Da Dixon a Fernando, passando per Bourdais. Alla Indy l’attenzione che merita

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Nella due giorni di qualifiche della 500 miglia di Indianapolis si è visto tutto: un poleman straordinario come Dixon, il primo vero confronto di Alonso con i suoi avversari d’oltreoceano, il botto clamoroso di Bourdais.

Il punto cardine per capire la grandezza della pole di Scott e la cubatura degli attributi di Fernando è proprio l’incidente del francese, che con oltre 100G di decelerazione deve ringraziare le barriere SAFER per il fatto di essere ancora vivo e di avere la possibilità di raccontare, in futuro, un botto simile. Nei momenti immediatamente successivi ho sinceramente temuto il peggio, soprattutto quando ho visto il casco di Sébastien muoversi all’indietro. Fortunatamente, le mani che tentavano di aprire la visiera mi hanno permesso di riprendere il respiro.

In quei 20, 30 secondi, è racchiuso il limbo di un ovale in bilico tra la perfezione e il muro. Ovale, tra l’altro, considerato materia facile quando invece si tratta di tutt’altro. Perché la differenza tra il vedere avvicinarsi il muretto e prenderlo in pieno è pochissima e sta tutta nelle strisciate di Sato, Chilton, JR Hildebrand, o appunto in quella leggera correzione di Bourdais che l’ha poi spedito verso le SAFER con un angolo bruttissimo, tanto da far ribaltare la sua DW12. Le fratture multiple sono poca cosa rispetto ad una vita ancora attiva o ai replay di 20, 30 anni fa quando le barriere erano spesso fatali. Chi ha sempre creduto facile un ovale e si è interessato per la prima volta a questo tipo di tracciato, spero abbia potuto ricredersi nelle sue convinzioni. 

Il coniglio estratto dal cilindro da Dixon è stato fantastico, con quattro giri percorsi senza nemmeno avvicinarsi troppo ai muretti ma con una velocità tale da far capire, già al primo passaggio, come sarebbero andate le cose. 

L’altro coniglio, quello estratto da Alonso, è la prima risposta a chi aveva sete di confronto tra un uomo proveniente dalla F1 e un mondo a lui estraneo, quello della Indycar. Il quinto tempo alla prima qualifica non è niente, niente male e Fernando ha concluso nella maniera migliore il suo primo compito ufficiale, senza mai commettere errori e nonostante l’allarme motore del pre qualifiche. La gara, lo sappiamo, sarà un’altra cosa, ma per questo c’è ancora una settimana di attesa.

Attesa che, sono sicuro, porterà come ha fatto per le qualifiche tantissime persone ad interessarsi per la prima volta alla 500 miglia di Indianapolis. Complice la presenza di Alonso, che ha portato con sé i suoi tifosi, molti dei quali non necessariamente appassionati di Indycar, la gara del 28 maggio sarà oggetto dell’attenzione di un pubblico molto più vasto rispetto al solito. Il che è buona cosa, come ho già avuto modo di dire, per tutto il motorsport. L’interscambio di piloti tra categorie diverse può solo aiutare a divulgare e pubblicizzare le varie discipline, un po’ com’era successo con Nico Hulkenberg poi vincitore della Le Mans 2015.

Non ci resta che attendere: tra Monaco ed Indianapolis sarà sicuramente una bella domenica di gare.

Immagine: Twitter Indycar

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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