Dimmi che penalità vuoi e ti dirò chi sei

L’incoerenza e la mancanza di uniformità creano il caos più totale

Il rifiuto della FIA alla richiesta di review della Mercedes ha rialzato il polverone sulla questione penalità in quel del Qatar, dove di polvere mi pare di vedere ce ne sia già abbastanza.

Tra l’altro, mi chiedo a cosa serva il “Right of review” se poi non ne viene accettato mai nemmeno mezzo. Una delle tante storture.

Mentre ci si sbrana tra Hamiltoniani e Verstappiani si perde il punto cruciale, il nocciolo della questione, ovvero ciò che è straordinariamente palese. Non esiste la benché minima uniformità di giudizio, non esiste coerenza, non c’è un punto comune neanche all’interno dello stesso anno; dove cambiano i commissari di gara in gara (più o meno) e dove l’interpretazione delle stesse regole cambia invece 15 volte. Figuriamoci di anno in anno: e il bello è che l’International Sporting Code non è che venga modificato ogni tre giorni, anzi.

Il discorso è semplice: se applichi un metodo di giudizio diverso in episodi dinamicamente identici crei confusione. Se all’interno dello stesso anno i protagonisti degli episodi più controversi sono sempre gli stessi ed interpreti le regole in modo non lineare e non bilanciato, oltre a creare confusione vieni anche tacciato di essere parziale nei confronti di uno o dell’altro.

Riguardo quanto successo in Brasile, a termini di regolamento c’è un problema fondamentale all’interno delle stesse regole, quasi mai menzionato per questioni di convenienza: ovvero la parola “deliberatamente” in relazione alle manovre che possono portare fuori pista un avversario.

Dimmi che penalità vuoi e ti dirò chi sei

La presenza di questa parola lascia ai commissari una discrezionalità che si basa, però, più sul processo alle intenzioni che altro. Verstappen ha portato tecnicamente fuori Hamilton ad Interlagos? Sì. L’ha fatto apposta? Se la parola “deliberatamente” non fosse presente nel regolamento, non ce ne importerebbe nulla e si procederebbe tecnicamente con la penalità, indipendentemente dalla volontà presunta o meno.

Altra questione: le conseguenze di un’azione. A Monza succede che la penalità a Verstappen venga comunicata con questa postilla, ovvero che i commissari “non hanno tenuto conto delle conseguenze del contatto ma solo dell’episodio in sé”.

Dimmi che penalità vuoi e ti dirò chi sei

Partiamo dal presupporto che nel 2017, per un’azione identica sempre con Verstappen coinvolto, era stato invece investigato Felipe Massa (nella stessa posizione di Hamilton) per poi essere assolto.

Qui non si capisce, a quattro anni di distanza, l’inversione delle colpe. Ma, soprattutto, quella postilla che fa ridere: davvero sarebbe stata data una penalità a Verstappen se non fosse salito in testa alla Mercedes ma si fossero semplicemente toccati?

Sempre a proposito della postilla: nel comunicato di Silverstone non è stata inserita. Ergo i commissari hanno tenuto conto anche delle conseguenze del contatto tra Hamilton e Verstappen (uscita di pista e ritiro) nell’assegnare 10 secondi di penalità, nonostante i quali l’inglese ha comunque vinto la gara su Charles Leclerc. Questo al momento: poi si sarebbero scoperti i danni ingenti e la necessità di dover mandare al macero una Power Unit.

Ora: mettiamo il caso che ad Interlagos i commissari avessero comminato 10 secondi di penalità a Max (qualcosa mi aspettavo a dire il vero) per aver spinto Hamilton fuori pista, tra l’altro senza contatto tra i due. “Lewis ha allargato, Max in UK no”, si legge. Falso (Verstappen ha allargato quanto Leclerc), ma soprattutto si parla di velocità nettamente diverse, quasi doppia a Silverstone.

Dimmi che penalità vuoi e ti dirò chi sei
Verstappen e Leclerc sovrapposti, mentre Hamilton è chiaramente molto più largo nell’episodio dell’incidente rispetto al sorpasso sulla Ferrrari.

Chiedo: quale sarebbe stato il bilanciamento, immaginando una parità di penalità (o anche soli 5 secondi, sia chiaro), tra quanto successo in Brasile e in Gran Bretagna? Evidentemente nessuno: perché, per quanto se ne dica, a Silverstone si è andati leggerini viste le conseguenze (che sono state considerate, visto che non è stato specificato diversamente) ed è da lì che gli animi hanno iniziato ad infiammarsi definitivamente. Immaginate Hamilton messo fuori a Silverstone (tra l’altro) a 250 all’ora con una capatina in ospedale. Cosa avrebbe detto Mercedes?

Ora passo all’immagine di copertina, relativa alla partenza di Austin nel 2015 tra Hamilton e Rosberg. È evidente che se, a duellare per una gara, sono due piloti dello stesso team, il team stesso non si sogni nemmeno di chiedere un’investigazione per uno dei suoi due ragazzi. Però l’evento non era stato nemmeno notato e, se andiamo a vedere, non è che sia molto distante dal Brasile. Lo stesso, tra l’altro, era successo anche a Suzuka poche gare prima. Non ci si poneva più di tanto il problema, non c’erano lamentele e se ce n’erano non erano certamente fragorose come adesso. Come lo vai a spiegare che ai tempi andava bene ed ora no? Come puoi spiegare che dopo Canada 2019, con la mitica penalità di 5 secondi a Vettel, si è poi deciso di allargare le maniche, col risultato che Leclerc stava per radere al suolo il Red Bull Ring dopo esser stato messo fuori pista da Verstappen, perdendo la gara grazie alle “nuove” regole? Regole poi rimangiate, ovviamente.

Ne volete un’altra? Per aver passato il limite di velocità ai box Giovinazzi, a Budapest, si è preso uno Stop & Go di 10 secondi, perdendo almeno mezzo minuto. Ok, ha superato il limite di 25 km/h, ma vogliamo dire che non c’è alcuna coerenza tra azioni e sanzioni? Vogliamo credere che superare di 25 km/h il limite di ingresso ai box sia “tre volte” più grave che spedire a muro a 250 all’ora un avversario?! Non ha senso: mai.

Il premio del 2021, al momento, è però tutto per Vettel. Reo di non aver immaginato in Bahrain che Mazepin, due macchine di fronte a lui, si era girato in fondo al rettilineo principale. Nessuna bandiera gialla, nessun pannello illuminato, nessuna spia accesa sul volante: 5 posizioni di penalità in griglia. Vi sembra normale?

Se ne sono dette tante e se ne dicono tantissime, ad ogni settimana. “Mettiamo commissari uguali ad ogni gara”, “inaspriamo”, “lasciamoli correre”. Per non parlare dei track limits, che evito direttamente in questo pezzo. Insomma, ognuno dice la sua, ha le sue opinioni ed il suo personale regolamento nel momento in cui quello vero è lacunoso e viene interpretato a caso. Non dovrebbe funzionare così.

Nel momento in cui un regolamento è certo e viene seguito, l’eventuale sanzione dovrebbe essere praticamente chiara, o quanto meno prevedibile, già al momento del fatto e senza necessità di polemiche. Se questo non succede e si arriva alle polemiche e alle richieste di review, significa che c’è qualcosa che non va oltre alla questione del peso politico di questo o quel team. E in un mondiale così tirato una decisione in più o in meno può essere determinante.

Immagine: ANSA

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