Diobò Sic, son già 5 anni

Diobò Sic, son già 5 anni

“Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera!”

Credo sia questa la frase che più sintetizza l’io di Marco Simoncelli. Sono passati, volati, cinque anni da quella domenica 23 ottobre. Ricorrenze come queste diventano particolari quando anche il giorno settimanale coincide con quello dell’evento al quale è associato. Lo senti più vicino. Così oggi, domenica come allora, i cinque anni da quel giorno disgraziato li senti un po’ di più, anche se sono più lontani. Perché sei a casa, perché è una domenica di gara notturna, perché i ritmi sono gli stessi di quel giorno.

Non è neanche facile, ogni anno, ritrovarsi qui a ripetere quello che si dice tutti gli anni per ricordare una persona che non c’è più. È facile ripetersi, fare gli stessi discorsi, diventare anche banali, ma così è. Il ricordo passa anche da questo, riportare alla memoria un aneddoto, una vittoria, un dettaglio, qualsiasi cosa che aiuti ad alimentare e mantenere viva la presenza, in questo caso, di Marco.

Quello che spiazza, però, è che con lui non c’è bisogno di ricordare, elencare, rivivere: Marco fa parte, oltre che del mondo nel quale riposa, anche di questo. È vivo in tutte le iniziative che portano il suo nome, nel circuito di Misano a lui intitolato. Lo è in quel 58 rosso che trovi, ogni tanto, incollato sul baule di un auto, sul serbatoio di una moto.

Come qualcuno saprà, è una sua replica quella che indosso quando viaggio su due ruote: è bello anche il gesto di intesa con lo sconosciuto gemello che incroci per la tua strada che ha avuto lo stesso pensiero, quello di scegliere quel casco come maschera da rider, farsi indicare al semaforo rosso da qualcuno che lo vede, lo riconosce, e automaticamente porta la mente a Marco.

Mai come con lui il ricordo passa dai gesti più che dalle parole. Gesti piccoli, naturali, che uniti come i pezzi di un mosaico aiutano a tenere unita la sua ombra dietro tutti coloro che gli hanno voluto bene nella sua breve ma intensa vita, vissuta sempre al massimo anche di fronte ai momenti più difficili, quelli in cui veniva criticato dal suo stesso ambiente per la sua irruenza.

La sua però non era cattiveria, ma solo naturale voglia di prevalere. Che manca, insieme a lui, a tutti, anche a chi a volte ha dubitato.

Ciao Sic!

Immagine Getty Images

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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