eSport | CIN Cup eSports Series: Richmond decide tutto, dentro o fuori

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 13 Aprile 2026 - 09:30
Tempo di lettura: 7 minuti
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eSport | CIN Cup eSports Series: Richmond decide tutto, dentro o fuori

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Il Round of 12 del CIN Cup eSports Series arriva all’ultimo atto con una linea rossa ancora apertissima: a Richmond non si potrà correre per gestire, ma solo per sopravvivere

Due gare sono bastate per costruire gerarchie, ma non per scrivere i verdetti. Davanti, i giochi sembrano ormai definiti. Alessio Fabbri e Cristian Loi hanno imposto un ritmo superiore, seguiti da Matteo Bortolotti e da un gruppo di piloti che ha già costruito un margine sufficiente per affrontare Richmond con relativa tranquillità. Ma è appena sotto la zona di sicurezza che il campionato si accende davvero.

La linea del taglio è lì, visibile, sottile e spietata. Matteo Ambrogetti è l’ultimo dei qualificati virtuali al Round of 8, ma il suo margine è tutt’altro che rassicurante. Dietro di lui, Francesco Bartelloni è il primo degli esclusi, a soli 7 punti, con ancora tutto aperto. Una distanza minima, che in una gara come Richmond può essere annullata nel giro di pochi giri, soprattutto considerando stage, strategie e il peso delle caution.

Bartelloni arriva a questo appuntamento con un percorso particolare. La scelta di saltare Gateway per evitare rischi e penalità si è rivelata una mossa estremamente delicata, che ora lo costringe a giocarsi tutto in una sola gara. Una decisione che, col senno di poi, può aver complicato il suo cammino, ma che allo stesso tempo lo mette nella posizione di non avere nulla da perdere. E in queste situazioni, spesso, è proprio chi è spalle al muro a diventare il più pericoloso.

Più indietro, Giulio Paparelli è chiamato a una vera impresa. La sua stagione è stata altalenante e il distacco accumulato lo obbliga a una gara quasi perfetta. A Richmond non basterà restare puliti: servirà attaccare, prendere punti stage e sperare in qualche episodio favorevole. È una situazione limite, ma non ancora chiusa.

Ancora più complessa la posizione di Nicholas Baldacchini. La velocità non è mai stata in discussione, ma Gateway ha rappresentato un punto di rottura. Coinvolto in un incidente senza responsabilità, ha perso punti pesanti proprio nel momento più importante. Ora il margine è ampio, ma non impossibile da recuperare. Il problema è che Richmond, con le sue caratteristiche, non premia sempre il più veloce, ma spesso chi riesce a evitare il caos.

E proprio il caos potrebbe essere il vero protagonista dell’ultima gara del Round of 12. Richmond è uno short oval tecnico, dove il traffico, le ripartenze e le numerose caution possono ribaltare completamente gli equilibri. In una gara da 240 giri, con stage e strategie aperte, ogni scelta può valere un’intera stagione.

Anche Roberto Del Papa si trova in una situazione delicata. L’esperienza non gli manca, ma nelle ultime gare ha faticato a trovare continuità e anche a Gateway è stato coinvolto in un episodio che ne ha compromesso il risultato. Il distacco è importante, ma in uno scenario imprevedibile come quello di Richmond, anche le gerarchie più consolidate possono saltare.

Dall’altra parte della linea rossa, chi oggi è dentro non può permettersi di abbassare la guardia. Mauro Belloli, solido e concreto, dovrà confermare la sua capacità di restare fuori dai problemi, mentre Ambrogetti, tra i più in forma del momento, dovrà trasformare la sua regolarità in una gara senza errori. Per loro, l’obiettivo non è vincere, ma restare lucidi quando la gara entrerà nella sua fase più caotica.

Perché se c’è una cosa che il CIN ha dimostrato, è che le gare decisive non si vincono solo con la velocità. Si vincono con la gestione, con la lucidità e con la capacità di farsi trovare pronti nel momento in cui tutto cambia. E Richmond è esattamente questo: una gara dove tutto può cambiare.


Il Campionato Italiano NASCAR arriva a Richmond per una gara che vale più di quanto dica la classifica. Lunedì sera si entra in un passaggio chiave: è l’ultima chiamata prima dei Round of 8, e su un ovale così non c’è spazio per errori.

Richmond è uno short track “anomalo”: veloce ma tecnico, con ingressi in curva dove la frenata conta davvero e uscite dove la trazione decide tutto. Non è una pista da istinto puro, ma da precisione. Qui si lavora di centimetri, giro dopo giro, cercando la linea giusta tra interno ed esterno mentre il traffico dei doppiati complica ogni scelta.

La gara del Gruppo A sarà lunga e selettiva: 240 giri, con Stage 1 al giro 72 e Stage 2 al giro 144. I traguardi intermedi saranno decisivi, perché permetteranno di raccogliere punti fondamentali senza dover per forza vincere. E proprio per questo le strategie potrebbero dividersi: chi cercherà gli stage e chi invece costruirà tutto sul finale.

Un ruolo centrale lo avrà la gestione delle gomme. Richmond mette sotto stress soprattutto l’anteriore destra, con un degrado progressivo che cambia completamente il bilanciamento della vettura nei long run. Con il passare dei giri aumentano le temperature, cala il grip e diventa sempre più facile commettere errori in ingresso curva o perdere trazione in uscita. Chi saprà gestire questo ciclo – senza surriscaldare troppo all’inizio e mantenendo costanza nel ritmo – potrà costruire un vantaggio reale. Al contrario, chi forza troppo nelle prime fasi rischia di pagare negli ultimi stint, proprio quando la gara si decide.

