Dodici giorni di fuoco… ma siamo ancora qui

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Pensavamo di averle viste tutte ma ci sbagliavamo. Non potevamo farci mancare l’occasione di finire in mezzo ad un incendio più unico che raro nel mondo dei Datacenter e, di conseguenza, gli ultimi dodici giorni sono stati i più inimmaginabili nella storia di P300.it.

Era tutto pronto per il 10 marzo: la presentazione della Ferrari, l’annuncio di P300 Magazine ed il secondo compleanno da festeggiare in casa senza potersi muovere. Speravo di trascorrere una giornata tranquilla ed invece no. Alla sveglia fisica si aggiunge la seconda delle 9.30, quando scopro non solo che P300 è down ma che il motivo è tutto tranne che trascurabile. A Strasburgo il Datacenter di OVH, il nostro provider, è andato in fiamme. Buon compleanno a me.

Le prime foto che vedo sono agghiaccianti: non conoscendo la mappa del Datacenter chiedersi se i nostri dati erano in mezzo alle fiamme della notte è automatico, ma fortunatamente scopriamo in fretta la disposizione delle aree e tiriamo un primo sospiro di sollievo.

Da lì in poi i giorni sono trascorsi con un’intensità ed una rapidità allucinante. Dopo un primo momento di incredulità e scoramento – o per meglio dire di incazzatura estrema – abbiamo reagito subito organizzandoci per gestire la situazione. Non avendo previsto l’incendio di un intero datacenter (e mi pare che siamo stati in parecchi…) non avevamo a disposizione i consueti tre backup giornalieri ma uno di una data antecedente. Abbiamo quindi valutato l’importanza della nostra struttura, in termini tecnici e di complessità, ed il periodo in cui il disastro è avvenuto; appurato dalle prime notizie che la zona in cui erano salvati i nostri dati non era stata intaccata dall’incendio, abbiamo preso una decisione drastica e ci siamo fidati del provider. In attesa di tornare online abbiamo scelto di non recuperare quel backup, dovendo così riportarci in pari scrivendo nuovamente articoli già fatti, continuando invece a lavorare come se nulla fosse, pubblicando temporaneamente sui social per informare comunque i nostri lettori.

Ricreare una struttura intera quando c’era la possibilità di riavere i nostri dati non aveva oggettivamente senso. In questi giorni, oltre a pubblicare sui social, abbiamo quindi creato una piattaforma semplificata, parallela a P300, dove abbiamo ricreato gli articoli in attesa di riavere il nostro server a disposizione per “trasferirli”. Il risultato è che, da qui a metà settimana, saremo esattamente in pari; come se non avessimo avuto un fermo di così tanto tempo, con oltre 100 articoli pubblicati durante questo down.

Come abbiamo già scritto nei comunicati di questi giorni, per quanto un evento del genere sia di una rarità assoluta, a conti fatti il primo di questa portata, abbiamo riscontrato una mancanza da parte nostra per la quale ci stiamo già attrezzando per far sì che una situazione del genere non possa più ripresentarsi.

Tutto questo – sono stato anche conciso – è successo con il primo numero di P300 Magazine in lavorazione con quasi tutta la redazione impegnata anche su questo fronte.

Devo essere onesto: per qualche ora ho temuto che gestire in contemporanea due situazioni del genere sarebbe stato impossibile. Fortunatamente questo gruppo è fantastico, lo ha dimostrato in questi giorni e siamo riusciti ad organizzarci alla grande tra test, articoli da pubblicare e Magazine da portare avanti anche fino a notte come in questi ultimi giorni.

Alla fine eccoci qui. Siamo tornati, stanchi per questo tour de force inatteso ma orgogliosi per essere riusciti ancora una volta a superare una difficoltà.

Voglio ringraziare anche in questa sede tutti quelli che dal 10 marzo ci hanno scritto messaggi di solidarietà e ci hanno supportati. Un ringraziamento speciale va a questo gruppo che, unito come non mai, ha reagito ad una situazione improvvisa nel modo migliore possibile e con uno sforzo doppio.

Torniamo e lo facciamo raddoppiando, perché il prossimo articolo sarà quello dell’esordio del nostro P300 Magazine. Nato in emergenza, voluto fortemente, pronto a percorrere la sua strada.

Grazie a tutti.

Immagine: Twitter

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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