Eppure le livree col tabacco…

Eppure le livree col tabacco…

Siamo all’atto 2.0 della battaglia del Codacons nei confronti della Ferrari, per aver mostrato lo sponsor Mission Winnow sulla SF1000 a Reggio Emilia durante la presentazione al teatro Romolo Valli. L’associazione per la tutela dei consumatori, per la seconda volta dopo lo scorso anno, denuncia l’attività di sponsorizzazione di marchi legati – in qualche modo – al tabacco e chiede il sequestro delle monoposto del Cavallino. E questi sono i fatti.

La pubblicità è l’anima del commercio, dicono. Vero? Sicuramente, soprattutto al giorno d’oggi dove, per leggere una notizia, devi chiudere 66 popup e poi non ricordi neanche cosa stavi cercando. Quello che però non ha senso è l’associazione 1:1 tra pubblicità e acquisto che una denuncia di questo genere, così come tutti i divieti di sponsorizzazione del tabacco, lasciano intendere.

La pubblicità è infatti un mezzo fondamentale per far conoscere i propri prodotti, ma non costituisce un obbligo di acquisto in nessun caso al mondo. Quando si osserva un poster o si vede uno spot in TV non si palesa un fantasma armato di rivoltella che ti sorprende in mutande e ti porta al primo supermercato disponibile per comprare il tal prodotto. Nel mio personalissimo caso, centinaia di Gran Premi visti con altrettante vetture sponsorizzate da decine di marche di sigarette non hanno fatto di me un tabagista. Anzi, me ne sono sempre guardato bene. Come scrivevo in serata su Facebook, in 27 anni “Mi sono fumate le orecchie, il naso, non vi dico cos’altro ma non ho mai fumato una sigaretta”. Dovendo pensare secondo la logica di queste denunce, avrei dovuto iniziare a 9 anni ed ora i miei polmoni dovrebbero essere più neri del catrame appena depositato a Zandvoort. Non funziona così.

Se poi dovessimo allargare il discorso, per coerenza ci si dovrebbe scagliare allo stesso modo contro altre attività promosse attualmente quanto e più di quanto succedeva col tabacco e che possono portare ad effetti devastanti su fisico e mente. Lascio a voi intendere a cosa mi riferisco. Come sempre, è una questione di convenienza. Quindi può andarmi bene preoccuparsi della salute della popolazione, ma che si faccia davvero e in tutti gli ambiti, altrimenti è solo pura facciata.

Ricordo con una certa nostalgia le livree di due decenni fa, quelle che mettevano in bella vista gli sponsor del tabacco e che, non so perché, rendevano le monoposto uniche. Non è la prima volta che leggo che le migliori livree si siano viste proprio in associazione a questi marchi e, ad essere onesto, sono totalmente d’accordo. Ricordo anche quanto mi facevano ridere le alternative che i team trovavano di anno in anno per mascherare le loro pubblicità quando si andava a correre nei primi paesi con il bando dei marchi del tabacco, Francia e UK per dirne due.

Sulle Williams il marchio Rothmans veniva sostituito da un codice a barre o da un punto di domanda sulla fiancata. Tornando indietro, ai tempi della Camel, il dromedario veniva sostituito sul cofano motore dal logo della scuderia di Sir Frank. La Ferrari sceglieva a sua volta il codice a barre o un semplice vuoto sul bianco dove campeggiava la scritta Marlboro. Meraviglioso quello che avveniva in Jordan, dove dalla scritta Benson & Hedges venivano eliminate delle lettere lasciando allo spettatore un semplice “Be on edge”. In Renault, invece, Mild Seven diventava direttamente “Team Spirit” e tanti saluti.

Insomma, se ne vedevano di tutti i colori e non credo che tutti gli appassionati ed i tifosi che per anni sono andati a dormire con i poster dei loro idoli attaccati alle pareti siano diventati fumatori incalliti. Ecco perché trovo francamente esagerato, o forse semplicemente voluto, incaponirsi in questo genere di denunce. Il tutto considerato – ricordiamolo – che Mission Winnow NON è un marchio di sigarette e che nel 2020 la Formula 1 è visibile ormai solo sul satellite con medie di tre milioni scarsi di spettatori e non di dieci come vent’anni fa.

Ci sono tante cose che non girano come dovrebbero in questo paese: lamentarsi per un adesivo di qualche decina di centimetri, per quanto mi riguarda, è semplicemente un autogol. E siamo al secondo in due anni.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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