E se è il Presidente a non dare il buon esempio..

SEVEN
E se è il Presidente a non dare il buon esempio..

di 06 Aprile 2014, 21:15
Alessandro Secchi

E' facile e comodo salire sul carro del vincitore, esultare con chi vince, andarsene per ultimo. Così com'è molto facile prendere e andarsene a 15 giri dalla fine di una corsa quando le cose si sono ormai messe male.

Posso capire l'atteggiamento da parte di un tifoso di calcio che vede la sua squadra perdere nettamente l'incontro. Ma non lo condivido. Men che meno posso condividere l'atteggiamento di un Presidente che, deluso dal risultato della squadra, abbandona il campo.

Sono decine, centinaia i dipendenti che lavorano dietro una squadra di F1, sotto le direttive di ingegneri e responsabili. Andarsene a mezz'ora dalla fine è una mancanza di rispetto nei confronti dei piloti, che stanno rischiando in pista. Degli ingegneri, che lavorano dietro le quinte. Di ogni singolo dipendente che, in pista o a Maranello, ci mette l'anima.

Andarsene mezz'ora prima significa sbattersene del lavoro di ognuna di queste persone, dissociarsi da quello che stanno facendo. E' comodo, comodissimo abbandonare il campo di gara. Ma è un pessimo esempio da parte di chi dovrebbe stimolare l'unione del gruppo e mostrare solidità anche in un momento difficile come questo, cosa che denoterebbe almeno un minimo di spirito di squadra.

Spirito di squadra che, in questa Ferrari, ormai non esiste più. I singoli vanno e vengono, si inneggia al "Si vince insieme, si perde insieme" ma è più uno slogan che uno stile di vita. Manca l'organizzazione, manca il gruppo, quello morale, quello di chi di fronte a giornate come questa si rimbocca le maniche e si mette sotto a lavorare. Non è più la Ferrari della fine degli anni 90, che le prendeva dalla Mclaren ma lottava, unita, con un gruppo di 4/5 teste che non si dava pace e che poi, dal 2000 in poi, ha fatto quello che voleva. Forse qualcuno è rimasto con la mente a quegli anni, e si sveglia improvvisamente quando si rende conto che questa Ferrari non è più quella.

Questa è la Ferrari che davanti, per bocca del Presidente, dice che "Si vince insieme e si perde insieme" e poi in pochi anni accompagna alla porta i vari Baldisserri, Dyer, Costa, al ritmo di quasi uno all'anno, colpevoli di errori imperdonabili nella singola occasione, il pretesto buono insomma. A voler cercare ogni volta il colpevole per un'annata storta da servire alla voglia di vendetta del munifico sponsor di turno, che non può accettare figuracce. Quasi pensando che basti cambiare delle pedine per risolvere i problemi di organizzazione.

E, infatti, quello di qualche ora fa è il risultato di questa politica di ricambio 'a caso' che ha portato, progressivamente, a sgretolare un gruppo vincente, invidiato da tutti. Aldo Costa ne è l'emblema. La Mercedes 2014 vola. Non sappiamo quale sia la percentuale di merito del nostro connazionale, ma evidentemente il problema non era solo lui, se dopo due anni mezzo dalla sua dipartita forzata la Ferrari si prende un secondo e mezzo al giro dalle Mercedes: quelle che in 10 giri, nel 2010, sfondavano le gomme e venivano derise da tutti, scrivente compreso. Ed è facile, ad ogni presentazione, ad ogni inizio dell'anno, dire che "saremo competitivi da subito" o "questo deve essere l'anno della riscossa", per poi scappare quando si lotta per le ultime posizioni che danno punti.

Il Presidente se ne va mezz'ora prima della fine della gara in cui la sua squadra, la più titolata della F1, prende legnate dalla Force India e dalla Red Bull (che non usciva nemmeno dai box nei test..), ma dovrebbe essere il primo a chiedersi se la sua gestione, negli ultimi anni, è stata consona. Dovrebbe chiedersi se è giusto nei confronti di chi lavora con lui e per lui abbandonare la nave come uno Schettino qualsiasi per evitare domande scomode. Dovrebbe chiedersi se, invece di raccogliersi in riunione con Ecclestone e Todt per cambiare le carte in gioco e fermare chi ha lavorato meglio, non sarebbe il caso di guardare in casa e ingegnarsi per ricreare un gruppo vincente, formato di persone fidate e a cui infondere fiducia. Dovrebbe chiedersi se è giusto che in una squadra di F1 il presidente del main sponsor si erga a supervisore tecnico dei lavori nei box piuttosto che pensare a pagare e basta. Dovrebbe chiedersi se, una volta che presenzia ad un Gran Premio, invece di metterci la faccia a fine gara sia giusto lasciare al suo DT il compito di rispondere alle domande scomode e cercare giustificazioni di fronte all'ennesima prova opaca. "Vai avanti te, che a me vien da ridere".

Poi per carità, magari in Cina la Ferrari torna a lottare per il gradino più basso del podio (per i primi due è oggettivamente impossibile). Ma, se è proprio il Presidente il primo a non dare il buon esempio e a fregarsene quando le cose vanno male, non si speri in miracoli. Per quelli ci vuole fiducia, rispetto e voglia di lavorare.



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