Da Imola all’Arabia Saudita: bocconi amari ma, di questi tempi, necessari

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Dopo un 2020 con piste sopra la media, nel 2021 l’arrivo dell’Arabia Saudita lascia qualche dubbio

La notizia dell’ingresso dell’Arabia Saudita all’interno del calendario mondiale ha sicuramente fatto storcere più di un naso tra chi segue la Formula 1, soprattutto dopo che nelle ultime settimane il Circus ha visitato posti come Mugello, Portimao ed Imola.

Piste che hanno risvegliato un po’ di interesse anche grazie alla loro configurazione non prettamente in stile F1. Pensiamo alla ghiaia presente nelle vie di fuga, ad esempio: dettaglio ormai introvabile se non in pochissime piste storiche, dove l’asfalto non ha ancora mangiato metri alla storia in nome di uno sponsor da mostrare all’elicottero.

Il Covid ha ridisegnato completamente questo mondiale rendendolo paradossalmente più interessante dal punto di vista dei tracciati. Niente Cina, Baku, Vietnam (bastano le simulazioni), Paul Ricard e dentro appunto le tre piste menzionate sopra più la Turchia, al rientro dopo nove anni nella prossima settimana. Per molti questo è il calendario più bello degli ultimi anni e sono sostanzialmente d’accordo.

Immaginare un mondiale “normale” con questi inserimenti è però difficile, molto. Lo stato di necessità causato dalla pandemia ha fatto sì che Liberty Media e la F1 facessero il possibile ed anche l’impossibile per assicurare che un campionato degno di questo nome venisse organizzato. E bisogna dare atto della riuscita del compito. Solo qualche mese fa pareva utopistico che si potesse arrivare a 17 gare. Ora ne mancano solo quattro.

Per poter arrivare a tutto questo si è chiuso un occhio, a volte entrambi, su quelli che sono i requisiti – soprattutto economici – richiesti a questo o quel tracciato per poter ospitare un Gran Premio di Formula 1. La stessa F1 ci ha rimesso dovendosi impegnare economicamente in prima persona affinché si potesse andare in determinati luoghi. I costi sostenuti per poter organizzare un Gran Premio, infatti, non sono propriamente bassi. Tra questi ce ne sono diversi “nascosti”, che non si conoscono e vengono ignorati nel momento in cui si va a valutare la possibilità di andare in un determinato posto.

La situazione attuale ha portato sullo stesso piano le piste più “ricche” (come sarà appunto quella dell’Arabia Saudita, sebbene sia un cittadino) e quelle che, in condizioni normali, non potrebbero mai permettersi un Gran Premio. La soluzione delle porte chiuse, inoltre, ha richiesto meno oneri in termini di strutture e di organizzazione per ospitare gli assenti spettatori.

Il problema è che ora i fan si sono ingolositi tra i saliscendi portoghesi e del Mugello ed i ricordi di Imola, auspicando che si possa tornare in futuro in questi posti senza deprimersi tra il piattume di Sochi o Abu Dhabi. Come dar loro torto, d’altronde? Passare dalle Arrabbiate alle curve lente di 90 gradi sarebbe deprimente per chiunque. Purtroppo, però, è difficile che possano esserci delle repliche, perché in condizioni di normalità le fee per ospitare un evento del mondiale non sono sostenibili e i tracciati sono i primi ad esserne coscienti.

In questo contesto l’ingresso dell’Arabia Saudita può servire, al di là delle frasi di circostanza e dei preconcetti, a rimpinguare un po’ le casse dopo un anno difficile per gli introiti e complicato per i costi. A tutti piacerebbe un mondiale senza determinate piste ma, soprattutto in questo periodo, sarà necessario turarsi il naso. Il tutto senza sapere, al momento, cosa succederà nel 2021.

2021, il calendario provvisorio prevede 23 gare

Il calendario provvisorio prevede ben 23 appuntamenti, ma la pandemia non è terminata e non è detto che la prossima stagione possa partire senza intoppi. Il ritorno dei tracciati “extra”, quindi, è legato a doppio filo a quello che sarà il futuro dell’emergenza. Dovesse presentarsi ancora una necessità straordinaria si potrebbe attingere nuovamente da determinati luoghi, ma forse allo stato attuale è meglio sperare in un calendario standard. Significherebbe il ritorno alla normalità.

Immagini: Formula1.com

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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