesse in qualche modo rallentato favorendo e dando maggior risalto alla risalita della Ferrari.

Per contestualizzare meglio il tutto abbiamo ripreso i dati raccolti durante la scorsa stagione inserendo, nell’analisi, un ago della bilancia piuttosto importante, ovvero le prestazioni della Red Bull. Il team di Christian Horner, in questo articolo, è fondamentale per capire in modo più approfondito come gli equilibri tra Mercedes e Ferrari sono cambiati nel corso della stagione e quale è stato, quindi, il team che ha più variato le sue prestazioni.


IL GAP MERCEDES / FERRARI

Il gap tra Ferrari e Mercedes nel 2019. La differenza dal GP del Belgio in poi è evidente.

Questo è il grafico dal quale siamo partiti, sin dalla scorsa stagione, a mostrare il cambio di rotta della Ferrari nel 2019. Il campionato si può dividere in due parti ben distinte: la prima va dal Gran Premio d’Australia a quello di Ungheria, la seconda da quello del Belgio fino al finale di Abu Dhabi. Nella prima parte – manca il GP di Germania, dove le Ferrari non hanno corso il Q3 – il vantaggio medio del team di Toto Wolff è stato di 312 millesimi; nella seconda è stata la Rossa a primeggiare con 175 millesimi per una “differenza” di quasi cinque decimi di media (487 millesimi) tra la prima e la seconda metà di campionato. Come dire che la Ferrari, dopo Budapest, ha recuperato mezzo secondo sulla Mercedes in qualifica. Per precisione abbiamo messo tra virgolette il termine “differenza” per sottolineare che il campionato è stato diviso in parti non eque, con 12 GP da una parte e 9 dall’altra.

Nelle prime 12 gare solo in tre occasioni la Ferrari è stata davanti con una media di 263 millesimi di vantaggio, mentre nelle otto qualifiche in cui Mercedes si è imposta lo ha fatto per 617 millesimi di media. Nelle restanti nove gare la situazione si è ribaltata, con Mercedes davanti solo due volte (media di 171 millesimi) contro sette della Ferrari (media di 274 millesimi).

Il rovesciamento di fronte in favore della Ferrari, iniziato con il Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps, ha fatto gridare quasi al miracolo. Con Belgio e Italia eventi in cui ci si aspettava comunque una Ferrari forte, grazie alle alte velocità sul dritto sfruttate anche in Bahrain, Canada ed Austria, è stato poi Singapore l’appuntamento nel quale gli schemi sono saltati, con una doppietta Vettel-Leclerc totalmente inaspettata. È durante questa seconda parte di stagione che le voci sulla Power Unit della Ferrari si sono intensificate, fino a portare alle investigazioni, alle accuse ed alle polemiche di queste ultime settimane. Forse ci si è concentrati – troppo – solo su Mercedes e Ferrari.


IL GAP MERCEDES / RED BULL

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Il gap tra Mercedes e Red Bull passa da quattro decimi e mezzo a poco meno di due.

Questo secondo grafico propone il confronto, sempre in qualifica, tra Mercedes e Red Bull. Come possiamo vedere anche in questo caso c’è una differenza piuttosto sostanziale tra prima e seconda parte di stagione, con il vantaggio del team campione in carica nei confronti del team di Chris Horner che, in realtà, cala già dopo i primi otto appuntamenti. Nelle prime dodici gare Mercedes ha primeggiato tranne in Ungheria, dove Max Verstappen ha ottenuto un’incredibile pole per soli 18 millesimi. Il vantaggio medio della W10 nelle prime dodici qualifiche è stato di 457 millesimi, addirittura di 718 nelle prime otto.

Dal Belgio in poi anche Red Bull ha recuperato terreno. Con il dato di Monza non disponibile per assenza di tempi in Q3 della RB15, Mercedes è stata davanti in sei occasioni con un vantaggio medio di 347 millesimi. Red Bull si è imposta in Messico e Brasile con una media – curioso – identica al millesimo, per un dato finale sulla seconda parte di stagione che porta ad un vantaggio medio Mercedes di 174 millesimi.