In testa, la sfida tra Fabbri (124 punti) e Loi (120) resta apertissima, ma a Richmond cambia il contesto. Qui la velocità pura conta meno della continuità: per chi è davanti in classifica l’obiettivo sarà gestire, evitare errori e massimizzare ogni stage senza prendersi rischi inutili.

Dietro, però, si gioca la partita più dura. Dal terzo all’ottavo posto i distacchi sono ancora gestibili, ma il margine è sottile e la pressione altissima. Scali, Belloli e Ambrogetti sono dentro ma senza rete, mentre Bartelloni, Paparelli, Baldacchini e Del Papa sono già costretti ad attaccare. Per loro non basterà una gara pulita: servirà qualcosa in più, una strategia diversa, magari anticipare le soste o cercare punti negli stage, anche a costo di compromettere il finale.

Richmond è una pista che non regala nulla: pochi errori, tante conseguenze. E con i Round of 8 alle porte, questa non è solo una gara. È una selezione.

Appuntamento alle 21.20 per la diretta delle prove e poi per la “CIN & Grill Richmond 240”.

Il campionato del CIN Gruppo B prosegue la sua fase decisiva con la tappa di Richmond Raceway, uno short oval tecnico che metterà i piloti di fronte a 160 giri intensi e selettivi.

Dopo Gateway, il campionato ha rafforzato una certezza: Adriano Savoldi resta il punto di riferimento grazie a una continuità impressionante, ma alle sue spalle la lotta è più aperta che mai, con Salvi, Cirillo, Coronin e Ubbiali racchiusi in pochi punti.

Richmond è uno degli ovali più tecnici del calendario. Frenata e rilascio in ingresso curva, traiettorie variabili e gestione gomme nei long run saranno elementi decisivi, con un rischio elevato di errori e contatti nel traffico. Su 160 giri, la gara sarà una vera prova di resistenza mentale oltre che tecnica. Costanza sul passo gara, gestione degli stint lunghi e capacità di affrontare le ripartenze faranno la differenza.

Tra i protagonisti attesi, Adriano Savoldi parte ancora come riferimento principale per solidità e lettura della gara, mentre Matteo Salvi, Vincenzo Cirillo e Michele Ubbiali rappresentano le alternative più concrete. Attenzione anche agli outsider come Alessandro Dalledonne e Giovanni Coronin, pronti ad approfittare di qualsiasi errore dei piloti davanti.

Richmond potrebbe rappresentare uno snodo chiave del campionato. Una gara lunga, tecnica e imprevedibile, dove non vince il più veloce, ma chi sbaglia meno. Se Savoldi dovesse uscire indenne anche da questa prova, la strada verso il titolo diventerebbe sempre più in discesa.

Le statistiche del CIN a Richmond

Il CIN Cup eSports Series si prepara a tornare in pista sullo short track più tecnico e impegnativo del calendario. Il Richmond Raceway è una pista che non concede pause: ritmo elevato, gestione gomme fondamentale e traffico costante rendono ogni giro una sfida continua, dove precisione e pazienza fanno la differenza più della velocità pura.

Le statistiche raccontano chiaramente la storia di questo tracciato, e il primo nome che emerge è inevitabilmente quello di Alessio Fabbri, vero punto di riferimento a Richmond con sei vittorie, un dato che lo rende il pilota più vincente nella storia della gara. Alle sue spalle troviamo Antonio Miccolis con due successi, mentre altri piloti come Cristian Loi, Francesco Bartelloni, Riccardo Rabitti e Zack Novak sono riusciti a conquistare una vittoria a testa.

Anche sul fronte delle qualifiche Fabbri si conferma protagonista, con quattro pole position. Il riferimento assoluto resta comunque il Pole Time Record di 20.129″, firmato proprio da Fabbri nel 2018. Se si passa alla velocità in gara, il dominio di Fabbri emerge ancora più chiaramente. Il Fastlap Race Record di 20.386″ è suo.

Il dato forse più impressionante riguarda i giri al comando. Alessio Fabbri guida la classifica con 873 tornate, seguito da Antonio Miccolis e Cristian Loi. Richmond è anche una gara dove la costanza paga, e la classifica delle Top 5 lo conferma: Fabbri è nettamente al comando con 11 piazzamenti tra i primi cinque.

Dal punto di vista dell’andamento della gara, Richmond è uno dei tracciati più impegnativi dell’intero calendario. Le statistiche parlano di una media di 9 caution e ben 42 giri sotto bandiera gialla.

Anche i record cronometrici aiutano a definire il carattere della pista. Il miglior passo medio gara appartiene a Francesco Bartelloni con 23.937″, un dato che evidenzia quanto la costanza nel long run sia fondamentale.

Con questi numeri alle spalle, la CIN & Grill Richmond 240 del 13 aprile si presenta come una delle gare più tecniche e imprevedibili della stagione. Richmond non è una pista dove si può improvvisare: serve controllo, serve ritmo e soprattutto serve lucidità nei momenti chiave. E se la storia racconta di un dominio firmato Alessio Fabbri, ogni nuova edizione è una sfida aperta. Su uno short track come Richmond basta un dettaglio per cambiare tutto.

Immagini: i-cin.it

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