F1 2015, dalla riduzione dei costi alla riduzione dei… falli

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Sì sì, avete letto bene il titolo. E non stupitevi, dato quello che gira su internet e che passa in televisione. “Falli” è la parola più diplomatica che si può utilizzare in un titolo, quindi mettetevi comodi.

Allora: ne abbiamo viste appena due e abbiamo capito già tutto. Dopo la riduzione dei costi, abbiamo la riduzione dei musi a forma fallica. Williams e Force India (con una livrea “nostalgia Mclaren anni 2000”) si sono mostrate in tutta la loro meraviglia, lasciandoci presagire quello che è stato, anche questa volta, il modo di aggirare per l’ennesima volta il regolamento tecnico.

Ci si aspettava finalmente qualcosa di decente sotto il punto di vista puramente estetico, ma anche stavolta “there is no tripe for cats”. Spero, per lo meno, che la Mercedes non abbia festeggiato troppo e che i tecnici non abbiano disegnato il muso della W06 sotto l’effetto di alcolici dalla gradazione eccessiva.

Dunque, dalla (finta) riduzione dei costi, alla (vera) riduzione, e solo quella, dei falli. La prima è ampiamente compensata dalle vagonate di milioni spese in giro per nuovi simulatori iperscientifici, che tra qualche anno permetteranno di correre le gare tutti connessi tramite Playstation. Sicurezza al top, niente spese logistiche, tutto in casa. La seconda si sperava fosse definitiva e invece, nonostante le nuove regole tecniche, abbiamo ottenuto per ora sì musi più bassi, che poi era il vero obiettivo, ma non la scomparsa di quelle protuberanze oscene a cui siamo stati abituati nel 2014. Certo, il miglioramento c’è (ricordatevi la Toro Rosso dell’anno scorso… brrr), ma di certo non ci si aspettava questo.

Comunque, si sa, in F1 non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che vince, fallo o meno sul muso.

Alla prossima…protuberanza. Stay tuned!

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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