Se, nel confronto, con Ferrari Mercedes ha “perso” 487 millesimi tra prima e seconda parte di campionato, nei confronti della Red Bull il team campione ne ha lasciati per strada 283.


IL GAP FERRARI / RED BULL

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Il gap tra Ferrari e Red Bull, nella seconda parte di stagione, aumenta in media di un decimo.

Siamo arrivati al confronto che più di tutti spiega come sia stata, in realtà, Mercedes a rallentare. Il grafico che mette in relazione le qualifiche di Ferrari e Red Bull mostra un divario di un solo decimo (111 millesimi per la precisione) tra prima e seconda parte di stagione nel vantaggio del team di Maranello verso quello austriaco, con l’exploit del Belgio determinante per questa differenza. In questo caso i valori non disponibili diventano due, quello di Hockenheim – nessuna Ferrari in Q3) e quello di Monza (nessun tempo Red Bull in Q3), uno per parte di stagione.

Da Melbourne a Budapest Ferrari è stata in vantaggio nove volte (media 381 millesimi) contro due (media 388) della Red Bull. Da Spa ad Abu Dhabi il confronto è vinto sempre dalla Rossa per cinque qualifiche (media 658 millesimi) a tre (media 156). L’accelerazione della SF90 è evidente tra Signapore e Suzuka anche se, alla fine, la media generale resta superiore di un solo decimo rispetto alle prime dodici qualifiche grazie alle ultime quattro Q3 dell’anno, in cui RB si è dimostrata globalmente superiore.


I RECORD DELLA PISTA

Nella prima parte di stagione sono stati battuti dieci record su dodici, nella seconda parte quattro su nove.

Passiamo al grafico finale, che ci fornisce una chiave di lettura ancora diversa. Nelle prime dodici gare il record della pista in qualifica è stato battuto dieci volte: sei dalla Mercedes, tre dalla Ferrari ed una dalla Red Bull. Nelle restanti nove qualifiche si è andati sotto il record in quattro occasioni, due da parte della Ferrari e due dalla Mercedes. Parlando in termini percentuali, nella prima parte il record è stato battuto nell’83% delle qualifiche, nella seconda nel 44%.

Qui c’è da aprire, però, una parentesi sul risultato del Messico. Max Verstappen, infatti, aveva ottenuto la Pole limando un millesimo al record. Essendo però penalizzato per non aver rispettato le bandiere gialle esposte per il botto di Valtteri Bottas, la pole è andata a Charles Leclerc con la Ferrari.

Anche da questo grafico si nota visivamente come Mercedes sia quasi “scomparsa” dalla seconda parte di stagione.


CONCLUSIONI

Ricapitolando, ciò che emerge da questa ulteriore analisi è quanto il più grande divario tra prima e seconda parte di 2019 sia quello in negativo di Mercedes. Se Ferrari è salita agli onori delle cronache con pole e vittorie consecutive da Spa in poi, il team di Toto Wolff ha perso in qualifica quasi mezzo secondo dalla Rossa e quasi tre decimi dalla Red Bull mollando il colpo dal Belgio se non, a vedere il confronto con Red Bull, addirittura già dall’Austria.

È evidente che, se Mercedes avesse mantenuto i valori di inizio anno anche dopo la pausa estiva, i campionati si sarebbero potuti chiudere con maggior anticipo. Il rallentamento del team campione ha dato quindi modo di riabilitare Ferrari e Red Bull. Di riflesso, potrebbe aver avuto un ruolo indiretto nello scatenarsi delle polemiche sulla Power Unit Ferrari. Polemiche che, probabilmente, continueranno anche nelle prossime settimane.

Immagine: Alessandro Secchi 2019

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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