E con la gara di qualifica intoniamo il De profundis alla F1

CONDIVIDI

SEGUI P300.it

Telegram | Canale News

Telegram | Discussione

Google News

Twitter

Instagram

Il breaking point è arrivato. La gara di qualifica chiude un’altra era della F1. Nel modo peggiore

Indipendentemente da quello che succederà dopo questo “esperimento”, ma sappiamo già cosa accadrà – verrà approvato – il 2021 vedrà la fine della Formula 1 per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Se quella che va dal 1994 ad oggi è stata un’era diversa rispetto a quella precedente, volta alla sicurezza, quella che partirà dal 2022 in avanti sarà probabilmente l’era dello spettacolo a tutti i costi.

Perché questo e non altri è il motivo dell’introduzione sperimentale – vedrete che in qualche modo diventerà definitiva – di una rivoluzione che smantella la tradizione di questo sport in tutto e per tutto, sia nel concetto di gara che in quello di qualifica.

Si chiama “gara di qualifica” e di per sé fa ridere solo leggendolo, perché non ha senso. Non che in inglese sia meglio: “Sprint qualifying”, anzi, è anche peggio. Dopo aver tentennato per anni e aver provato un po’ di tutto con le categorie inferiori, la mazzata della garetta per decidere la griglia di partenza del GP vero arriva anche là dove si sarebbe dovuto risparmiare il massacro.

Oltretutto, tra i tre fortunati weekend nei quali questo meraviglioso format vedrà la luce, due sono quelli di Silverstone e Monza. Con tutti i posti improbabili nei quali si sarebbe potuto portare avanti questo esperimento (in calendario ce ne sono almeno quattro o cinque) si sono scelti i due più storici, quasi per rigirare il coltello nella ferita.

Il problema grave, non solo della Formula 1 ma dello sport in generale, è il volersi piegare ad angolo retto per cercare tifosi di qualsiasi genere, compresi i disinteressati, quando una volta erano gli appassionati a trovare il loro sport, quello di cui fare una passione. L’inversione dei ruoli non ha fatto altro che peggiorare le cose ovunque per il solo ed unico obiettivo di fare “spettacolo”, una parola che viene utilizzata spesso in accezione positiva ma che racchiude, al suo interno, tutto il male fatto a questa o quella disciplina.

In Formula 1 si vive da dieci anni con il DRS e, per levarlo, si sta attendendo che qualcuno si faccia male veramente: gli avvertimenti di Ricciardo ai test di Barcellona, di Ericsson a Monza e di tutti i malfunzionamenti avuti in questi anni non sono stati sufficienti a far capire che si sta giocando con il fuoco. E questo è solo un esempio di tanti che potrei fare. Il tutto per cosa? Per lo “spettacolo”? Per vedere 9/10 di sorpassi FINTI ad ogni gara? Accontentare quattro persone che seguono con un occhio la gara e con l’altro il telefono? Non ne abbiamo bisogno. Non c’è bisogno di spettatori così e non sono questi gli spettatori che la Formula 1 deve cercare. La F1, così come qualsiasi sport, deve attrarre per la sua natura, per i suoi valori, per la sua tradizione. Non inventandosi porcate ogni due anni per raccogliere spettatori qua e là che non sanno distinguere un’ala da uno specchietto e sanno solo tifare i piloti come se fossero boy band.

Guardatevi il Gran Premio Storico di Monaco che si è corso ieri nel Principato. Andate a vedere come Jean Alesi, alla sua veneranda età, ha difeso la prima posizione per quindici giri prima di essere messo a muro. Questo è correre, porca vacca. Non avere una maledetta aletta che ti fa andare 25 km/h più veloce.

La “gara di qualifica” è un’offesa alla memoria di Senna, l’uomo del sabato nella memoria di tutti, così come di Hamilton che sta per arrivare a 100 pole position. Correre il Gran Premio della domenica sulla base di UN’ALTRA GARA, nella quale un pilota potrebbe ritirarsi per un guasto, è un insulto. Assegnare punti mondiali per la garetta del sabato è un altro affronto senza senso.

E poi Parco Chiuso di qua, Parco Chiuso di là, ma finiamola per favore. Proprio il Parco Chiuso è un’altra barzelletta maggiorenne che crea scompiglio ad uso e consumo del pubblico, che si trova macchine con assetto da asciutto costrette a galleggiare sul bagnato e poi insulta i piloti che si girano in gara.

Si voleva rendere più appetibile il weekend? Bastava riprendere in mano le qualifiche vecchio stile e raddoppiarle al venerdì. Un’ora di FP1 e 30 minuti di Q1 al venerdì, un’ora di FP2 e altri 30 minuti di Q2 al sabato. Ci stava anche una mezz’ora di FP3 alla domenica mattina, il tutto per un totale di tre ore e mezza di sessioni prima della gara contro le quattro attuali (visto che si parla di riduzione di costi, ma poi si fanno Sprint Race da 100 km) e con regole di Parco Chiuso evidentemente diverse da quelle attuali.

Invece si è deciso di mandare all’aria tutto per “i fan”. Ma davvero dobbiamo prostituirci così in nome dello spettacolo, del fintume, dei like e dei retweet? Vogliamo le emozioni o i copioni da leggere? Vogliamo le lotte vere in pista o quattro damerini che chiedono permesso per passare? Vogliamo la Formula 1 o un giochetto da vendere? Negli ultimi dieci anni l’ho scritto non so quante volte: cambiate nome a questa categoria e sarete liberi di apportare tutte le modifiche che volete. Anche le griglie invertite. Che, ovviamente, saranno il passo successivo.

Diamo però un taglio, chiudiamo l’albo d’oro alla fine del 2021 e ripartiamo da zero. Perché di rispetto della tradizione e della meritocrazia, in questo format, non c’è assolutamente nulla se non l’ennesimo disturbo per chi ha un po’ di memoria storica e vede progressivamente questo sport svanire. Per colpa – e questa è proprio bella – di tutti, team compresi, come sempre. Una storia da Tafazzi.

Poi, per carità: raccontarla è, sarà il nostro lavoro e lo faremo come sempre. Ma con parecchia emozione in meno, questo sì.

Scusate lo sfogo.

Immagine: ANSA Foto

P300 MAGAZINE

Continua a seguirci

Avatar of Alessandro Secchi
Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

P300 MAGAZINE

NEWSLETTER

ULTIMI ARTICOLI

GRUPPI AMICI

Telegram | Passione Motorsport

ALTRI DALL'AUTORE

P300 MAGAZINE

Continua a seguirci